MOLESTIE ALLA COLLEGA MILITARE, LA VICE-SINDACA SCAGIONA L’IMPUTATO

Stalking e violenza sessuale: è ripreso il processo al militare dell’Arma accusato di molestie nei confronti di una collega

È ripreso oggi, 18 giugno, il processo, davanti al terzo collegio del Tribunale di Latina composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone, a carico del Carabiniere di 53 anni, accusato di stalking e violenza sessuale ai danni di una collega di 25 anni. Entrambi, all’epoca dei fatti, erano in servizio a Sezze.

Un caso molto delicato che ha visto l’esame dell’allora Comandante della Stazione di Sezze, Ilaria Somma, autrice della relazione in cui faceva emergere i comportamenti contestati al militare e un Carabiniere in servizio nella città setina all’epoca dei fatti.

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Secondo l’accusa, rappresentata oggi dal sostituto procuratore di Latina, Martina Taglione, l’uomo, per fatti contestati nel 2023, avrebbe palpeggiato la collega dell’Arma sul ginocchio e sulla coscia, per poi inviarle messaggi continui sul cellulare. Considerato che la collega aveva cambiato atteggiamento, fu la Comandante della Stazione dell’epoca a chiederle cosa non fosse andato. Da lì era scattata la segnalazione in Procura e successivamente l’indagine.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il Carabiniere, oggi imputato, aveva negato ogni forma di atto persecutorio e tantomeno violenza sessuale. Il miliare, infatti, fu chiamato a rispondere per via della misura di divieto di avvicinamento alla vittima di cui è stato destinatario.

La testimonianza della militare, costituitasi parte civile e assistita dagli avvocati Federica Pecorilli e Francesco Pietricola, è stata molto sofferta nell’udienza di maggio 2025. La donna, oggi in servizio sempre nella provincia di Latina, ha pianto in più di una circostanza nel ripercorrere la vicenda che l’ha vista coinvolta, tanto che l’udienza è stata interrotta. Il processo è scaturito da una indagine partita d’ufficio a carico del Carabiniere, difeso dagli avvocati Italo Montini e Alessandro Mariani.

La giovane militare aveva spiegato che, in più di una occasione, il collega, di grado superiore rispetto a lei, durante il servizio di pattuglia che svolgevano insieme, le avrebbe toccato il ginocchio, tenendolo stretto e spingendosi appena sulla coscia, ma mai verso le parti intime. Palpeggiamenti che si sarebbero verificate diverse volte.

Quando lei faceva capire all’uomo la chiusura totale a quel tipo di approccio, si sarebbero verificati comportamenti astiosi come, ad esempio, il toglierle il saluto. In una occasione, durante un servizio di controllo, il collega le avrebbe fatto indossare il giubbotto antiproiettile per sbatterle con forza il mitra sul petto. Un gesto interpretato dalla donna come una reazione alla sua chiusura.

Nell’udienza del settembre scorso, l’allora Comandante della Stazione ha confermato di aver redatto la relazione avendo ascoltato le doglianze della collega e, vieppiù, avendo notato un atteggiamento cambiato nei rapporti di lavoro. L’altra militare ha raccontato di come la collega più giovane più volte non rispondeva alle domande di ogni giorno, anche a un semplice “Come stai?”. Il suo atteggiamento sarebbe parso mutato nel tempo, anche se nessuno dei testimoni ha mai visto direttamente atti inopportuni da parte dell’imputato nei confronti della collega, né in caserma né in altre circostanze quali cerimonie e cene tra Carabinieri fuori servizio. Un aspetto, quest’ultimo, su cui ha insistito con le sue domande l’avvocato difensore Italo Montini.

In una circostanza, la parte offesa avrebbe spiegato, sia alla Comandante che al collega, che l’imputato, durante un servizio notturno, le avrebbe detto testuali parole: “Appartiamoci”. Una frase che, per stessa ammissione del collega Carabiniere, non può che significare un rimando sessuale. Ad ogni modo, il collega militare ha detto che dall’imputato mai ha sentito fare apprezzamenti verso l’imputata né verso ogni altra donna.

Oggi, 18 giugno, invece, è stata ascoltata la vice-sindaca di Sezze, Michela Capuccilli, in quanto amica del Carabiniere imputato e per un certo periodo anche della donna vittima dei contestati comportamenti dell’uomo. La vice-sindaca ha spiegato che in molte occasioni, quando i due militari erano in servizio a Sezze, si sono recati nell’abitazione dei genitori per giornate di conviviali. Frequentazioni amicali nel corso delle quali la vice-sindaca mai ha sentito far apprezzamenti sessuali dal Carabiniere nei confronti della collega.

Capuccilli ha aggiunto che mai ha sospettato un atteggiamento interessato da parte dell’imputato, anzi i due Carabinieri sarebbero stati molto complici e molto amici tra di loro. Dell’imputato, la donna avrebbe detto : “Menomale che a Sezze c’è lui”. Questo perché l’imputato l’avrebbe accolta in città, ne era il suo riferimento.

In una occasione, prima che la donna fosse trasferita in altra caserma, la vice-sindaca ha riferito: “Mi disse “poi ti spiego”. Ad ogni modo, lei mi spiegò che voleva andare via da Sezze perché avrebbe avuto una prospettiva di crescita professionale”.

Il processo è stato rinviato al prossimo 18 settembre quando le parti discuteranno e si dovrebbe arrivare alla sentenza finale.

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