MESSA IN MORA TIA, CHIESTI AL COMUNE DI LATINA 41 MILIONI: L’OMBRA DEL DISSESTO

Comune di Latina: dopo la richiesta della curatela fallimentare di Latina Ambiente, l’ente di Piazza del Popolo rischia il dissesto

Non è suggestivo scriverlo, ma il Comune di Latina, a richiesta della curatela di Latina Ambiente sul tavolo, rischia il dissesto. Sarebbe, ovviamente, un disastro per l’ente di Piazza del Popolo e, soprattutto, per i cittadini.

La curatela fallimentare della Latina Ambiente Spa ha, infatti, inoltrato al Comune di Latina, la messa in mora chiedendo il pagamento di 41 milioni di euro. Soldi che derivano dalla Tia, vale a dire la tariffa di Igiene ambientale, il vecchio sistema comunale di finanziamento del servizio di gestione dei rifiuti in Italia, introdotto dal Decreto Ronchi (D.Lgs. 22/1997) e oggi sostituito dalla TARI.

Alla somma di 41 milioni, secondo i calcoli della curatela fallimentare, composta dai curatori Lorenzo Palmerini e Angela Pierro, ci si arriva con quasi 18 milioni di euro di quota capitale riconducibile alle annualità 2006-2009 della Tia. Un pasticcio che si ancora a tanti anni fa quando l’allora amministrazione a marca Zaccheo decise di trasferire la riscossione della tariffa dei rifiuti dal Comune di Latina alla stessa società partecipata, Latina Ambiente. Latina Ambiente non riusciva a incassare le somme degli utenti e, al contempo, il Comune non stanziava soldi per i fondi di svalutazione, così da creare un debito “monstre”.

Il passaggio da TARSU a TIA non fu certo indolore per gli utenti, avendo determinato consistenti incrementi delle tariffe già a partire dall’anno 2006 e successivi ulteriori significativi incrementi anche per gli anni a seguire. Altro aspetto molto delicato fu quello di privarsi della riscossione diretta per affidare la stessa alla società che gestiva il servizio, circostanza che causò una assurda situazione contabile-finanziaria.

Infatti iniziò a determinarsi una rilevante discrasia tra i conti del Comune e quelli della Latina Ambiente Spa, posseduta al 51% proprio dal Comune di Latina, di cui si è pagato in seguito le conseguenze. La differenza riguardava sia i crediti commerciali, sia soprattutto il cosiddetto “credito T.I.A.” relativo alle pendenze varie legate al periodo in cui Latina Ambiente ha gestito la riscossione (anni 2006 – 2009). In sostanza l’amministrazione Zaccheo aveva lasciato in eredità alle successive amministrazioni pesanti debiti da gestire nei confronti di Latina Ambiente S.p.a.

Ora, ai 18 milioni di euro richiesti dalla curatela Latina Ambiente si devono aggiungere gli interessi di mora calcolati dal 2014 per l’ammontare di circa 20 milioni di euro, oltreché a una richiesta di risarcimento da 3 milioni. In tutto fa 41 milioni, spiccio più spiccio in meno. Chiaramente, se il Comune di Latina decidesse di pagare andrebbe diritto nel baratro del dissesto finanziario. Il Comune ha due settimane di tempo per decidere il da farsi, probabilmente una transazione. In caso contrario, secondo la diffida pervenuta dalla curatela al Comune nella persona del Sindaco di Latina Matilde Celentano, deciderà un arbitrato dell’Anac.

La Tia fu istituita a Latina nel 2006 e in base ad una convenzione tra il Comune e la Latina Ambiente fu stabilito che, per il triennio 2006-2008, le attività riguardanti la gestione della tariffa d’igiene urbana fossero affidate alla società mista, quale soggetto gestore dell’intero ciclo dei rifiuti. Nel 2009 la stessa convenzione venne rinnovata per il triennio 2009-2011. Come è noto la Corte Costituzionale, con sentenza 238 del 24 luglio 2009 stabilì che la Tia, al pari della Tarsu, aveva natura tributaria e non patrimoniale, comportando così che il soggetto attivo del tributo fosse il Comune e che la gestione dei proventi fosse imputabile alla contabilità dell’ente locale. A seguito di questa sentenza la convenzione 2009-2011 fu debitamente modificata, mentre per il periodo precedente 2006-2009 fu inserito un addendum alla convenzione originaria “atteso che dal 2010 la gestione della tariffa viene esercitata direttamente dal Comune”.

Secondo la curatela, che ricostruisce i vari passaggi della vicenda, l’amministrazione comunale attuale, tramite una comunicazione, avrebbe riconosciuto in 12 milioni e 932mila euro il valore dei ruoli giacenti non ancora riscossi. L’amministrazione, secondo la curatela, è stata inerte e inadempiente.

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