‘NDRANGHETA: PER I CRUPI DUE ASSOLUZIONI E FORTI SCONTI DI PENA

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Corte d'Appello di Reggio Calabria
Corte d'Appello di Reggio Calabria

Dieci assoluzioni e sconti pena nel processo d’Appello “Acero-Krupy” che vede sul banco degli imputati i fratelli Crupi, imprenditori a Latina nel settore florovivaistico accostati più volte dagli inquirenti alla cosca di ‘ndrangheta dei Commisso, non ultimo il Procuratore Capo di Roma audito il 30 gennaio in Commissione Antimafia

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L’inchiesta scattò nel 2015. In manette finirono 57 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, traffico internazionale di stupefacenti e detenzione d’armi.

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha emesso ieri la sua sentenza di parziale riforma rispetto a quella pronunciata dal Gup reggino il 7 luglio 2017. I giudici hanno rideterminato le pene su 37 condanne inflitte nell’udienza preliminare disponendo rilevando sconti di pena e assolvendo dieci degli imputati che avevano fatto ricorso.

Tra di loro, oltreché ad esponenti delle famiglie Commisso, Aquino, Colucci e Figliomeni, anche Antonio Crupi (assolto, in primo grado 6 anni), Francesco Crupi (in primo grado 6 anni, ieri ridimensionata a 2 anni), Giuseppe Crupi (pena di 8 anni e mezzo partendo dai 15 anni e 4 mesi del primo grado), Rocco Natale Crupi (in primo grado 14 anni e 4 mesi, ieri assolto) e Vincenzo Crupi (pena rideterminata in 8 anni, mentre in primo grado fu condannato a 20 anni)

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Nel 2015, in concomitanza con l’esecuzione dell’Operazione “Acero Connection” (da cui è scaturito il processo sunnominato), fu eseguito un altro provvedimento di fermo nei confronti di 19 persone, emesso dalla DDA di Roma nell’ambito dell’operazione propriamente denominata “Krupy”, connessa alla prima anche in virtù della convergenza investigativa sul settore florovivaistico in Olanda.
Secondo la relazione della Direzione Investigativa Antimafia del 2017, “il gruppo criminale facente capo alla famiglia Crupi, saldamente legata alla cosca Commisso, attraverso una s.r.l. con sede legale a Roma e base operativa a Latina (ndr: Borgo San Michele), aveva assunto una posizione di assoluto rilievo nel commercio florovivaistico tra l’Italia e l’Olanda, Paese dove la cocaina veniva abilmente occultata a bordi di tir utilizzati per il trasporto dei fiori“.
A marzo 2019, la Corte d’Appello di Roma ribaltò la sentenza di primo grado che condannava Rocco Natale e Vincenzo Crupi facendo cadere l’imputazione più grave, quella dell’associazione a delinquere. Assolti dall’accusa di associazione a delinquere anche Pietro Cinotti, Emanuele Cilia, Qushku e Antonio Morganella: gli ultimi due furono riconosciuti colpevoli di spaccio e condannati a sette anni e cinque mesi.

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Per i Crupi, rimane in piedi a Latina un’indagine per alcuni abusi edilizi, condotta dalla Procura di Latina, per cui sarebbero avvenuti, secondo gli inquirenti, alcune richieste finalizzate ad ottenere il condono in Comune riguardo ad situazioni insanabili del centro sportivo “La Siepe – Central Park“ a Borgo Carso, riconducibile alla società “Effe4” di Rocco Natale Crupi.

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