Matteo Salvini e Codice Hammurabi

LA LEGA DI LATINA, IL CODICE HAMMURABI E LA CASTRAZIONE CHIMICA

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Cesare Beccaria scusaci, scusaci tanto. Molti tra di noi non ti hanno letto e ignorano il tuo messaggio universale, cioè che la pena sia rieducativa e non punitiva.

Sembra che neanche Salvini e la Lega conoscano il messaggio del nonno di Manzoni, che ha cambiato la storia e la società umana con le sue battaglie di buonsenso e umanità. Eppure sono passati più di due secoli e ad ogni livello scolastico si studia la storia e il pensiero di Beccaria.

LA CASTRAZIONE CHIMICA

Il 6 maggio scorso la Lega Giovani Latina, che sta raccogliendo le firme per una campagna pro castrazione chimica, ha esultato con un post dal profilo ufficiale Facebook per aver ottenuto la firma dell’onorevole leghista Andrea Crippa in riferimento alla proposta di legge sul sopracitato tema.

A sinistra la coordinatrice della Lega Latina Federica Censi, insieme al coordinatore federale della Lega giovani Marco Maestri e (a destra) il deputato del Carroccio Andrea Crippa

In parlamento, ad ora, ci sono due testi: uno alla Camera che ha come primo firmatario il sottosegretario leghista all’Interno Nicola Molteni (la proposta ufficiale per cui si stanno raccogliendo le sottoscrizioni) e l’altro in Senato, sottoscritto da Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato del Carroccio. Gli alleati di governo M5S hanno già comunicato la loro contrarietà. Come riporta il Sole24ore, la proposta Molteni (sottoscritta anche da 17 deputati del Carroccio, ma ferma in commissione giustizia ormai da un anno) prevede che i condannati per violenza sessuale, atti sessuali con minori, atti sessuali in presenza di under 14 ai fini di farli assistere (corruzione di minorenne), possano essere sottoposti a castrazione chimica (“blocco androgenico totale”) su decisione del giudice, valutati la pericolosità sociale, la personalità del reo e i suoi rapporti con la vittima.

Nicola Molteni
Nicola Molteni

La proposta di legge prevede che la castrazione chimica sia sempre disposta dal giudice in caso di recidiva e quando la violenza sessuale sia commessa su minori. La castrazione chimica andrà comunque inserita in un programma di recupero psicoterapeutico e sarà il giudice a indicare il metodo di blocco androgenico totale da applicare e in quale struttura sanitaria pubblica. Chiunque sia stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale, atti sessuali con minori, atti sessuali in presenza di under 14 ai fini di farli assistere (corruzione di minorenne), indipendentemente dalla valutazione del giudice, può sempre chiedere di essere ammesso volontariamente alla castrazione chimica.

Il provvedimento proposto dalla Lega, a firma Molteni (senza menzionare quello di Calderoli), sembra più simile alla Babilonia di Hammurabi, autore del primo codice di leggi che porta il suo nome, dove si applicava il principio dell’occhio per occhio dente per dente, e non da un moderno stato di diritto come è l’Italia del 2019. Al di là delle battute, la questione deve essere sviscerata meglio.

Cos’è realmente la castrazione chimica? Si tratta di una cura farmacologica che ha come obiettivo di ridurre i livelli di testosterone presente nell’organismo dello stupratore o pedofilo.

L’idea è che una pena di questo tipo funzioni da deterrente e riduca i casi di recidivi che, dopo essere stati condannati, commettono nuovamente il reato di violenza sessuale.

I PROBLEMI DI UN SIMILE PROVVEDIMENTO

Il Ministro dell’Interno, per porre freno alla sciagurata piaga delle violenze sessuali, è tornato a proporre il trattamento della castrazione chimica, cavalcando lo sdegno e la paura che tali reati sono in grado di suscitare nell’immaginario dei cittadini.

Questo provvedimento è già utilizzato in altri stati UE, ma va considerato che nei paesi europei in cui è previsto (Svezia, Finlandia, Germania, Danimarca, Norvegia, Belgio, Francia) si attua un uso limitato, opzionale e subordinato al consenso del condannato.

Senza contare che tale legge potrebbe cozzare contro la Costituzione, che all’art. 32 recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“.

Non vi è poi certezza che diminuendo l’appetito sessuale del condannato si riduca in maniera proporzionale il rischio che il comportamento criminoso si ripeta, visto che coloro i quali aggrediscono sessualmente in preda a compulsioni incontrollabili sono soggetti affetti da disturbi psichiatrici e, dunque, spesso del tutto carenti di qualsiasi capacità di autocontrollo.

Quindi a quanto pare incidere solamente sull’aspetto ormonale potrebbe non bastare a ridurre il rischio di ricadute, e quindi, di comportamenti recidivi.

GIULINI SMONTA LA CASTRAZIONE CHIMICA

Il messaggio di Giulini, un criminologo che nella Casa di Reclusione di Bollate ha avviato un progetto di recupero di stupratori e pedofili, è chiaro: manca l’integrazione tra la pena giustamente repressiva e punitiva ed un processo di trattamento psichiatrico volto alla cura dei disturbi che affliggono gli stupratori e i pedofili.

In una lettera scritta al sito Lettera43, Giulini, che opera anche all’interno del carcere milanese di San Vittore, ha ricordato come non sia scientificamente provato che riducendo la quantità di testosterone nel plasma si ottenga una riduzione della libido e dell’orgasmo nel soggetto, 

Secondo Giulini, la recidiva per questo tipo di reati è intorno al 17,18%, contro il 53% dei detenuti per altri reati, mentre per il trattamento con anti-androgeni la percentuale si abbassa al 6%; riguardo al trattamento psicologico dei cosiddetti good life model, i “modelli di buona vita”, la recidiva scende al 3%.

La sfida parrebbe essere più complessa e non possibilmente ridotta a uno slogan mediatico che, se funziona per i codici della comunicazione politica, rimane semplicistico in riferimento a un problema di tale natura.
Introdurre i detenuti in un percorso psichiatrico piuttosto che inasprire le pene che il sistema ha già provveduto a inasprire, in modo da prevenire invece che stabilire un provvedimento che ha tanto il sapore di accanimento punitivo, senza averne neanche l’efficacia.

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