FASE 2. AUTO INCOLONNATE E PENSIERO UNICO: NON ABBIAMO IMPARATO NULLA DAL LOCKDOWN

inquinamento atmosferico

Uscire in auto con i propri conviventi, senza mascherina e senza l’obbligo di stare in due (uno davanti e l’altro passeggero sui sedili posteriori, come era previsto fino al 3 maggio scorso), non è più oggetto di sanzione se si rimane nell’ambito del proprio nucleo familiare. A novellarlo è l’ultimo DPCM, norma che riammette tra le azioni legittime anche il ritiro del cibo da asporto. Ma come qualsiasi azione rilevante, spetta al singolo scegliere in che modo esercitare i propri diritti, facendo appello al proprio buonsenso, se se ne dispone di uno. 

È vero che uno Stato che norma qualsiasi comportamento burocratizzabile tende a soffocare il senso di responsabilità del singolo, ma l’assennatezza è qualcosa che si coltiva personalmente e l’eventuale assenza è solo una dichiarazione di manifesto egoismo.

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Le code chilometriche di autovetture in fila al McDrive non sono state un fenomeno prettamente latinense perché i serpentoni di auto si sono dipanati sinuosi anche per le strade di Aprilia, ma anche a Roma, Cagliari, Vercelli, Biella, Varese, Catania, Bari e magari in molti altri centri abitati dello Stivale. Moltissime persone in tutta Italia, allo scoccare della fase 2, hanno sentito il bisogno di rivendicare i propri diritti e lo hanno fatto tutti allo stesso modo: sono usciti per prendersi un panino. Fair enough. Il problema è che lo hanno fatto in centinaia, forse in migliaia, tutti in soli due punti vendita per quanto riguarda Latina, incolonnati un veicolo dietro l’altro che procedeva a singhiozzo, una prima marcia ingranata subito strozzata, aspettando per ore di guadagnare decimetro dopo decimetro molto probabilmente col motore acceso. Se questo è l’approccio al nuovo corso della quotidianità post-Covid, niente di buono all’orizzonte.

Eppure riecheggia ancora tra le cronache nazionali il gridolino di commozione sui social alla vista di mappe satellitari che indicavano una migliorata qualità dell’aria nazionale – se non quando mondiale – a seguito del lockdown: meno veicoli in circolazione, meno impianti di riscaldamento negli amplissimi uffici dei centrocittà e forse anche meno impianti industriali attivi avevano permesso. Subito dopo questi riscontri oggettivi, diversi eminenti studi confermavano la tesi supportata da Latina Tu già ai primi di marzo: l’inquinamento atmosferico potrebbe aver peggiorato l’aggressività del Covid a causa soprattutto del particolato ultrafine (PM 2.5) – ma anche degli altri inquinanti volatili – che ha come bersaglio gli apparati respiratori e cardiocircolatori, stesso target del Coronavirus ai danni dei numerosissimi malati sintomatici e delle decine di migliaia di vittime. Quindi, prendere la macchina e riversarsi in centinaia (se non migliaia) mossi esclusivamente dal bisogno di soddisfare quello che può essere definito come un vezzo, è stata un’occasione in cui la società ha dimostrato di non possedere quel buonsenso necessario a un buon funzionamento di una comunità, al di là di quello che le norme e leggi prescrivono. 

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Si poteva optare per un’altra meta per evitare l’incolonnamento. Si poteva rimandare l’appuntamento col McMenu aspettando che scemasse la foga generale. Si poteva fare un panino a casa. Si poteva avere pazienza. Si poteva ragionare. Si poteva prendere ognuno la propria piccola quota di responsabilità verso l’ambiente, e non produrre gas di scarico chiusi nel proprio abitacolo per mangiarsi due, dieci, cento McBacon. Ci vorrebbe un’altra cassa per pagare gli inquinanti prodotti, in questo modo in quanti avrebbero avuto la voglia di incolonnarsi per ore?

Sulla scia di questa domanda retorica e con la speranza che, al contrario, questi due lunghi mesi di lockdown abbiano aperto aperto la porta a riflessioni sull’impatto del nostro vivere su ciò che ci circonda, si auspica che ognuno rifletta di più sulle parole che sceglie di utilizzare perché queste scelte producono maggiore chiarezza tra le proprie idee, le affinano, rendendo le proprie azioni più consapevoli.

PREFERISCI UN MONDO CHE PARLA COSÌ….

  • Se vuoi qualcosa prendila, senza domandarti se quello che fai avrà delle ripercussioni.
  • Perché impegnarsi per esprimere la propria personalità quando si può replicare quello che fanno tutti senza stare lì a pensarci troppo.
  • Fai quello che ti passa per la mente, l’importante è farlo col cuore. 

…O COSÌ?

  • Se vuoi qualcosa prendila, ma pensa a come evitare le ripercussioni che potresti causare.
  • Osserva quello che ti succede intorno, prendi il buono, scarta il mediocre e esercitati a esprimere la tua personalità.
  • Ascolta quello che la tua pancia o il tuo cuore ti suggeriscono e dàgli forma con le tecniche che la tua mente ha incamerato.
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