LA “FACCIA DI BRONZO” DI PROCACCINI: “IL PM AVEVA SIMPATIE PER FRATELLI D’ITALIA, COSÌ ARRIVÒ LA MIA ARCHIVIAZIONE”

Nicola Procaccini
Nicola Procaccini

Nell’imperversare della campagna per il referendum sulla giustizia, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, ammette di essere stato favorito da un presunto giudice con simpatie per Giorgia Meloni

Non è nuovo l’ex sindaco di Terracina, attualmente europarlamentare, Nicola Procaccini, fedelissimo di Giorgia Meloni e co-presidente del gruppo ECR, a sortite contro la magistratura. Non da solo in questa crociata contro i magistrati, Procaccini si è dilettato in uno dei suoi video dal “ventre della balena” come è solito dire lui, avventurandosi in dichiarazioni che sarebbero gravissime se non fossero contenute in un concentrato di ricostruzioni artefatte e orientate. Un pasticcio.

Chiaramente militante per il Sì al referendum dei prossimi 22 e 23 marzo (e ci mancherebbe, legittimamente esprime le sue opinioni), Procaccini racconta, farcita di diverse omissioni e inesattezze, la storia dell’inchiesta “Free Beach”. Il 19 luglio 2022 scattarono gli arresti, tra cui l’allora Sindaca di Terracina, Roberta Tintari (di rito procacciniano), che terremotarono l’amministrazione terracinese di centrodestra, a trazione Fratelli d’Italia e soprattutto a trazione sua, di Procaccini. Successivamente, il Tribunale del Riesame revocò o sostituì le misure cautelari a carico degli indagati. Alcuni dei capi d’accusa vennero ridimensionati.

A marzo 2024 (a marzo dell’anno precedente, 2023, l’avviso di conclusione indagini), quasi due anni dopo dagli arresti, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai pubblici ministeri Giuseppe Bontempo e Antonio Sgarrella a carico degli indagati dell’inchiesta denominata “Free Breach”. Una inchiesta che era stata coordinata dall’ex Procuratore Aggiunto di Latina, Carlo Lasperanza, ed eseguita da Guardia Costiera e Carabinieri. Tra i 32 destinatari dell’avviso di conclusione indagine per cui la Procura, a marzo 2024, ha chiesto il rinvio a giudizio c’è anche l’ex Sindaco di Terracina, Roberta Tintari, la quale, invece, da Procaccini, oggi, nel suo video, viene descritta come una martire.

A distanza di due anni, non risulta ancora la fissazione dell’udienza preliminare davanti a un Gup del Tribunale di Latina, al netto di alcuni reati che con alta probabilità sono già prescritti. Una storia che con il DDL Nordio, che separa le carriere dei magistrati e istituisce due Csm e un’Alta Corte Disciplinare, non c’entra un tubo. Anzi, testimonierebbe semmai il contrario: ossia che, per quanto riguarda una inchiesta che ha messo insieme politici (tra cui lui, Nicola Procaccini), dirigenti, amministratori, imprenditori e professionisti, la magistratura non è stata ancora in grado di arrivare a un processo efficiente e giusto. Praticamente il sogno di tutti quei politici che da anni si sperticano per proteggere loro pari grado (l’abolizione dell’abuso d’ufficio ha già salvato molti politici o ex politici a Latina e provincia) e colletti bianchi.

Ma Procaccini, in una ricostruzione che fa concorrenza al teatro di Ionesco o Beckett (Aspettando Godot, al secolo Free Beach), spiega che la sua archiviazione in “Free Beach” non è stata dipesa dal fatto che le intercettazioni a suo carico erano inutilizzabili in quanto lui è un europarlamentare. Macché. La sua archiviazione si sarebbe concretizzata per mano di una giudice per le indagini preliminari, Giorgia Castriota, poi arrestata per corruzione ad aprile 2023, la quale, però, prima di archiviare gli avrebbe suggerito di andare a parlare con il pm titolare dell’inchiesta.

“Ogni volta che il mio avvocato chiede quando arriverà la mia archiviazione c’è sempre un motivo per rimandare – spiega nel video di propaganda per il Sì al referendum, Nicola Procaccini, dando la sua versione dei fatti datati 2022.

“Nel frattempo – prosegue Procaccini nel video – succede un fatto nuovo: il mio partito vince le elezioni e nasce il Governo Meloni. Poco dopo, il mio avvocato mi dice che la giudice per le indagini preliminari (nda: Castriota) è pronta per archiviare, ma dice che prima devo parlare con il sostituto procuratore, cioè il pm a capo dell’inchiesta”.

Procaccini continua a spiegare: “Incontro questo magistrato. È molto gentile, è molto affabile, non parliamo dell’inchiesta, parliamo di politica. Mi fa intendere di avere una certa simpatia per i nostri colori, mi racconta di essersi candidato al Csm. Ad un certo punto mi mostra persino un riconoscimento dato, credo a suo nonno, da Benito Mussolini. Ci salutiamo cordialmente e il giorno dopo la giudice archivia la mia posizione”.

In sostanza, Procaccini, che occupa il ruolo di europarlamentare, fa intendere di essere stato agevolato da un giudice con simpatie politiche rivolte a Fratelli d’Italia e a Giorgia Meloni. Il che, se fosse vero, testimonia il fatto che non andrebbero separate le carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, bensì tra magistrati requirenti e una certa politica che si giova del proprio potere senza nemmeno esercitarlo. Basta vincere le elezioni e avere un aiutino, ci dice l’europarlamentare, solo che a giovarne fu lui.

Procaccini ci sta dicendo che lui fu archiviato solo perché Fratelli d’Italia vinse le elezioni e il giudice che doveva richiedere la sua archiviazione era di simpatie politiche meloniane. Un fatto molto grave se fosse confermato e che lo stesso Procaccini si è guardato bene da denunciare nel 2022 quando fu archiviato dall’inchiesta Free Beach.

In realtà l’archiviazione su Procaccini arrivò sì dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni (settembre 2022), ossia a dicembre 2022, ma per ragioni che l’europarlamentare omette. Su di lui, la richiesta di archiviazione da parte del Procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e i sostituti Giuseppe Bontempo e Andrea Sgarrella fu un atto consequenziale a ciò che era accaduto a inizio dicembre 2022 quando fu negata dal Giudice per le indagini preliminari, Giorgia Castriota, la possibilità di chiedere all’Europarlamento l’utilizzo delle intercettazioni, contenute negli atti d’indagine, che vedevano “protagonista” il medesimo Procaccini.

Il Gip Castriota aveva, dunque, rigettato la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex primo cittadino poiché le intercettazioni, nelle quali Procaccini parlava con altri indagati o coinvolti nell’indagine, non erano utilizzabili. In sostanza, secondo il Gip, non erano emersi elementi sufficienti per inoltrare all’europarlamento la richiesta di autorizzazione a procedere.

L’udienza incidentale per Procaccini si era svolta l’8 agosto 2022 finalizzata ad acquisire prove a carico dell’europarlamentare, così come richiesto dalla Procura. I magistrati inquirenti chiedevano l’autorizzazione a procedere per Procaccini in modo da utilizzare le intercettazioni contenute nelle carte dell’inchiesta denominata “Free Beach”.

Come noto, Procaccini, sindaco di Terracina dal 2011 al 2019, era all’epoca, ed è, un europarlamentare e gode di immunità (non può essere arrestato, perquisito e intercettato), dunque l’autorità giudiziaria era obbligata a chiedere l’autorizzazione sia per indizi di prova a suo carico che per eventuali misure cautelari (non era questo il caso).

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Al centro dell’udienza l’episodio del contributo economico dato, secondo l’accusa illegittimamente, alla Coop “Mare e Monti 2018” di Avelli, in realtà del consigliere comunale Marcello Masci (un capo, in seguito, annullato dal Riesame di Roma insieme ad altre accuse). All’attenzione dell’udienza anche le ingerenze di Procaccini nei confronti della dipendente Suap per rilasciare la licenza a Oasi Sea Park e i favoritismi per la concessione dell’Arena del Molo alla “The Spot” di Zanchelli. Secondo gli inquirenti, la “The Spot srl” “era sponsorizzata politicamente dall’onorevole Procaccini, che avrebbe sostenuto la campagna elettorale per le elezioni europee“.

Procaccini rimaneva indagato per turbativa d’asta e induzione indebita a dare o promettere utilità. Gli avvocati avevano chiesto, e l’avevano ottenuto, il rigetto delle richieste della Procura poiché le intercettazioni a suo carico non sarebbero state legittime e casuali. Dopodiché arrivò la chiusura ufficiale dell’indagine a carico di Procaccini che usciva definitivamente dal procedimento in essere. Secondo il video di Procaccini una spinta alla sua archiviazione la diede un pm di cui non fa il nome che aveva simpatie politiche per Fratelli d’Italia e custodiva il ricordo di un nonno premiato dal Duce.

Ecco, per Procaccini, tale episodio non sarebbe, se fosse vero, un caso di grave condizionamento della magistratura da parte della politica, senza bisogno che la politica medesima faccia pressioni: praticamente un caso di magistratura talmente asservita da incensare da solo i vincitori politici e aiutarli con le archiviazioni di inchieste scomode. No, per Procaccini, sarebbe un buon motivo per votare Sì al referendum. Quale sia la logica lo sa solo lui, senza contare la faccia di bronzo a dire spudoratamente di essere stato probabilmente agevolato dal fatto di fare parte del partito dei vincenti e quindi graziato dalla magistratura.

Ora, non è dato sapere se quanto racconta Procaccini su quel magistrato (di cui non fa il nome), di presunte simpatie meloniane, sia vero o no. C’è, però, un unico dato asseverato dalle carte dell’indagine Free Beach: il politico più in vista a provare a fare pressioni su chi indagava nell’ambito dell’inchiesta su Terracina fu proprio lui, Nicola Procaccini.

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Molti indagati dell’inchiesta “Free Beach”, infatti, esplicitarono la loro insofferenza nei confronti della Polizia Giudiziaria che stava investigando su di loro, arrivando a sollecitare il trasferimento dell’allora Comandante della Guardia Costiera di Terracina, Emilia Denarogià menzionata nell’inchiesta che portò agli arresti di Suffer e Marcuzzi a Terracina, come destinataria di un tentativo di corruzione respinto dalla stessa. Non solo il fastidio nei confronti del Comandate Denaro ma anche verso l’ufficiale di polizia Samuel Sasso, tanto che furono presi contatti con il Comandante della Guardia Costiera di Gaeta Federico Giorgi e persino con l’allora Procuratore Aggiunto della Procura di Latina Carlo Lasperanza. Tentativi che andarono a vuoto e anzi costituirono un aggravante per gli esponenti politici che provarono l’azzardo.

Il Comandante Denaro aveva attirato su di sé l’acredine anche da parte del funzionario del Comune di Terracina Corrado Costantino, dell’allora Sindaca Roberta Tintari e dell’onorevole Nicola Procaccini, già in Europa ma sempre attento a ciò che accadeva nella sua Terracina. Il problema era che Denaro aveva esibito un provvedimento per acquisire dei documenti. Un affronto tale da indurre Tintari e Procaccini ad andare a parlare “con chi è sopra de lei“.

Anche Sasso era un ufficiale che dava noia a Procaccini il quale disse, intercettato al telefono con l’allora assessore Caringi, di aver parlato con l’ex Comandante di Sasso, Vaiardi. La questione del contendere, a gennaio 2020, era la scuola Fiorini di Terracina e una caldaia da cambiare: un fatto di cronaca che ebbe la sua eco a Terracina e che rientra nell’indagine “Free Beach”. E Procaccini, dopo il sopralluogo effettuato a scuola da Sasso e dai Vigili del Fuoco, spiegava a Caringi di voler interpellare il Comandante della Capitaneria di Porto di Gaeta Federico Giorgi.

L’incontro con Giorgi avvenne effettivamente il 17 gennaio 2020 e fu video-registrato alla presenza di Tintari, Procaccini e Costantino. Procaccini, già europarlamentare, si interessava ai fatti di Terracina a tal punto da lamentarsi dell’atteggiamento zelante della Capitaneria di Porto nei confronti dei dipendenti comunali. E ancora tutti e tre contestavano le indagini di Sasso, che invece stava facendo solo il suo lavoro. Il motivo? Stava “facendo le pulci” alle questioni calde della scuola Fiorini e del ponte ciclopedonale.

La Gip Castriota annotava nell’ordinanza di custodia cautalre che “destava particolare allarme il fatto che l’onorevole risultava perfettamente a conoscenza del contenuto degli atti di indagine e, in specie, quali documenti erano stati chiesti e acquisiti presso l’Azienda Speciale Terracina e persino quali domande erano state poste in sede di sommarie informazioni“. Per gli esponenti politici Tintari e Procaccini le indagini potevano comportare un danno d’immagine alla Giunta.

Un atteggiamento zelante, questo sì da parte di Procaccini, che mentre discettava dal ventre della balena europea con i suoi video-messaggi su Facebook, continuava a occuparsi dell’amministrazione a Terracina.

Il non plus ultra dei tentativi di contattare gli organi inquirenti si raggiunse quando il 27 gennaio 2020, l’europarlamentare Procaccini si recò a un incontro in via Ezio (sede della Procura), a Latina, con l’allora Procuratore Aggiunto Lasperanza (che ha coordinato le indagini che hanno portato agli arresti del 19 luglio 2022) e un maresciallo dei Carabinieri. E l’argomento era sempre lo stesso: Procaccini che si lamenta dell’attività troppo pressante della Capitaneria di porto. Il timore di Procaccini era che ci fosse stato un disegno politico volto a screditare l’amministrazione Tintari (all’epoca era prima cittadina facente funzioni, prima di vincere le elezioni a ottobre 2020).

Secondo il Gip Castriota, che motivava così le misure cautelari ai domiciliari di Tintari, Costantino e Percoco in ordine al possibile inquinamento probatorio, gli indagati si sarebbero serviti dell’europarlamentare Procaccini il quale contattò organi istituzionali e investigativi “nella vana speranza di delegittimare e paralizzare le operazioni investigative condotte dagli ufficiali Denaro e Sasso“.

E non era finita perché dopo oltre un anno, a marzo 2021, Procaccini disse alla Tintari che avrebbe avuto un incontro con il Comandante regionale Francesco Tomas e per questo chiedeva alla Sindaco di recuperare i documenti afferenti alle indagini della Guardia Costiera. Il Comandante Tomas ricevette sì Procaccini ma poi documentò, su richiesta dell’allora Procuratore Aggiunto Lasperanza, l’incontro con tanto di relazione definendolo, così come riportava il Gip Castriota, “un maldestro tentativo diretto a richiamare l’attenzione del Comandante sulle indagini della Guardia Costiera di Terracina e in particolare sull’ufficiale Sasso”. La scusa iniziale dell’incontro avanzata da Procaccini fu quella di affrontare alcuni temi afferenti alla immigrazione clandestina.

E ad essere coinvolta anche l’avvocato del Comune Martina Iannetti che avrebbe dovuto contattare il sostituto procuratore di Latina Giuseppe Miliano. Un incontro che non si concretizzò mai. Tra due settimane si deciderà se separare pm dai giudici. Quando si deciderà di separare l’arroganza e la faccia di bronzo dai politici?

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