L’ESCALATION DI SPINELLI CONTRO I SANTUCCI/NARDONE, DA FOGGIA ALTRE 20 BOMBE CARTA: “HO SCATENATO UNA GUERRA IN 5 MESI”

I Carabinieri nel sopralluogo dello scorso 8 settembre dopo l'esplosione della bomba in via Darsena a Latina
I Carabinieri nel sopralluogo dello scorso 8 settembre dopo l'esplosione della bomba in via Darsena a Latina

La stagione delle bombe a Latina causata dalla contesa della piazza di spaccio delle case Arlecchino in via Guido Rossa

È lo stesso giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano a parlare chiaramente, nella sua ordinanza che ha posto agli arresti i gemelli Yuri e Mattia Spinelli (leader delle Arlecchino) e due loro sodali (Nico Mauriello detto Spadino e Davide Greco), di vera e propria “escalation criminale” tesa a mantenere il controllo della piazza di spaccio nel quadrilatero tra Via Bachelet, Via Guido Rossa e Via Galvaligi.

Nelle intercettazioni, tra cui quelle captate in carcere tra Mattia Spinelli e il pregiudicato, ma estraneo a questo procedimento, 23enne Matteo Baldascini (entrambi sottoposti a ordinanza cautelare per aver agito insieme nella rivolta dentro il carcere di Latina), emergerebbe come gli attentati esplosivi del gruppo Arlecchino siano stati pianificati e in futuro ce ne sarebbero stati altri. A riprova di ciò c’è l’acquisto di 20 bombe carte da parte di Mattia Spinelli a Foggia da un tizio non meglio identificato. I gemelli Spinelli possono contare su una piazza di spaccio ben organizzata con manovalanza, vedette e pusher al loro servizio. I loro sodali sarebbero disposti a “morire per loro” e ad eseguire anche ordini che arrivano dal carcere.

Mattia Spinelli
Mattia Spinelli

In una intercettazione ambientale in carcere, Nico Mauriello detto Spadino spiega alla madre: “Ce semo andati a mette la bomba sotto al coso, come se chiama? Al figlio de coso, sotto alle Nervi, al figlio de…Manuel Nardone. Eh perché è venuto sotto con la pistola giocattolo e io c’avevo la 9 e gli faccio a coso…a Mario (nda: Mario Nardone), gli faccio, ti sparo in bocca, che dovemo fa’? Ha preso subito, è scappato. Semo andati alle Nervi, un chilo e mezzo de bomba: boom! Scoppia tutto il palazzo”.

E ancora, sempre l’intercettato Nico Mauriello: “Faceva tanto il boss lui, la malavita vecchia…sei un Santucci de merda, se so’ fatti tutti da parte quando avemo messo le bombe”.

È acclarato, secondo gli inquirenti, che l’ordigno esploso in Via Darsena 17 fosse rivolto a Maurizio Santucci, classe 1965, personaggio legato alla malavita pontina e con precedenti nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti. Maurizio Santucci, fratello di Candido Santucci e cognato di Mario Nardone (altri due personaggi della mala pontina), fu uno degli obiettivi dei clan rom nella guerra criminale del 2010. Santucci fu gambizzato nel 2010 nel quadro della cosiddetta strategia stragista messa in piedi dai clan Ciarelli e Di Silvio per eliminare la criminalità non rom a Latina.

È lo stesso Mattia Spinelli, dopo essere stato arrestato per tentata estorsione, lesioni e stalking ai danni di un giovane che svolgeva il ruolo di mediatore per il noleggio auto (veicoli utilizzati per attività criminali), a spiegare, in carcere, all’amico Matteo Baldascini (notissimo alle cronache giudiziarie per svariati delitti contro la persona) di aver piazzato tre bombe di fila: “Poi so’ cominciate le bombe. Le sentivate da qui, Matte’? Ne ho fatte tre di fila, si sentivano, ha tremato tutto”. Spinelli indica in Maurizio Santucci uno degli obiettivi, indicato come il “grigio”: “Era un chilo e mezzo, solo che il mezzo non mi era partito”, riferendosi all’esplosivo. Baldascini chiede quanto costano le bombe e l’amico Spinelli gli risponde: “Cento euro le pago”.

Mattia Spinelli era attento anche alla dimensione mediatica delle sue azioni criminali. In carcere, infatti, chiede a Mauriello se al telegiornale avessero parlato delle bombe: “De tutto de più…bombe e trik e trak…e bombe a mano…ce ne vorrebbe una qua dentro”, riferendosi al carcere.

Il 20enne spiega a Baldascini l’origine dell’escalation criminale e delle bombe, da individuarsi in una donna che si sarebbe messa a spacciare nell’area delle Arlecchino e per conto di Santucci. Una donna peraltro legata ad un suo amico ignaro di tutto e che sarebbe stata aggredita dallo stesso Mattia Spinelli.

“L’ho spaccata tutta io…ogni volta i ragazzi mia gli fai le estorsioni e gli meni…allora io gli ho detto senti un po, ma il ragazzo mio che te viene a fa’ ste cose?”. L’affronto di aver piazzato la donna nella piazza di spaccio delle Arlecchino farebbe scaturire l’attentato esplosivo in Via Darsena in data 8 settembre. Un episodio che lo stesso Spinelli definisce come una risposta all’attentato subito alle Arlecchino il giorno prima, il 7 settembre, in via Guida Rossa. L’attentato del 7 settembre, avvenuto presso la palazzina H, era considerato da Mattia Spinelli come rivolto a lui: un posto dove Davide Greco avrebbe tenuto la “retta” delle armi.

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Il 7 settembre, Mattia Spinelli pensava di essere bersaglio di una vera e propria spedizione punitiva, tanto da aver visto un uomo sparare con la scacciacani da un altro palazzo vicino così da pensare che “stava a spara’ addosso ai pali (nda: “le vedette che controllano la piazza di spaccio”. È a quel punto che Spinelli ordina a Nico Mauriello di andare a sparare da una terrazza: “Mando Spadino, tira tre, quattro botte, le prime due botte le piglia al palazzo suo, l’ultima botta l’ha tirata addosso al muro”.

Ad ogni modo, in risposta a quel 7 settembre, Mattia Spinelli architetta l’attentato del giorno dopo in Via Darsena. Dopo aver piazzato la bomba a casa di Santucci, insieme ad altri sodali non indentificati, il 20enne scappa verso Doganella dentro un campo di kiwi. “L’ho sentita fino a laggiù – dice in carcere a Baldascini, mentre era intercettato – me so messo eh, me so messo dentro una campagna dove stano i kiwi”. Un piano pensato fino in fondo, quello di andare a Doganella, così da costruirsi un alibi: “A me le telecamere me vedevano la macchina e se mi dicono qualcosa io stavo in macchina, so tornato mo a Latina che cazzo ne so”.

Secondo il consulente della Procura di Latina, l’ordigno piazzato in Via Darsena, sicuramente più potente di quello deflagrato il giorno prima alle Arlecchino, “risulta essere potenzialmente letale in un raggio non inferiore ai 7 metri…avrebbe potuto coinvolgere occasionali passanti, si ritiene che questa condotta ha certamente posto in essere condizioni idonee a cagionare ferimenti e lesioni potenzialmente letali in soggetti estranei alle reali intenzioni dell’attentatore”.

D’altra parte è lo stesso Mauriello a rivelare, intercettato anche lui in carcere, dell’acredine tra gi Spinelli e i Santucci, padre e figlio. Sarebbe stato peraltro la vittima della tentata estorsione commessa da Mattia Spinelli, ossia il noleggiatore d’auto, a riferire ai Santucci che gli autori della bomba in Via Darsena erano proprio i medesimi Spinelli. Per tutta risposta, a dire di Mauriello, i Santucci avrebbero sporto denuncia in caserma dei Carabinieri nei confronti degli Spinelli. Mauriello racconta, allora, che Yuri Spinelli, il gemello di Mattia, dopo la carcerazione di quest’ultimo dovuta alla tentata estorsione, avrebbe detto: “Mo’ andiamo là, invece de mettece un’altra bomba, gli sparamo”.

Mattia Spinelli dimostra di conoscere la pericolosità delle bombe: “Queste cose sono micidiali, te lo giuro – spiega a Baldascini in carcere – Non le puoi lanciare, quelle le devi appoggiare e te ne devi andare perché non si sa mai che ti scoppia in mano, devi essere proprio capace perché una volta che l’accendi è così, una volta che l’accendi ti puoi pure bruciare. La devi per forza appoggiare”. E poi racconta dove si rifornisce: “Da Foggia me le sto mandando a prendere, mille euro”. In tutto una ventina: “Ci sta la polvere sporca e la polvere pura, quella buona e quella un po’ mischiata”. La Puglia (che in questi anni ha visto l’affermarsi di diversi cartelli dediti ad affari criminali, di particolare natura violenta) sembra un posto molto conosciuto da Mattia Spinelli: “Ho comprato due furgoni”. Baldascini gli chiede: “Sempre a Bari?”. Spinelli: Perché c’è un amico là che c’ha tutta la famiglia carcerata e gli servono un po’ di soldi, ho comparato due furgoni a 6mila euro, ce l’ho a casa”.

La disponibilità di armi per Mattia Spinelli sembra peraltro inesauribile. È sempre a Baldascini che racconta di quando aveva scaricato addosso diversi colpi d’arma da fuoco, senza raggiungerlo, contro Roberto Mengoni, noto pregiudicato, responsabile di aver aggredito dentro una nota bisteccheria di Latina il sodale Aurelio Silvestrini, passato nella sua fazione dopo aver gravitato in quella di Santucci. “L’ho rincorso, gli ho scaricato addosso tutto, la merda è scappato e sono andato a pigliarlo. L’ho pigliato di soprassalto, l’abbiamo buttato in macchiano, l’abbiamo portato a casa, dopo tre o quattro giorni ci sono andato e gli ho fatto estorsione. Mo’ non lavora più dal “roscio”, fa il muratore”. Gli ho detto vuoi continuare a lavorare (nda: spacciare)? Vienila a prendere da me, sennò vattene a lavorare, non sei uomo di strada, vai a mangna’ con gli infami. Gli ho sparato più di dieci botte quella sera”. Mengoni, arrestato la sera di Santo Stefano 2024, per tentato omicidio del padre (è stato condannato a 7 anni lo scorso settembre), secondo Mattia Spinelli, si sarebbe fatto arrestare di proposito, per sfuggire da lui.

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Inoltre, Mattia Spinelli racconta di aver piazzato la bomba in viale Nervi, quella del 18 settembre, contro un altro personaggio legato al gruppo Santucci: “Ho sfondato tutto – dice a Matteo Baldascini – fattelo dire da Cicala”. C’è di più. “Ho fatto un macello, in cinque mesi ho scatenato una guerra non lo so come, io in confronto a loro gli ho sparato…proprio a crivellarli col Q8…dalla palaboxe fino alla stadio, fino a sotto da Spadino”. In pratica, Mattia Spinelli racconta di aver sparato all’impazzata, tanto da avere avuto fortuna a non aver preso dei minorenni che passavano per strada vicino alle Arlecchino: “Mi ha salvato Dio”. Nei pressi di Via Guido Rossa, lo scorso 8 settembre, in effetti, le forze dell’ordine trovarono frammenti di vetro e tre bossoli, identici ai proiettili sequestrati in via Guido Rossa, nella disponibilità del custode Davide Greco, la mattina del 7 settembre dopo il primo attentato di fuoco.

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