MADRE E MOGLIE VIOLENTA A PROCESSO, LE FIGLIE CONFERMANO: “DORMIVAMO CON UN COLTELLO SOTTO IL LETTO”

È accusata di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla minore età delle figlie, una donna 50enne di Latina, I. M. (le sue iniziali), che deve rispondere delle sue condotte come imputata nel relativo processo che si svolge dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesca Zani.

La donna, difesa dall’avvocato Giuseppe Fevola, è accusata di maltrattamenti in famiglia contro le tre figlie minorenni e l’ex marito il quale, costituitosi parte civile e assistito dagli avvocati Silvia Siciliano e Elena Simeone, aveva testimoniato lo scorso 6 febbraio, in aula, interrogato dal pubblico ministero e dagli stessi avvocati.

Oggi, 26 giugno, assistite dalla psicologa, hanno resto testimonianza due delle tre figli minorenni della ex coppia escusse dal pubblico ministero Simona Gentile e dagli avvocati difensori e di parte civile. Un’audizione protetta nell’ambito di un incidente probatorio richiesto sebbene sia già iniziato il dibattimento. Le ragazzine, in una testimonianza piuttosto lunga e inframmezzata dal pianto della più piccola delle figlie, hanno confermato tutte le accuse denunciate dal marito nei confronti della ex moglie. Tra i particolari più gravi, anche quello riferito dall’uomo. La ragazzina più grande, infatti, ha confermato di aver dormito con un coltello sotto il letto per paura dei comportamenti violenti della madre che è sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento a figlie ed ex marito, con tanto di braccialetto elettronico. La figlia più piccola, rispondendo sul perché non aveva riferito alcuni particolari violenti, ha riferito di non averlo fatto per paura di una vendetta della madre sul padre.

A febbraio, l’uomo aveva ricostruito la sua vicenda personale, iniziata nel 2007 quando conobbe l’imputata odierna. Una unione dapprincipio felice tanto che sono nate tre bambine, la più grande delle quali oggi ha sedici anni. È nel 2024 che la situazione inizia a degenerare, almeno secondo la versione dell’ex marito. La donna, infatti, già di per sé con un carattere forte, inizia a minacciare e maltrattare tutti in famiglia con frasi piuttosto forti. I fatti a lei contestati, accaduti a Latina, vanno dalla primavera del 2024 al gennaio 2025, quindi i due coniugi si separano e le ragazzine vanno a vivere con il padre.

La casa di campagna dove la famiglia viveva comincia ad essere trascurata: “Era a livello disumano, non ci si poteva più vivere. I divani e le docce erano indecenti, così come i bicchieri di vetro , tanto che le mie figlie bevevano in quelli di plastico. E poi era un continuo di parolacce”. Nel capo d’imputazione sono riportate alcune frasi attribuite alla donna: “Chi vi s’incula, devi morire, me ne vado alle Maldive, famiglia di merda”. Una “cosa indescrivibile”, aveva spiegato l’ex marito in Tribunale, sottolineando che tutti i giorni succedevano situazioni di violenza verbale, oltreché a minacciare “mia figlia che si chiudeva in doccia”.

In una delle discussioni tra madre e figlia più grande, l’imputata avrebbe detto: “Falla finita, ti impicco, ti metto sotto terra”. Verso l’altra figlia, invece, la donna avrebbe riservato del vero e proprio “body shaming”, dal momento che la minore era in sovrappeso: “La derideva anche sul fatto che lei ha una difficoltà di apprendimento scolastico”.

C’è di più. La madre avrebbe rivolto alla figlia maggiore anche pesanti allusioni sessuali: “Una volta, mentre stava pulendo delle zucchine, disse a nostra figlia: “Le vuoi le zucchine? Sai che non servono solo a essere mangiate, ma si possono utilizzare anche in altri modi. Le amiche tue lo fanno già”, le diceva e poi faceva gesti sessuali con tanto di gemiti sessuali. E ancora, un altro giorno, altre battute con i piselli che stava maneggiando in cucina: “Lo vuoi il pisello?”, le diceva”.

I riferimenti all’aspetto fisico sarebbero stati una vera e propria ossessione per la donna. Alla figlia avrebbe detto in più circostanze: “Chi ti s’incula, sai frequentare solo rumeni e albanesi”, riferendosi al fatto che aveva amici di scuola anche stranieri.

Quanto all’ex marito, originario di Sezze, la donna avrebbe rivolto di frequente insulti e minacce: “Bastardo, devi crepare, non fai un cazzo”, senza contare le minacce: “Dopo una lite, io dissi che avrei chiamato i Carabinieri e lei mi rispose: “E io chiamo mio fratello e sei morto”. Una frase che terrorizzò l’uomo in quanto la donna è sorella di un noto ex politico pontino, coinvolto in molteplici processi: “Avevo paura perché leggevo sui giornali delle sue frequentazioni con gente criminale”.

Un quadro famigliare compromesso: “Lei mi diceva: ti deve venire un infarto” e in una occasione colpì con uno schiaffo mia figlia”. Secondo il racconto dell’uomo, inoltre, la donna avrebbe lasciato più volte da sole le ragazzine nella casa di campagna dove vivevano. Contro la maggiore delle figlie, l’imputata avrebbe dimostrato più accanimento che con le altre figlie: “La prendevo in giro anche per i brufoli e le diceva: “Così, non ti si inc…a”.

Le figlie avrebbero avuto talmente paura della madre che si lamentavano con il padre ogni volta che non le andava a prendere a scuola: “Mia figlia era terrorizzata dalla madre. Dormiva con il coltello sotto il letto. Quando lo vidi, glielo tolsi”.

Nel corso del contro-esame svolto dagli avvocati, era emerso che tra i due coniugi vi è stata una negoziazione assistita per la separazione e anche la donna ha sporto denuncia per maltrattamenti nei confronti del marito. Una indagine che, però, è stata archiviata.

La consulente psicologa nominata dalla Procura, Alessia Micoli, aveva precisato che nessuna delle due figlie minori, ascoltate da lei in audizione protetta, erano suggestionabili. Pur fortemente stressate, tutte e due avevano dimostrato di essere coscienti e razionali.

Il processo riprende il prossimo 10 novembre.

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