Oggi ad Aprilia si fa la conta dei danni, ed è una conta pesante. Automobili distrutte, abitazioni allagate,
attività commerciali e aziende ferme o danneggiate, strade impraticabili. E poi il patrimonio arboreo:
decine di alberi abbattuti, alcuni alti venti metri, cresciuti in trent’anni e caduti in tre minuti. Insieme a loro
sono andati giù marciapiedi, recinzioni, pali della luce, arredo urbano. Danni ai privati e danni al
patrimonio pubblico, che è il patrimonio di tutti noi. A chi ha subito questi danni va la mia vicinanza
concreta: servono una ricognizione puntuale e un canale semplice attraverso cui segnalare i pericoli
ancora aperti e presentare le richieste di risarcimento. Da domani, però, serve altro. E serve subito.
Tra pochi giorni migliaia di bambini e ragazzi torneranno in classe. Entreranno in cortili dove ci sono alberi
che nessuno ha verificato, cammineranno lungo strade dove restano rami spezzati e sospesi,
aspetteranno lo scuolabus sotto alberature mai controllate. È necessario che prima di lunedì venga disposta una verifica straordinaria: stabilità e potatura delle alberature in tutti i plessi scolastici e lungo i principali percorsi casa-scuola, controllo di coperture, cornicioni e infissi, pulizia di caditoie e tombini nelle aree davanti alle scuole, messa in sicurezza o rimozione immediata di ogni situazione a rischio. E serve un protocollo chiaro e pubblico su chi decide e come viene comunicata l’eventuale chiusura delle scuole in caso di allerta meteo. Non è un adempimento burocratico. È la differenza tra un danno e una tragedia.
Sarebbe troppo facile, e sarebbe sbagliato, ridurre tutto alle potature non fatte e ai tombini non puliti. Quelle mancanze pesano, eccome. Ma dietro c’è qualcosa di più grande. Abbiamo alle spalle un’estate di siccità lunghissima. Mesi senza pioggia hanno indurito il terreno fino a renderlo quasi impermeabile e hanno messo sotto stress gli alberi, indebolendone gli apparati radicali. Poi, in un’ora, è caduta l’acqua di settimane. Un suolo secco non assorbe: respinge. Le radici provate non tengono. Le condotte e le caditoie, dimensionate su un clima che non esiste più, vanno in crisi in pochi minuti. Questa è la crisi climatica, e non è un tema: è una realtà che da alcuni anni si abbatte puntualmente sulle nostre città. Continuare a chiamarli “eventi eccezionali” serve soltanto a giustificare il fatto che non ci prepariamo. Se l’eccezione si ripete ogni anno, non è più un’eccezione: è il clima nuovo, e va governato. Governarlo significa fare cose precise: un censimento del patrimonio arboreo comunale con valutazioni periodiche di stabilità, dando priorità a scuole, parchi e strade a più alta percorrenza; scelte di specie e di impianto adatte a siccità prolungate e a raffiche violente, al posto di sostituzioni fatte a caso; una manutenzione programmata del reticolo di fossi, canali e scoli, coordinata con il consorzio di bonifica e non affidata all’emergenza; interventi di drenaggio urbano: ridurre le superfici impermeabili, restituire terreno che assorba, prevedere aree di laminazione dove l’acqua possa raccogliersi senza invadere le strade; un piano comunale di adattamento climatico e un piano di protezione civile aggiornato, conosciuto dai cittadini, con procedure di allerta chiare.Nulla di tutto questo è visionario. È ordinaria amministrazione in un Paese che ha cambiato clima.
Richiede però una scelta politica: decidere che questa è una priorità e metterci sopra risorse, personale e
tempo. E qui arriviamo al punto.
Lo dico con rispetto per le persone e con franchezza sul metodo. La Commissione straordinaria è arrivata ad Aprilia con due mandati enormi: ripristinare la legalità amministrativa e rimettere in ordine conti disastrati.
Sono compiti seri e su quel terreno il lavoro va avanti. Ma una città non è soltanto atti, procedure e bilanci. Una città è il verde che va potato, le caditoie che vanno pulite, le strade, l’illuminazione, i servizi che devono funzionare il martedì mattina. Da mesi si ha la sensazione – e ieri è diventata evidenza – che l’attenzione sia interamente assorbita dalla parte burocratica e finanziaria, mentre la quotidianità, la manutenzione e la sicurezza delle persone scivolano in fondo alla lista. La manutenzione ordinaria non è un lusso da rinviare a quando i conti saranno a posto: è la prima cosa che si deve a chi le tasse le paga ogni anno. E una scelta strategica come l’adattamento climatico, che impegna una città per dieci o vent’anni, una gestione commissariale non può compierla: non ne ha il mandato, non ne ha l’orizzonte temporale, non ne ha la legittimazione. Non è una colpa. È un limite strutturale dello strumento. C’è poi un secondo limite che nessuna competenza tecnica può colmare. Una gestione commissariale non ha, e non può avere, un rapporto quotidiano con il territorio: non sa quale strada si allaga a ogni acquazzone, quale albero i residenti segnalano da tre anni, quale tombino è otturato da due inverni. Quel sapere ce l’hanno i cittadini, e serve qualcuno che sia stato eletto per raccoglierlo e a cui poter chiedere conto. Eventi come quello di ieri sono campanelli d’allarme. Ci dicono che la spinta si sta esaurendo e che il commissariamento sta progressivamente perdendo la sua funzione, producendo più immobilismo che
risposte.
In queste ore difficili, però, è doveroso anche un ringraziamento. A tutte le Forze dell’Ordine, agli
operatori e a quanti stanno lavorando senza sosta per mettere in sicurezza il territorio e consentire alla
città di tornare alla normalità. Un ringraziamento particolare va ai volontari della Protezione Civile, che
ancora una volta, con disponibilità e spirito di servizio, sono presenti sul territorio al fianco dei cittadini. Il
loro impegno, soprattutto nei momenti più difficili, rappresenta una risorsa preziosa per tutta la comunità.
Per questo dico con chiarezza che Aprilia deve tornare al voto alla prima finestra utile, senza ulteriori
proroghe. Non è un interesse di parte: chiunque vincerà troverà una città complicatissima da
amministrare. È il diritto di una comunità di oltre settantamila persone a scegliere chi la governa e a sapere a chi chiedere conto. Restituire la parola ai cittadini significa restituire alla politica l’onore e l’onere di amministrare: metterci la faccia, assumersi le responsabilità, rispondere dei risultati e degli errori. Nel frattempo, però, non si aspetta il prossimo temporale. Aprilia va messa in sicurezza adesso.
