MALAVITA PONTINA: È MORTO GIUSEPPE TRAVALI DETTO “PEPPONE LO ZINGARO”

Giuseppe Travali
Giuseppe Travali

È morto Giuseppe Travali detto “Peppone lo Zingaro”: padre dei fratelli Travali, l’uomo da sempre nella malavita pontina era malato da tempo

Ai domiciliari dopo l’ultima custodia cautelare, stavolta con la contestazione del 416bis (Operazione Reset), l’uomo si trovava a casa della figlia nell’ultimo periodo.

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Giuseppe Travali, per molti “Peppone lo Zingaro”, è stato da sempre nel campo del narcotraffico pontino con legami rilevanti, soprattutto negli anni passati, con appartenenti a clan campani e siciliani. Nell’ultima operazione eseguita a febbraio 2021 dalla Squadra Mobile di Latina, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, “Peppone” veniva captato dalle intercettazioni a parlare con i Marano di Terracina, legati al Clan scissionista napoletano dei Licciardi. Insieme, i Travali e i Marano, gestivano un locale sulla Pontina, snodo di traffici e summit criminali.

“Peppone” ha passato parecchie ere della mala pontina. Nato in Sicilia, ad Agrigento, nel 1961, è stato sposato a Maria Grazia Di Silvio, madre dei fratelli Travali e figlia di Velia Casamoneco (sorella del “re di Roma” Vittorio Casamonica). Ai due esponenti maggiori dell’omonimo Clan, Angelo e Salvatore, “Peppone” aveva dato il cognome anche se, secondo il collaboratore di giustizia Agostino Riccardo e altre fonti qualificati, Angelo Travali detto “Palletta” è figlio di un altro pezzo grosso della mala pontina Ermanno D’Arienzo.

Giuseppe Travali, pluripregiudicato, sorvegliato speciale e in rapporti con i massimi capi del narcotraffico pontino sin dai tempi di Giovanni Giordano (padre del crimine sia di Costantino “Cha Cha” Di Silvio che di Gianluca Tuma), fu destinatario nel 1998 del primo arresto per mafia ai danni di personaggi di Latina città.

40 le persone arrestate tra cui i predetti Cha Cha, Tuma, e ancora Giordano e Antonio Di Silvio. Estorsione e droga i due core businness con legami che finivano in Sudamerica per l’approvvigionamento della droga. Travali, insieme ai sunnominati, finì nelle deposizioni del pentito Vincenzo Calcara, esponente storico della famiglia mafiosa di Castelvetrano (per intenderci la città di Matteo Messina Denaro). Arresti e inchiesta finirono praticamente in fumo.

Non un leader Peppone, ma sicuramente uno che è sempre stato con i sodalizi più forti e a dimostralo sono stati i successivi arresti più rilevanti dal 1998 in poi, come quelli a suo carico nelle operazioni Lazial Fresh (2007) e Don’t Touch (2015).

Alla fine, prima un periodo a Malta e, poi, il ritorno a Latina con l’ultima operazione, denominata Reset, a coinvolgerlo di nuovo in un sodalizio, per di più mafioso, e il commiato finale a una vita incentrata sul crimine. Secondo i collaboratori di giustizia, negli ultimi tempi, erano i figli a garantire per lui nell’ambito della mala poiché “Peppone” si era fatto fama di cattivo pagatore.

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