OLTRE GLI SCHEMI: LIBERI PENSATORI PER UNA SOCIETÀ PIÙ GIUSTA A BORGO MONTELLO

Superare le contrapposizioni tradizionali, riscoprire il valore del dialogo e trasformare la consapevolezza individuale in partecipazione e impegno civile. Sono questi i temi al centro dell’incontro organizzato al Bar Enjoy di Borgo Montello, nato dalle riflessioni che da tempo vengono condivise tra amici e cittadini in diversi luoghi di incontro della città. L’iniziativa, stimolata anche dagli interventi di Mario Cantone e Roberto Salaro e dall’esperienza del professor Sandro D’Onofrio, ha rappresentato un momento di confronto aperto, al quale hanno partecipato circa trenta persone, con numerosi interventi e contributi da parte dei presenti.

Il filo conduttore della discussione è stato semplice quanto ambizioso: non avere nemici, ma confrontarsi con idee diverse. L’invito è a non lasciarsi imprigionare dagli schemi tradizionali e dalle appartenenze, ma a utilizzare la capacità individuale di osservare, ragionare e comprendere ciò che accade nella realtà quotidiana.

Essere liberi pensatori significa, in questa prospettiva, sviluppare la capacità di distinguere il giusto dall’ingiusto, il vero dal falso e comprendere il presente senza rinunciare alla conoscenza del passato. Significa soprattutto mettere alla prova le proprie convinzioni e accettare il confronto con chi esprime opinioni differenti.

Oltre destra, sinistra e centro

Superare gli schemi tradizionali non significa rinunciare alle proprie idee. Significa, piuttosto, assumersi la responsabilità di esaminarle criticamente.

Ogni persona può essere guidata da interessi, esperienze e sensibilità differenti. Gli interessi individuali possono influenzare le scelte e le interpretazioni della realtà, mentre valori umani e sociali possono orientare verso proposte rivolte alle esigenze della collettività. Da qui nasce una domanda fondamentale: quali sono le motivazioni che guidano le nostre scelte? Interrogarsi su questo significa mettere al centro la responsabilità personale e la capacità di confrontarsi con gli altri, anche quando le opinioni sono profondamente differenti.

La società, è stato sottolineato durante l’incontro, non è una realtà immobile. Le società perfette probabilmente non esisteranno mai, ma questo non significa che le condizioni esistenti non possano essere migliorate.

Uno dei concetti centrali emersi durante la discussione riguarda il superamento della logica del “nemico”. Chi ha idee diverse non deve necessariamente essere considerato un avversario da combattere. Al contrario, il confronto con posizioni differenti può diventare un’occasione per verificare le proprie convinzioni, approfondire i problemi e comprendere punti di vista differenti. Ignoranza, egoismo, avidità, arroganza, presunzione e prepotenza sono stati indicati come atteggiamenti capaci di alimentare divisioni e ingiustizie.

A questi atteggiamenti possono essere contrapposti conoscenza, ricerca della verità, giustizia, onestà, umiltà, coraggio e attenzione verso il prossimo. In questo percorso il dialogo assume un ruolo fondamentale: ascoltare chi non condivide le nostre idee non significa necessariamente accettarle, ma riconoscere il valore del confronto.

Un altro tema centrale dell’incontro ha riguardato il rapporto tra conoscenza e responsabilità. Per comprendere i problemi della società è necessario osservare il presente. La realtà quotidiana rappresenta una sorta di “scuola” nella quale emergono comportamenti, difficoltà, contraddizioni e bisogni.

Osservare ciò che accade consente di comprendere meglio le cause dei fenomeni sociali e di interrogarsi sulle possibili risposte.

La conoscenza, tuttavia, acquista pieno significato quando si trasforma in responsabilità e partecipazione. Il sapere che rimane fine a se stesso rischia di non produrre cambiamenti. Al contrario, una conoscenza messa al servizio della comunità può diventare uno strumento di crescita collettiva e contribuire alla costruzione di una società più civile, sicura e attenta al benessere delle persone.

Nel corso del confronto è emersa anche una riflessione sul significato della partecipazione alla vita pubblica. Abbiamo affrontato temi complessi e spesso divisivi coma quella della casa come opportunità per tutti i cittadini, il tema del decoro urbano e della necessità di dare la possibilità a chiunque a voglia di lavorare di affrontare il percorso del lavoro di pubblica utilità, il problema della sanità e quello delle pensioni, proponendo la detassazione di tutte le pensioni sotto i 1.200 €. 

Significativo l’intervento di Paolo Bortoletto, che ha sottolineato il disagio dei residenti sul tema della salute pubblica, con la mancata bonifica della discarica e la mancanza di fonti certe sul registro nazionale dei rifiuti. Importanti anche gli interventi del signor Tarantino e di Pierino Ricci, che hanno sottolineato che occuparsi della cosa pubblica non significa necessariamente possedere uno specifico titolo accademico. Le competenze professionali sono indispensabili nello svolgimento delle diverse professioni, mentre la partecipazione alla vita della comunità richiede soprattutto capacità di osservazione, conoscenza dei problemi, confronto e senso di responsabilità. Guerre, disuguaglianze, povertà, ignoranza, violenza, esclusione e privilegi sono fenomeni concreti che interrogano la società e ogni cittadino. 

In questo contesto è stata particolarmente apprezzata la presenza dell’ex sindaco Damiano Coletta, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza di una sanità pubblica e ha evidenziato, nel suo intervento, il tema della condizione economica dei medici italiani, sottolineando il contrasto tra la loro elevata competenza professionale e livelli retributivi che, secondo quanto evidenziato durante l’incontro, risultano particolarmente contenuti nel confronto europeo.

Il confronto ha quindi riportato l’attenzione sulla necessità di discutere principi, regole e proposte capaci di garantire a tutti il riconoscimento dei diritti fondamentali.

Tra le riflessioni emerse vi è anche quella sul valore del tempo. Una risorsa preziosa e non dovrebbe essere consumato in conflitti sterili, contrapposizioni personali o polemiche prive di prospettiva. Può invece essere utilizzato per conoscere, costruire, dialogare e contribuire concretamente al miglioramento della comunità.

Essere consapevoli di appartenere a una società significa anche riconoscere una forma di responsabilità verso gli altri. Se dalla comunità abbiamo ricevuto opportunità, conoscenze e condizioni di vita migliori, possiamo restituire qualcosa attraverso il nostro impegno. 

Anche comportamenti quotidiani, rispetto delle regole, attenzione verso gli altri, partecipazione alla vita della comunità e disponibilità al confronto possono contribuire alla costruzione di una società più civile. 

Il messaggio conclusivo dell’incontro è stato quindi un invito a non considerare la società come qualcosa di già definito e immutabile. La società cambia perché cambiano le persone, le loro idee, le loro scelte e le loro azioni. A sintetizzare questo concetto è stato il dottor Antonio Fiorilli, con una riflessione che ha raccolto il senso dell’incontro: «La società cambia perché cambiano le persone, le loro idee, le loro scelte e le loro azioni. Essere liberi pensatori significa assumersi la responsabilità delle proprie convinzioni, avere il coraggio di metterle in discussione e non avere paura del confronto. È possibile avere interessi diversi, opinioni diverse e visioni diverse, continuando però a riconoscersi reciprocamente come persone e cittadini. La sfida è trasformare la conoscenza in consapevolezza, la consapevolezza in responsabilità e la responsabilità in azione. Perché una società più giusta non nasce soltanto dal desiderio di cambiarla, ma dalla volontà concreta di impegnarsi per costruirla».

L’incontro di Borgo Montello nasce dunque con l’obiettivo di aprire uno spazio di confronto, senza appartenenze precostituite e senza la necessità di individuare un “nemico”. Un invito a discutere, ascoltare, osservare la realtà e interrogarsi sulle possibilità concrete di miglioramento della società. Perché il cambiamento, prima ancora di essere una scelta politica, può partire dalla consapevolezza e dalla responsabilità di ogni cittadino.

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