Investito e ucciso a Terracina: continua il processo che vede sul banco degli imputati Gioacchino Sacco, responsabile dell’incidente mortale del 16enne Federico Salvagni
È ripreso il processo che contesta l’omicidio stradale con l’aggravante della fuga a carico del 50enne ciociaro Gioacchino Sacco, difeso dall’avvocato Ferdinando Maria Pellino. Davanti il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, sono proseguite le testimonianze.
A costituirsi parti civili Franco Salvagni, padre del ragazzo deceduto, e del fratello presente anche lui nella notte della tragedia; la madre di Federico Salvagni, oltreché ad altri parenti tra cui anche un cugino minorenne. In tutto sono tredici le parti civili, tra cui l’associazione famigliari vittime della strada, assistita dall’avvocato Diego Maria Santoro. Gli avvocati che rappresentano le altre parti civili sono Riccardo Amadei, Beatrice Luzzi, Vittorio Palamenghi e Michelangelo Curti. A rappresentare l’accusa è il pubblico ministero Marco Giancristofaro.
Nutrita come sempre la presenza dei parenti e amici nel Tribunale di Latina. L’udienza odierna avrebbe dovuto vedere la testimonianza del fratello 17enne di Federico Salvagni, presente nella maledetta sera del 15 agosto quando la giovane vittima fu investita. La testimonianza non c’è stata perché l’avvocato difensore di Sacco ha dato l’assenso all’acquisizione delle sommarie informazioni rese agli investigatori.
Anche l’amico dei due fratelli, presente la sera dell’incidente, non è stato escusso su accordo tra difesa e pubblico ministero, in quanto sono state acquisite le parole rese agli inquirenti il 15 agosto 2025 e il 4 settembre 2025. Per entrambi i minorenni sarebbe stata prevista l’audizione protetta con l’ausilio della psicologa Alessia Micoli.
Il processo, invece, ha visto le ultime testimonianze dell’accusa con l’ingegnere Carlo Medici che ha redatto la consulenza cinematica dell’incidente, oltreché alla consulente medico legale Maria Cristina Setacci e all’altro consulente Andrea Mandarino. Il consulente Mandarino si è preoccupato di realizzare la copia forense del cellulare di Sacco sequestrato dopo l’incidente. Solo un passaggio tecnico del processo. Anche le consulenze medico-legale e cinematiche, redatte rispettivamente dalla dottoressa Maria Cristina Setacci e dall’ingegnere Medici, sono state acquisite con il consenso della difesa e delle parti.
Un’udienza breve che ha esaurito i testimoni dell’accusa. Il Tribunale ha rinviato al prossimo 23 ottobre con l’escussione dei testimoni di parte civile.
CHI È GIOACCHINO SACCO – Il 50enne, nato ad Acquino ma residente a Terracina, è accusato dell’omicidio stradale del sedicenne di Latina, Federico Salvagni, avvenuto lo scorso Ferragosto 2025.
Dopo l’arresto avvenuto il 16 agosto, il 49enne di Cassino, Gioacchino Sacco detto Jonathan, detenuto nel carcere di Latina, aveva optato per la facoltà di non rispondere nell’interrogatorio di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, tenutosi in carcere, in via Aspromonte, a Latina. Prima di trincerarsi nel silenzio, Sacco aveva dichiarato spontaneamente di non essere stato lui, quella notte, a guidare la Lancia Yipsilon noleggiata e con cui, secondo il Gip, l’uomo aveva compiuto una manovra azzardata durante un sorpasso.
Il Gip Morselli aveva convalidato l’arresto per Sacco e disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nonostante la richiesta della difesa per una misura meno afflittiva quale quella dei domiciliari. Difesa che, comunque, aveva annunciato un ricorso al Tribunale del Riesame di Roma contro la misura del carcere. Il Gip aveva ritenuto che per Sacco, in ragione anche dei suoi precedenti penali, ci fosse il pericolo di fuga.
Sia il Riesame che la Cassazione avevano respinto l’istanza per una misura cautelare meno afflittiva rispetto al carcere. In particolare, nel suo pronunciamento, ricordava la Cassazione che “il conducente del mezzo, successivamente identificato nel Sacco, era sprovvisto di titolo alla guida in quanto titolare di patente revocata, in ragione della ripetuta inosservanza alle disposizioni del codice della strada; che il veicolo era condotto con una targa prova fuori dai casi consentiti e comunque sprovvisto di assicurazione; che il mezzo non era sottoposto a revisione e che il conducente era verosimilmente in stato di alterazione in considerazione delle modalità del sinistro, ripreso dalle telecamere stradali”.
E ancora: “il giudice del riesame riteneva la ricorrenza di stringenti esigenze cautelari in ragione della gravità della condotta serbata in occasione del sinistro, della fuga e dell’assoluta noncuranza manifestata nelle fasi successive all’investimento e del mancato rispetto di qualsiasi forma di regola nella circolazione stradale, trattandosi di soggetto avvezzo a guidare veicoli pur sprovvisto di patente e di assicurazione, con precedenti penali per comportamenti violenti e minacciosi e per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, già sottoposto a misura cautelare domiciliare di cui aveva violato i divieti e per questo sottoposto a giudizio per il reato di evasione; riteneva che le stesse non avrebbero potuto essere soddisfatte con misura diversa dalla custodia in carcere, in quanto anche la misura degli arresti domiciliari con controllo elettronico sarebbe stata insufficiente a contenere la indole trasgressiva ed elusiva del prevenuto”.
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Sul ricorso inammissibile, la Cassazione motivava: “deve osservarsi che il percorso argomentativo sviluppato dal Tribunale, rispetto alla sussistenza di esigenze cautelari e alla selezione della misura cautelare, risulta adeguato e coerente con gli elementi di fatto esaminati e alle concrete modalità della condotta, nonché con i profili soggettivi e personologici del cautelato, con la conseguenza che qui
non può procedersi, per un verso, a rinnovare l’apprezzamento sviluppato in ordine sia alla concretezza sia all’attualità delle esigenze cautelari”.
Secondo la Corte Suprema, il Riesame aveva svolto con correttezza il suo compito “considerando da una parte le peculiari ed estremamente gravi ed offensive modalità della condotta, il pericolo cagionato alla circolazione e alla integrità fisica di numerosi utenti della strada, come risulta emergere dalle immagini
riprese da una telecamera di sicurezza e dalle dichiarazioni dei giovani scampati all’investimento e, dall’altra parte, la negativa personalità del prevenuto (nda: Sacco) in ragione della condizione di assoluta irregolarità amministrativa e di alterazione in cui versava al momento del fatto”.
Sacco è caratterizzato da “prolungata e abituale circolazione con patente di guida revocata, mancanza di certificato assicurativo, utilizzo indebito della targa prova onde sopperire all’assenza di assicurazione, assenza di revisione dell’autoveicolo, indizi di una condizione di ebbrezza alcolica, omessa fermata e
omessa assistenza alle persone coinvolte nel sinistro, di cui una rimasta a terra, nonché della totale insensibilità e noncuranza da questi palesate nelle fasi successive all’investimento, dei precedenti penali di varia natura, di cui alcuni concernenti azioni violente e minacciose ed altri di oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale”.
C’è di più. Sacco “non si sarebbe astenuto da realizzare azioni altrettanto inadeguate e sconsiderate alla guida di autovetture benché sottoposto a misura domiciliare, tenuto conto della insufficiente capacità contenitiva della cautela, anche se rafforzata da controllo elettronico a distanza e, al contempo, della
rilevantissima capacità trasgressiva palesata dal prevenuto che ha anche dimostrato una totale incapacità di rispettare le prescrizioni concernenti la esecuzione una precedente misura domiciliare e, più in generale, qualsiasi regola concernente la circolazione degli autoveicoli a motore, a partire dal possesso di un titolo abilitativo di guida”.
LE INDAGINI – Le indagini sono state orientate a fare luce sulla dinamica del sinistro stradale, in particolar modo sulla velocità dell’auto che ha investito il 16enne, la traiettoria seguita dal veicolo e la posizione della vittima che camminava insieme al fratello gemello e a un amico. Gli esami tossicologici su Sacco non avevano dato esito positivo. Di sicuro c’è che Sacco non poteva guidare l’auto in quanto, per aver violato diversi articoli del codice della strada, la patente gli era stata revocata. Peraltro l’auto guidata era senza assicurazione e revisione. Senza contare che ci sono alcune immagini della video-sorveglianza che ritraggono Sacco scendere dall’auto con cui è stato travolto il sedicenne.
A poche ore dall’incidente, gli agenti della Polizia di Stato di Terracina, insieme ai militari dell’Arma dei Carabinieri, avevano individuato e arrestato Sacco, da subito indiziato di essere il responsabile del grave incidente stradale avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 agosto (intorno alle ore 3,30), lungo la strada provinciale che collega Terracina a San Felice Circeo. Nello stesso sinistro stradale, come detto, erano rimasti feriti il fratello gemello e un amico di Federico Salvagni, senza gravi conseguenze.
Dopo aver travolto i tre ragazzi, il conducente dell’auto si era dato alla fuga senza prestare soccorso. Sul posto erano immediatamente intervenuti gli agenti del Commissariato di Polizia di Terracina e della Polizia Stradale, che avevano effettuato i rilievi tecnici necessari alla ricostruzione della dinamica.
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Le successive attività investigative, coordinate dagli agenti del Commissariato di Terracina, con il supporto del personale della Polizia Stradale, dei militari dell’Arma dei Carabinieri e del personale della Polizia Locale di San Felice Circeo, che ha collaborato fornendo i dati relativi al lettore delle targhe dei veicoli in transito, avevano permesso di raccogliere elementi utili per rintracciare il veicolo coinvolto e il suo conducente.
Fondamentali sono state le testimonianze raccolte sul posto e l’analisi delle tracce lasciate sulla scena dell’incidente che hanno condotto gli investigatori ad individuare il veicolo che nell’impatto era rimasto fortemente danneggiato. Grazie alla sinergia tra le forze dell’ordine, Gioacchino Sacco detto Jonathan (che ha precedenti di polizia, un’inchiesta della Finanza sul groppone e altre grane di natura giudiziaria) è stato localizzato e tratto in arresto e, a seguito degli accertamenti di rito, è stato condotto presso il carcere di Latina. Dirimenti anche le immagini estrapolate dalla telecamere di sorveglianza che inquadrano l’auto e il momento dell’impatto, prima che il mezzo fosse ritrovato davanti a un supermercato.
Sul corpo del 16enne è stata disposto l’esame autoptico eseguito dal medico legale Cristina Setacci: il ragazzo è morto a causa di gravi lesioni a cranio, torace e addome, in seguito al violento impatto della ruota destra dell’autovettura.
Federico Salvagni frequentava il secondo anno dell’Istituto tecnico “Marco”, indirizzo “Telecomunicazioni e Informatica”, a Latina. Sui social era conosciuto come “Sal”, abbreviazione del cognome, spesso accompagnata da un diamante accanto. La comunità scolastica e locale è sotto shock per la perdita del giovane, travolto in circostanze drammatiche durante una serata estiva. Anche dalla politica non sono mancati gli attestati di solidarietà per la famiglia. Il caso, come prevedibile, sta avendo e ha avuto una eco a livello nazionale.
