PALPEGGIATA E VIOLENTATA NEL CANTIERE A LATINA: ASCOLTATI I COLLEGHI DELL’IMPUTATO

Palpeggiata e violentata dentro il cantiere edile a Latina: nuove testimonianze nel processo che vede sul banco degli imputati un quarantenne

È ripreso davanti al primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, il processo che vede sul banco degli imputati un 43enne, residente a Brusciano (Napoli), D.A. (le sue iniziali), accusato di violenza sessuale contro una collega di lavoro di 23 anni, presso un cantiere edile a Latina. L’imputato è difeso dagli avvocati Simone Rinaldi e Carla Brignola, mente la donna, costituitasi parte civile, è assistita dall’avvocato Cristina Marigliano.

A parlare, in qualità di testimoni, oggi, 11 marzo, tre colleghi di lavoro dell’imputati, tra cui il datore e responsabile del cantiere. Tutti e tre hanno riferito che ci sarebbe stato un rapporto molto stretto tra imputato e vittima. Uno dei testimoni ha parlato persino di una relazione che si sarebbe instaurata tra i due.

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Il caso, come noto, ha avuto una svolta il 3 luglio 2024 quando i Carabinieri, all’esito di attività di indagine, hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, nei confronti del 43enne.

Il provvedimento scaturiva dall’attività di indagine condotta dal reparto all’esito della quale sarebbe emerso che il 43enne, impiegato presso il cantiere edile di Latina, dove lavorava anche la donna denunciante, a maggio 2024 l’avrebbe costretta a subire, contro la sua volontà, atti sessuali consistiti nella palpazione delle parti intime e a sedersi sulle sue gambe.

La donna, interrogata in udienza a gennaio 2025, ha ripercorso lungamente tutta la vicenda iniziata a novembre del 2022 quando è stata assunta nella ditta edile. Dopodiché, sul cantiere edilizio situato a Latina, nel quartiere R6, per la restaurazione di due condomini, sarebbero avvenuti i fatti agli atti del processo. In realtà, durante l’escussione, è emerso dell’altro.

Ad essere contestato all’uomo è il reato di violenza sessuale poiché il 43enne avrebbe palpeggiato, a maggio 2024, la collega di lavoro. La circostanza sarebbe avvenuta negli uffici del cantiere. Ad ogni modo, come ha raccontato la donna in aula, che ha testimoniato dietro un separé nero per non avere a vista l’imputato presente nel corso del processo, le violenze sessuali si sarebbero consumate in altri due episodi.

A maggio 2023 una molestia sempre sul luogo di lavoro (presso un terrazzo dove c’erano dei ponteggi), mentre un mese prima, ad aprile, la donna ha spiegato in aula di aver subito una vera e propria violenza carnale all’interno del bagno del cantiere. Un racconto che ha colto di sorpresa lo stesso pubblico ministero che ha chiesto delucidazioni su un episodio che non è contestato dall’accusa e che non era mai stato denunciato. La donna, che anche quando è stato contro-esaminata dagli avvocati lo ha ribadito, ha spiegato di non aver mai denunciato il fatto, di per sé molto più grave del palpeggiamento, poiché riteneva che non fosse perseguibile in quanto lei si era limitata solo a dire di no, senza opporre resistenza fisica.

Nel suo esame, l’imputato ha negato ogni accusa. “Io non ho commesso i fatti che mi sono contestati. Il 9 maggio 2024, sono andato a lavoro e c’era anche la ragazza che ci doveva dare dei fogli per lavoro”. Il racconto dell’imputato è stato molto dettagliato: “Ci siamo visti dentro la stanza, dentro una delle due baracche del cantiere, dove ci facevamo i caffè. Entro dentro e vedo lei appoggiata al muro con il cellulare in mano. La ragazza mi disse pensava a un uomo che non la ricambiava. Parlammo anche dell’episodio che lei definisce una violenza sessuale da parte mia, in realtà in quel frangente io gli dissi che ero sposato e che ho un figlio e quindi tra me e lei non c’era niente”.

L’imputato ha spiegato: “Abbiamo avuto due rapporti sessuali in una sola giornata, poi più niente”. Per il quarantenne furono rapporti consenzienti. Quella mattina, ha spiegato l’imputato, sarebbe stata la giovane a farlo entrare in bagno con lei: “Mi fece un rapporto orale. Uscii prima io e poi lei. Passano dieci minuti e venne lei vicino a me e mi disse: “Vieni, ho voglia”. Consumammo un rapporto completo e io gli chiesi se queste cose le faceva anche con un altro dipendente del cantiere. Lei ammise di sì, dicendomi di non dire niente a nessuno. Mi disse che pensava a lui e io gli dissi di non pensare più a lui”.

Il processo riprenderà con gli ultimi due testimoni della difesa il prossimo 21 ottobre.

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