LATINA, ASSEGNATO AL GIUDICE CARIO IL SERVIZIO DI SORVEGLIANZA

Giuseppe Cario
Giuseppe Cario

Al magistrato del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, coordinatore della sezione Gip-Gup, è stato assegnato un servizio di sorveglianza

A dare la notizia è il quotidiano Latina Oggi nell’edizione odierna.
Il servizio “speciale” per la sicurezza del Giudice delle indagini preliminari di Latina Giuseppe Cario è stato deciso dal Comitato per l’Ordine e la Sicurezza, l’organismo che si riunisce periodicamente presso la Prefettura di Latina alla presenza del Prefetto che lo presiede, il Questore, il Sindaco del capoluogo, il Presidente della Provincia e i Comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza (più i sindaci degli altri comuni se interessati dalla questione di cui si discute).

Il Comitato ha optato per questa decisione su segnalazione della Procura della Repubblica di Latina, nella persona del Procuratore Capo Giuseppe De Falco. La decisione, importante chiarirlo, non prevede una scorta fissa per il giudice Cario: il magistrato dovrà avvertire dei suoi spostamenti la Questura ogni volta che voglia muoversi da casa o dall’ufficio per poi aspettare che arrivi una pattuglia che accerti la sicurezza dei luoghi di partenza e arrivo. Solo dopo gli accertamenti, il giudice potrà spostarsi con al seguito un’auto di servizio.

Non è una scorta, ma sicuramente un cambio radicale di abitudini per qualsiasi uomo o donna che girino liberamente per il territorio e nella città in cui vivono.

Sulle motivazioni di questa drastica decisione, non trapela niente. È molto probabile che il giudice sia stato destinatario di qualche avvertimento indiretto che può essere anche uno scambio di “vedute” tra personaggi della mala o comunque soggetti coinvolti in qualche indagine in corso o per cui il giudice ha emesso qualche provvedimento da Gip o Gup.

Non è la prima volta a Latina che un giudice viene minacciato o comunque aleggino su di lui strani “avvertimenti”. Notissimo il caso del giudice Lucia Aielli, vittima di una serie di epigrafi che ne segnavano la morte il cui presunto autore è stato assolto a dicembre scorso.

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E, ancora, le due lettere del “corvo” o dei “corvi” di Latina recapitate ai giudici Miliano e Mattioli protagonisti del procedimento penale noto come “Olimpia” che terremotò la classe dirigente del centro-destra dell’era Di Giorgi-Maietta.

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Infine, ma non ultimo per importanza, anzi i più gravi tra gli episodi, sono gli attentati subito dal giudice Nicola Iansiti, anche lui giudice delle indagini preliminari come Cario. Nel febbraio 1997, l’auto della moglie del giudice Iansiti fu crivellata da sette colpi di pistola: secondo gli inquirenti a compiere il gesto fu Fabio “Bistecca” Buonamano, ucciso 13 anni anni dopo nel corso della Guerra Criminale. Il mandante, riconosciuto in tutti e tre i gradi di giudizio, con sentenza passata in giudicato, fu Costantino “Cha Cha” Di Silvio il noto appartenente alla famiglia sinti del capoluogo pontino, da anni in carcere dopo il processo alla sua associazione per delinquere denominato “Don’t touch”. Il motivo? L’applicazione della sorveglianza speciale che il giudice gli aveva applicato.

A distanza di quindici anni, nel 2012, Iansiti fu vittima di un altro episodio inquietante: fu ritrovata nella cassetta delle poste della sua abitazione una busta con un proiettile. Il giudice non fu mai oggetto di provvedimenti simil-scorta, anzi continuò (e può continuare) a vivere e girare la città a testa alta.

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