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LISTE D’ATTESA E INTRAMOENIA: A QUANTO AMMONTANO LE ENTRATE DELLA ASL?

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Il problema delle liste d’attesa è una questione che la Regione Lazio si porta dietro da anni e, con essa, se la trascina dietro anche l’ASL di Latina.

Il 24 gennaio 2017 sul blog Latina5stelle.it venne lanciata una call for action in merito al problema dell’affollamento eccessivo delle liste d’attesa. Ai lettori venne chiesto partecipare ad una mail bombing, ossia di inviare contemporaneamente la stessa mail alle istituzioni locali e nazionali competenti in materia, per chiedere un servizio migliore e più veloce in ragione delle tasse locali onorate dai cittadini.

Gentile Amministratore Pubblico,

in qualità di Cittadino e Utente, la invito a compiere tutte le azioni che, nell’ambito delle sue competenze, le sono possibili per avviare necessari controlli a cascata – verso l’alto e verso il basso – nei confronti dei dirigenti di ogni livello amministrativo potenzialmente responsabile del malfunzionamento delle liste d’attesa dell’Azienda Sanitaria Locale di Latina.


È il momento di iniziare a rimuovere con coraggio le cause che impediscono la rapida fruibilità di visite ed esami del SSN, le cui tempistiche sono disposizioni di legge. Più controlli sul rispetto dell’orario istituzionale che deve essere dedicato al pubblico ASL, sulla gestione delle prenotazioni e delle risorse finanziarie.
Noi paghiamo le tasse e pretendiamo un sistema sanitario locale più efficiente e migliori condizioni per l’esercizio del diritto alla salute sancito dalla Costituzione.

Testo della mail inviata in contemporanea dai lettori a diverse istituizioni ed enti locali competenti in materia della sanità locale

Questa denuncia nasceva dalla volontà di una donna che in quel momento soffriva di una patologia tumorale ed aveva senz’altro sviluppato una maggiore sensibilità rispetto alle ingiustizie. In caso di liste ingolfate, infatti, non tutti possono permettersi visite private o regime di intramoenia e quindi attendono per troppi mesi il loro turno, facendo buon viso al fatto che malattie come il cancro si combattono meglio con il ticchettìo del tempo in proprio favore.

Passati quasi 3 anni da questa iniziativa, attivato nei giorni scorsi anche il Piano Attuativo locale per il Governo delle Liste di Attesa, la situazione probabilmente è migliorata dal 2017, ma non è di certo cambiata.

Presso ASL di Latina e con priorità differibile, ossia una visita ordinaria

Uno dei 4 punti del piano è quello che riguarda la Regolamentazione della libera professione intramoenia, perché la libera professione intramuraria scelta da alcuni medici che operano nel SSN è legata a doppio filo con i lentissimi tempi d’attesa delle visite con ticket sanitario. L’intramoenia, o A.L.P.I., a volte viene confusa dagli utenti con la prestazione ordinaria della ASL, perché medici, ambulatori, macchinari – questi ultimi, talvolta vetusti e obsoleti – e gli sportelli presso cui prenotare sono i medesimi. Stesso personale, stessi mezzi, stesse prestazioni, differente è solo la destinazione del denaro.

C’è da dire che dall’attività di intramoenia la ASL di Latina nel 2017 ha incassato oltre 5,5 milioni di euro che nel 2015 erano circa 5,6 milioni, a fronte dei 6,5 milioni di euro conteggiati per le prestazioni con ticket sanitario. Questo per dire che l’intramoenia, o attività professione intramuraria che dir si voglia, è un’entrata importante del bilancio annuale della Regione e delle ASL, compresa quella di Latina.

Con il Piano Attuativo locale per il Governo delle Liste di Attesa l’ASL punta ad impegnare le aziende sanitarie a effettuare un monitoraggio sul rapporto tra l’attività libero professionale e l’attività istituzionale dei professionisti. Laddove ci si trovi in una situazione di sbilanciamento tra le due, le Aziende potranno provvedere anche alla sospensione dell’attività libero professionale, fatta salva l’esecuzione delle prestazioni già prenotate, a favore delle prestazioni da erogare in ambito pubblico. Eppure questo è un compito che le ASL e la Regione avrebbero dovuto applicare anche da prima dell’ultimo piano attuativo.

Tuttavia, sul sito QuotidianoSanità.it si legge che ad inizio 2019 è stata pubblicata l’ultima relazione del Ministero della Salute sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria riferita all’anno 2016, nella quale si apprende che scende il numero di medici che fa intramoenia anche se i margini di ricavo per le Regioni rimangono positivi: “Dal punto di vista dei guadagni, tornano a salire gli incassi complessivi che nel 2016 hanno raggiunto 1,120 miliardi contro 1,118 miliardi del 2015. Ai medici sono andati 881 milioni (nel 2015 erano 890) mentre alle aziende sono rimasti 238 milioni (228 nel 2015) a confermare un trend di crescita (nel 2011 i ricavi per le aziende erano di 176 mln)“. Sempre nel 2016, con una media del 47,3% nazionale di medici che svolgono attività professionale intramuraria rispetto a quelli che fanno esclusivo servizio pubblico, nel Lazio la percentuale si attesta al 57%.

Nonostante sia evidente una flessione nei ricavi, nel 2016 il saldo dell’attività ALPI è in crescita rispetto all’anno precedente

In questa relazione si parla anche dell’aumento degli universitari in medicina che esercitano l’Alpi: “Dal 2015 al 2016, a fronte di un contingente pressoché costante di professori e ricercatori pari a circa 6.300 universitari operanti presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, aumenta di 304 unità il numero di coloro che esercitano l’ALPI (da 3.837 del 2015 a 4.141 del 2016). Ne consegue che, rispetto al totale, la quota di universitari che esercita la libera professione intramuraria sale dal 60,9% del 2015 al 65,4% del 2016“.

Sarà per questo motivo e per la mancanza di posti per i corsi di specializzazione che, poi, tra i medici assunti ci siano molti con partita IVA (a Latina sono il 20% quelli assunti in Pronto Soccorso), una modalità di collaborazione lavorativa che permette alle ASL di aggirare il blocco delle assunzioni.

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