Una vasta operazione di polizia economico-finanziaria su tutto il territorio nazionale, coordinata dalla Procura della Repubblica di Velletri, è quella che ha coinvolto diversi soggetti pontini, tra cui Nicola Del Prete (classe 1987), figlio dell’assessore del Comune di Cisterna, Lino Del Prete, e Angelo Pennacchio (classe 1965). A coordinare le indagini il pubblico ministero di Velletri, Giuseppe Travaglini.
I finanzieri della Compagnia di Nettuno, supportati dalle unità cinofile “cash dog” del Gruppo di Fiumicino, dal personale dello S.C.I.C.O. (Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata) nonché dagli altri Reparti del Corpo competenti nelle diverse località interessate del Lazio, della Lombardia, della Campania, dell’Emilia Romagna e della Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare reale e sequestro preventivo e diversi decreti di perquisizione locale e personale, nei confronti di 48, tra persone fisiche e società. In tutto tra persone e società sono 70 gli indagati, tra cui anche la FDP Metal.
La Procura di Velletri ha chiesto l’arresto in carcere di dodici persone, tra cui i cisternesi Nicola Del Prete e Angelo Pennacchio, considerato la mente del sistema di frodi fiscali e già coinvolto in passato indagini penali. Del Prete ha già svolto l’interrogatorio preventivo così come gli altri indagati e il giudice per le indagini preliminari non si è ancora espresso sull’eventuale misura. Molti dei coinvolti sono considerati teste di legno dell’associazione per delinquere che aveva la sua testa a Cisterna con Pennacchio.
Del Prete è stato già coinvolto in una rilevante operazione della Guardia di Finanza nel 2024. Il Riesame di Roma, a fine settembre 2024, aveva parzialmente ridotto il sequestro a carico di Nicola Del Prete, figlio dell’assessore all’ambiente di Cisterna, Pasquale Del Prete detto Lino, e titolare dell’impresa FDP Metal. Lo stesso Riesame di Roma aveva disposto il dissequestro dei beni mobili e immobili della società Fdp Metal srl, assistita dall’avvocato del Foro di Latina, Massimo Frisetti. L’impresa ha sede legale a Roma, ma la sua unità operativa è a Cisterna di Latina, riconducibile alla famiglia Del Prete, dove svolge la sua attività nel campo dei rifiuti.
Ad essere indagato nell’operazione della Procura di Velletri anche un omonimo del figlio dell’assessore, Nicola Del Prete (classe 1965), legale rappresentante della ILM S.r.l. Il 61enne è stato coinvolto lo scorso aprile 2026 in una maxi indagine su rifiuti non autorizzati.
Il sequestro, in quel caso, ha riguardato l’azienda Ilm srl, sita in Via Maremmana, a Sabaudia, frazione Borgo San Donato, delle relative quote societarie e di 11 automezzi, nell’ambito di un procedimento penale che ha coinvolto altri 28 soggetti. Anche il secondo Nicola Del Prete è assistito dall’avvocato Massimo Frisetti.
Per quanto riguarda l’operazione odierna, il valore dei beni sottoposti a sequestro ammonta a oltre 4,5 milioni di euro e comprende quote societarie nonché proprietà mobiliari e immobiliari. In corso di quantificazione le disponibilità finanziarie sui conti correnti.
Agli indagati, l’Autorità Giudiziaria veliterna ha contestato i reati di associazione per delinquere, dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di crediti fiscali, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’indebita percezione di erogazioni pubbliche.
L’attività investigativa, avviata nel 2023, ha ricostruito uno strutturato meccanismo di frode fiscale, gestito da un’associazione per delinquere radicata tra le province di Roma e Latina che, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti emesse da società cartiere formalmente operanti nei settori dell’edilizia, della telefonia e del commercio, ubicate nelle citate province e in quelle di Cosenza, Milano e Napoli, offriva un servizio “chiavi in mano” che permetteva ai propri clienti non solo di evadere le imposte ma altresì di beneficiare di crediti fiscali inesistenti.
Nello specifico, dopo l’emissione delle false fatture a favore delle società e delle ditte individuali “clienti” dell’associazione, i sodali si occupavano anche, dopo una serie di passaggi di denaro “a cascata” effettuati da compiacenti prestanome, effettuati da compiacenti prestanome, di procedere alla retrocessione del denaro contante equivalente al risparmio fiscale (profitto del reato), al netto di una commissione trattenuta per l’illecito servizio di smobilizzo.
Sono risultate complessivamente coinvolte nel meccanismo fraudolento 64 società e ditte individuali, che hanno complessivamente emesso fatture false per oltre 24 milioni di euro, così determinando un’evasione d’imposta di oltre 4 milioni di euro. Inoltre sono stati generati crediti fiscali inesistenti, legati principalmente ad agevolazioni per le imprese e investimenti nel Mezzogiorno, per quasi 23 milioni di euro, di cui circa 1,5 milioni di euro già utilizzati in compensazione attraverso il canale telematico dei modelli F24, abbattendo così i debiti previdenziali e fiscali reali.
L’analisi dei sottostanti flussi finanziari ha, inoltre, fatto emergere complesse attività di riciclaggio – attraverso l’interposizione di prestanome – e di auto-riciclaggio, connesso al diretto reimpiego dei proventi illeciti nell’economia legale. Tale meccanismo ha permesso ai principali indagati di acquistare beni mobili e immobili per oltre 3,7 milioni di euro, tra cui un appartamento, una prestigiosa villa con piscina, un immobile industriale, auto di grossa cilindrata, motoveicoli d’epoca e una imbarcazione da diporto.
Le investigazioni hanno infine permesso di contestare ad alcuni indagati ed ai loro familiari l’indebita percezione di contributi N.A.S.p.I. per complessivi oltre 80.000 euro, erogati dall’INPS a seguito di fittizi rapporti di lavoro intercorsi con le medesime società cartiere.
Proprio nel corso di una delle perquisizioni, l’impiego di sonde videoscopiche ha consentito ai militari di rinvenire, occultati all’interno di un tavolo da biliardo, 100.000 euro in contanti, unitamente a svariati preziosi e decine di orologi di pregio, il cui valore di mercato supera i 300.000 euro. Sono state infine sequestrate 84 cartucce calibro 6,35: per il proprietario è scattata anche la denuncia per detenzione illegale di munizioni.
Le ulteriori attività svolte, estese capillarmente sul territorio nazionale, hanno consentito inoltre di sequestrare ulteriori 9 immobili, tra i comuni di Roma, Cisterna di Latina, Ariccia, Zagarolo, Fonte Nuova e Riofreddo, oltreché a 32 tra auto e moto e 5 macchinari industriali, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.
Tra gli indagati pontini ci sono anche i famigliari di Pennacchio, Andrea Borgetti, Stefano Chiarucci, Martina Fieramonti, Anna Germani, Bruno Mastrilli, Massimo Raimondi, Alessandro Trabacchin e Giacomo Pietrangeli, tutti di Cisterna. Indagato anche Antonio Piscitelli di Aprilia, Valentina Savo di Latina e Alessia Trulli.
Tra le società interessate dall’indagine, come detto, la Fdp Metal e la Ilm dei due Del Prete. Coinvolta anche la Ntrade di Nicola Del Prete (1987) e Opus 360 srl di Pennacchio e dei suoi famigliari, con sede a Cori. Le altre società si trovano tra Roma e Pomezia.
Pesanti le accuse nei confronti di Angelo Pennacchio, della figlia Greta e della compagna dell’uomo, Pamela Campion. Secondo la Procura, la famiglia Pennacchio, avvalendosi di società fittizie, formalmente amministrate da teste di legno ma riferibili a loro, tra cui Ro.Be.Ma. s.r.l., A.F. Costruzioni s.r.l., Italia Lavori s.r.l., Atlantide s.r.l. e Opus 360 s.r.l., Urbe Sistemi s.r.l., Edil Verde s.r.l., Services & Lighting s.r.l., Bright s.r.l., G.P. Rent s.r.l.s., Erresse Immobiliare s.r.l., Itmonline s.r.l. e tante altre nonché di numerose persone fiduciarie, avrebbero compiuto operazioni finalizzate ad ostacolare la provenienza illecita di ingenti somme di danaro.
Per farlo, gli indagati avrebbero compiuto una rilevante evasione fiscale, rendendo difficoltosa la ricostruzione delle somme attraverso scambi finanziari schermati da fatture per operazioni inesistenti con società fittizie. Il denaro di provenienza illecita attraverso un lungo iter sarebbe tornato nella disponibilità dell’evasore al netto degli utili percepiti dagli associati per la loro prestazione, utili poi reinvestiti in altre attività o beni. L’attività dell’associazione per delinquere si è strutturata nel tempo, attraverso uno schema di riciclaggio multilivello.
Dai conti correnti di Fdp Metal e Ilm dei Del Prete, oltreché alle altre due società “La bottega del Ferro” e “Le Palme”, sarebbero stati trasferiti circa € 3,5 milioni, provento di evasione fiscale , attraverso movimentazioni finanziarie a favore delle società controllate dai Pennacchio. Dopo almeno un altro passaggio, i soldi sono stati ulteriormente trasferiti, attraverso bonifici, assegni, vaglia postali ed altri strumenti finanziari sui conti di ulteriori soggetti o prelevati in contanti presso sportelli bancomat in parte dallo stesso Pennacchio, utilizzando carte intestate a terzi.
Secondo gli inquirenti, i Pennacchio con Alessia Trulli avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti di altri soggetti per oltre un milione e 200mila euro. Tra le società anche Fdp Metal di Del Prete per oltre 450mila euro. A Nicola Del Prete viene contestata una evasione dell’Ires con la società FDP Metal di oltre un milione di euro. All’altro Del Prete (classe 1965), con la sua Ilm srl, l’evasione Ires ammonta a oltre 700mila euro.
Del Prete (classe 1987) è accusato di aver impegnato i soldi provenienti da delitti tributari per acquistare una case e il complesso industriale in Via Reynolds. Pennacchio, invece, ha acquistato auto di lusso e anche orologi e gioielli per un valore di 50mila euro.
