Latina non è una città a misura di bambini, né di giovani e anziani. A certificarlo, ancora una volta, è il nuovo rapporto del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle province italiane, che fotografa un territorio stabilmente relegato nelle ultime posizioni della classifica nazionale per servizi, sicurezza, partecipazione e welfare.
“Latina, come capoluogo, ha una responsabilità politica e amministrativa centrale rispetto alla condizione complessiva della provincia. E dopo tre anni di governo della destra, il bilancio è evidente: le promesse di rilancio e miglioramento sono rimaste solo sulla carta”.
È la riflessione della segretaria di Lbc Elettra Ortu La Barbera e del vice Alessio Ciotti sul rapporto pubblicato dal Sole 24 Ore, che prende in esame diversi parametri per valutare appunto la qualità della vita. La provincia è 97esima in Italia per qualità della vita dei bambini.
“Pesano in maniera drammatica la carenza di mense scolastiche, di palestre negli edifici scolastici, la debolezza dei servizi per l’infanzia, la scarsa copertura degli asili nido, con educatrici tra l’altro mortificate da un inquadramento economico non adeguato e in stato di agitazione – spiegano Ortu La Barbera e Ciotti – Sono dati che raccontano una città che non investe abbastanza nelle politiche educative e della cura.
Allo stesso modo, Latina continua a non essere attrattiva per i giovani. Il territorio è 95esimo per qualità della vita giovanile, con indicatori gravissimi sulla partecipazione civile, sugli spazi di aggregazione, sulla sicurezza, sulla formazione e sulle opportunità di lavoro. Indicatori che, se fossero positivi, spingerebbero i giovani a restare. È particolarmente allarmante il dato relativo alla partecipazione dei giovani alla vita pubblica e culturale, così come quello sui Neet, i ragazzi che non studiano e non lavorano. Una città che non crea luoghi di incontro, formazione, cultura e lavoro è una città che costringe i giovani ad andare via. Eppure Latina avrebbe tutte le potenzialità per costruire un modello diverso, a partire dalla presenza dell’università e dalla possibilità di mettere in connessione formazione, impresa e innovazione attraverso incubatori e politiche attive per il lavoro.
Su questo fronte però l’amministrazione resta ancora immobile”. Non va meglio sul fronte della qualità della vita degli anziani: la provincia è 98esima in Italia. Pesano la scarsità di servizi sanitari e socio assistenziali, la carenza di geriatri, i pochi posti letto specializzati, ma anche l’assenza di politiche di prevenzione e socialità.
“Il progressivo impoverimento dei centri anziani cittadini, i mancati finanziamenti, i ritardi negli adeguamenti strutturali e di sicurezza rappresentano il simbolo di un’amministrazione che non considera prioritario il benessere delle persone più fragili – aggiungono – Latina dunque oggi non offre una qualità della vita adeguata né ai bambini, né ai giovani, né agli anziani. Mancano servizi, trasporti efficienti, collegamenti adeguati, investimenti nella scuola pubblica, nelle politiche sociali e nella sanità territoriale. Nel capoluogo continuiamo a vedere servizi alla persona in affanno, lavoratrici e lavoratori del settore sociale in agitazione, famiglie lasciate sole nella gestione della disabilità, della non autosufficienza e della cura quotidiana.
A questo si aggiungono i problemi strutturali del trasporto pubblico locale, della mobilità e dei collegamenti ferroviari e viari, che incidono direttamente sulla vita delle persone e sulle opportunità economiche del territorio. La destra che governa la città aveva promesso una città più sicura, moderna e vivibile. Dopo tre anni, i dati raccontano invece un territorio più fragile, più diseguale e meno attrattivo”.
