INQUINAMENTO DISCARICA DI BORGO MONTELLO, ALTRO RINVIO DEL PROCESSO: “NON SI VUOLE FARE?”

Ecoambiente
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Il processo che vedeva alla sbarra ex esponenti di Ecoambiente per l’inquinamento delle falde presso la Discarica di Borgo Montello. Di imputati ne rimane solo, gli altri due, nel frattempo, sono deceduti

Ha ragione da vendere, Giorgio Libralato, l’attivista ambientale e consulente tecnico delle famiglie che abitano di fronto alla discarica di Borgo Montello, a commentare l’ennesimo rinvio del processo sulla falda inquinata con una domanda semplice: non si vuole celebrare?

Oggi, 24 marzo, ci sarà infatti, già comunicato dal Tribunale alle parti, “l’ennesimo rinvio dell’udienza, della bonifica, del risarcimento danni ai cittadini avvelenati per oltre 50 anni e della gestione post mortem, invece, dieci anni dopo il completamento dei volumi nessuna notizia”.

Nella giornata odierna, infatti, si doveva celebrare l’udienza, dopo l’ultimo rinvio dell’udienza che doveva svolgersi il 6 dicembre, in seguito al precedente rinvio del 14 giugno. Il Tribunale di Latina deciderà la nuova data. Il motivo dell’ennesimo rinvio? “Il Collegio sarà impossibilitato alla trattazione di tutti i processi già fissati in tale udienza per essere impegnato in concomitanti e plurimi procedimenti a carico di imputati detenuti, con misure cautelari anche prossime alle scadenze dei termini massimi di durata”. Una situazione di carico di lavoro eccessivo e che, purtroppo, non fa difetto a nessuno dei tre collegi del Tribunale di Latina. Peraltro, il referendum bocciato dagli italiani, se fosse passato, non avrebbe risolto alcunché di questa crisi cronica.

Scriveva sempre Libralato sul suo blog lo scorso febbraio: “Dopo Vincenzo Rondoni è morto anche Bruno Landi. Dei 3 imputati di un procedimento iniziato 21 anni fa (nel 2005) resta il solo Colucci Nicola. Il processo al Tribunale di Latina dopo troppi rinvii riprenderà il 24 marzo (nda: quando lo scriveva non sapeva dell’ennesimo rinvio). Si riuscirà ad arrivare ad un giudizio prima di quello divino? Esisterà mai un minimo di giustizia per Monte Inferno? Se per la morte di Rondoni dell’8/08/2023 (già assessore al comune di Latina con il sindaco Finestra) c’era stato il cordoglio dell’amministrazione comunale di Latina, se per Landi ci sarà quello della regione (e probabilmente non solo) in quanto presidente della stessa per due mandati, per le vittime incolpevoli del disastro ambientale di Borgo Montello che continua a seminare malattie le stesse Istituzioni sono rimaste in silenzio.

Nel passato lo hanno permesso questo disastro. Allo stesso modo non hanno attuato la gestione post mortem e nemmeno la bonifica che potrebbe ridurre gli effetti nefasti di una condotta criminale in quella che Carmine Schiavone definiva “provincia di Casale”.

Per quanto riguarda il processo, non si è ancora concluso l’esame di Rodolfo Napoli, il professore (in pensione) di Ingegneria Chimico-Sanitaria dell’Università Parthenope di Napoli e consulente del pubblico ministero Giuseppe Miliano. Ammessi come parti civili diversi cittadini che abitano di fronte alla discarica, tra cui la famiglia Piovesan, oltreché a Regione Lazio, Comune di Latina, Associazione Acqua Pulita, Legambiente e un comitato civico.

Napoli, che è stato anche consulente ambientale della provincia di Caserta, ossia nella cosiddetta Terra dei Fuochi, spiega che il problema della discarica di Borgo Montello nasce da lontano, almeno dal 1970. Ha esaminato tutti i bacini della discarica, in particolar modo quelli di Ecoambiente, un tempo partecipata dal Comune di Latina, e oggi nelle mani del gruppo riconducibile a Manlio Cerroni. La società gestisce gli invasi S0, S1, S2 e S3 della discarica Borgo Montello.

L’accusa contesta il reato permanente di “adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari”, vale a dire, in sostanza, l’inquinamento della falda che scorre sotto le aree gestite da Ecoambiente srl. Le indagini sulla falda millenaria di Borgo Montello sono iniziate nella prima decade degli anni Duemila, con un incidente probatorio risalente al 2007, per poi proseguire, tramite altri passaggi, al rinvio a giudizio dei coimputati nel 2014 con la prima udienza del processo fissata e svolta il 16 giugno del 2015.

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Il controesame del professor Napoli si è svolto sulla falsariga delle domande della difesa la cui tesi è chiara: non è Ecoambiente ad essere stata responsabile dell’inquinamento della falda nei bacini S0, S1, S2 e S3, in quanto i terreni erano inquinati già in precedenza – ad esempio sotto la gestione Capitolina – e, ad ogni modo, la medesima società provò con tutti i suoi mezzi, tecnici ed economici, a provvedere adempiendo a ciò che veniva sollevato dai vari enti pubblici, a cominciare dal Comune di Latina.

Il controesame del professor Napoli si è svolto sulla falsariga delle domande della difesa la cui tesi è chiara: non è Ecoambiente ad essere stata responsabile dell’inquinamento della falda nei bacini S0, S1, S2 e S3, in quanto i terreni erano inquinati già in precedenza – ad esempio sotto la gestione Capitolina – e, ad ogni modo, la medesima società provò con tutti i suoi mezzi, tecnici ed economici, a provvedere adempiendo a ciò che veniva sollevato dai vari enti pubblici, a cominciare dal Comune di Latina.

Ecco perché, nel corso del controesame, l’avvocato Marino ha tirato fuori un’ordinanza comunale risalente al 1998 che, in realtà, intimava all’allora gestore degli invasi (solo successivamente di Ecomabiente), ossia la società Capitolina, di apportare diversi lavori.

In tale ordinanza – la numero 22 del 22 maggio 1998 -, infatti, il Comune di Latina – Settore lavori Pubblici – Sezione ambiente e igiene del Territorio, disponeva diversi lavori da compiere. Esemplificativo l’oggetto dell’atto: “Siscariche dismesse S1, S2, S3 in località Borgo Montello interventi di bonifica ambientale e messa in sicurezza”.

“Visto il verbale del sopralluogo – si leggeva -, dal quale, constatata la fuoriuscita di percolato dalle vasche S0 ed S3 si evincono come indispensabili e di somma urgenza, presso i detti invasi, i seguenti interventi: immediato allontanamento del percolato presente nelle vasche fino alla misura che impedisca la tracimazione dello stesso; spillamento di idonea quantità del percolato dal corpo delle discariche in modo che siano mantenute in condizioni di sicurezza; riattivazione del sistema di smaltimento del biogas; stabilizzazione e ripristino delle sponde delle vasche di accumulo del percolato la cui stabilità risulta compromessa; stabilizzazione delle sponde delle discariche soggette a fenomeni erosivi previ studi specializzati appositamente predisposti”.

E ancora: “vista la nota 13/05/1998 dello SDAR di Latina…gli interventi da eseguire nelle discariche dismesse S1, S2, S3 risultano essere: sagomatura e riprifilatura del corpo delle discariche fuori terradreno gas che eviti il ristagno del gas in alcune porzioni della discarica…nucleo drenante con un geotessile non tessuto separatore a filo continuo…con una sottile membrana … che contribuisca ad aumentare l’efficacia del pacchetto impermeabile con raccolta e smaltimento del biogas; gestione del sistema di smaltimento del biogas; un geocomposito bentonitico costituito da due geotessili accoppiati mediante colla…di bentonite iodica naturale impermeabile; delle acque meteoriche con raccolta e smaltimento delle stesse, realizzato con …nucleo drenante in polietilene ad alta densità accoppiato dai due lati geotessile non tessuto separatore e filtrante a filo continuo (con rivestimento esterno i.. non aggredibile chimicamente); con terreno di riporto livellato e rullato per uno spessore non inferiore a 80 cm; rivestimento di copertura antierosive costituito da una biostuola da poggiare … terreno di riporto sottostante; spillamento del percolato esistente nel corpo delle discariche fino alla quota di metri… al piano di campagna esistente; schema esecutivo del pacchetto“.

Un documento fatto emergere dalla difesa per tentare di dimostrare che tutto era già inquinato prima dell’entrata in scena di Ecoambiente e che la stessa società, tramite la realizzazione di un polder da 1600 metri di circonferenza e una spesa di oltre 1 milione di euro, ha provato a sopperire alle mancanze dei gestori passati. Una tesi opposta a quella della Procura che, invece, addebita alla società il fatto che non ha adempiuto alla bonifica del sito.

Che la discarica fosse già inquinata, tuttavia, non lo mette in dubbio neanche il consulente dell’accusa: “Il sito di via Monfalcone negli anni ’90 – ha detto il professor Napoli – fu incluso nei siti da bonificar e fu nominata una commissione voluta dal sindaco che portò avanti le indagini sul sito”. Indagini sulla qualità dei rifiuti e geognostiche. Il problema è che quanto realizzato da Ecoambiente non fu funzionale, secondo il consulente della Procura. La ealizzazione del polder – che il professore chiama “cilindrone” – da applicare ai rifiuti avrebbe dovuto contenere 100mila metri cubi di percolato. Un cilindrone che pur avendo una circonferenza imponente “non sarebbe a contenere tutto il percolato”.

Successivamente il collaudo del polder, non solo fu realizzato con un quadro normativo cambiato, bensì dimostrò che quello strumento non avrebbe tenuto la quantità di rifiuti prodotti. Il consulente ha spiegato dell’operazione tardiva del collaudo del 2005-2008 dal quale si dimostrava il non funzionamento del polder.

La difesa, comunque, ha insistito sull’inquinamento pregresso, come quando ha sollevato la circostanza, racchiusa in un altro verbale, in cui si sarebbe dimostrato che dalle fauci della discarica fuoriusciva 1,5 litri al secondo di percolato (una quantità su cui il professore ha sollevato dubbi non essendo evidenti modalità di misurazione e temporalità) che, come ha specificato il consulente, finiva nel terreno per quantità imprecisate e che hanno incidenza inquinante per centinaia di anni.

Ciò che è certo – come ribadito dal consulente – è che nei terreni c’è un concentrato di ferro assolutamente fuori norma e che la “la discarica, così come è, non funziona”.

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