Campagna e Majocchi (Partito Democratico): “Estate Latina 2026, fare cultura per associazioni e realtà continua a essere impossibile. Nessun sostegno reale dal Comune. Presentiamo interrogazione”
Rispetto all’anno precedente spariscono contributo economico e gratuità esplicita del suolo pubblico. Più costi, più burocrazia e più responsabilità sulle spalle di associazioni e operatori culturali.
“Latina è la seconda città del Lazio, capoluogo di provincia, ma per le piccole associazioni e per le realtà culturali fare cultura continua a essere complicatissimo. Il bando Estate Latina 2026 ne è l’ennesima dimostrazione: arriva tardi, scarica costi e responsabilità sui proponenti, non prevede un sostegno economico chiaro e conferma l’assenza di una vera politica culturale cittadina”.
Così i consiglieri comunali del Partito Democratico Valeria Campagna e Leonardo Majocchi intervengono sull’avviso pubblico per la presentazione di proposte da inserire nel calendario “Estate Latina 2026”.
“Il primo dato è emblematico: il periodo degli eventi parte il 1° giugno, ma la scadenza per presentare le domande è fissata al 21 giugno. Si arriva quindi a estate già iniziata, senza una programmazione seria e senza il tempo necessario per costruire un cartellone all’altezza di una città capoluogo. Un grande e triste classico dell’Amministrazione Celentano tra approssimazione e ritardi e rincorsa agli eventi”.
Per Campagna e Majocchi, il problema è anche l’impostazione complessiva del bando. “Ancora una volta si chiede alle associazioni di animare la città, portare persone nel centro, sul lungomare. Poi però queste stesse realtà vengono trattate come veri e propri operatori professionali, caricandole di costi, autorizzazioni, responsabilità, assicurazioni, SCIA, pulizia, sicurezza e adempimenti. Il Comune vuole il calendario pieno, ma non mette davvero le associazioni nelle condizioni di fare cultura”. Il confronto con l’anno precedente, secondo i due consiglieri, è significativo.
“Nel 2025 erano previsti espressamente il possibile contributo economico e l’eventuale gratuità dell’occupazione di suolo pubblico. Non era un bando perfetto, ma quest’anno si è riusciti a fare peggio. Nel 2026 questi riferimenti spariscono o comunque non sono più formulati in modo chiaro. Restano invece a carico dei proponenti la gestione del progetto, i costi di realizzazione, le autorizzazioni, la SCIA se dovuta, la copertura assicurativa, la pulizia dei luoghi e le responsabilità per eventuali danni. Sappiamo già quale sarà la risposta dell’amministrazione: ci verrà detto che il sostegno del Comune esiste, ma la verità è che per una piccola realtà barcamenarsi in questo mare di costi e burocrazia è nei fatti impossibile.
Se si chiede alle associazioni di organizzare eventi gratuiti e contribuire alla vita sociale della città, allora il Comune deve prevedere contributi diretti oppure quantomeno sollevare i proponenti da una parte significativa dei costi che oggi restano sulle loro spalle, come avviene altrove. Le associazioni non chiedono favori, chiedono condizioni minime per poter lavorare. Se devono pagare assicurazioni, autorizzazioni, eventuali tecnici, service, impianti, diritti, pulizia, sicurezza e altri adempimenti, senza un contributo economico chiaro e senza nemmeno la gratuità esplicita del suolo pubblico, allora non si sta promuovendo la cultura. Si sta semplicemente chiedendo al tessuto associativo di supplire alle mancanze dell’amministrazione”.
Anche il meccanismo della gratuità, per Campagna e Majocchi, rischia di diventare contraddittorio. “Il bando assegna un punteggio aggiuntivo agli eventi gratuiti. Il principio è giusto, ma diventa contraddittorio se tutte le spese restano sulle associazioni: chi introduce un biglietto per coprirne almeno una parte viene penalizzato. Così si rischia di scoraggiare le realtà più piccole e di abbassare la qualità delle proposte”.
“Comprendiamo il risalto dato al Carnevale estivo, ma non può esserci solo questo. Latina ha un tessuto culturale vivacissimo, fatto di teatro, musica, danza, letteratura, cinema, arti visive, fotografia, poesia, divulgazione storica, laboratori e attività culturali di quartiere. Lo si chiama quando serve riempire il calendario, ma lo si lascia solo davanti a costi, burocrazia e responsabilità”.
Per i due consiglieri, anche la gestione dell’avviso da parte del Dipartimento Turismo rivela un problema politico.
“Ma dov’è la cultura? Chi se ne occupa in questa città? Non può essere ridotta ad attrazione turistica o riempitivo di calendario. Latina non ha nemmeno un assessore dedicato e la delega è rimasta alla Sindaca. Oltre alla stagione teatrale, quale visione è stata proposta e quale sostegno è stato dato ad associazioni, artisti, compagnie e realtà giovanili?”.
Secondo Campagna e Majocchi, il bando rischia così di favorire soprattutto chi dispone già di risorse, sponsor, tecnici e capacità organizzativa.
“Una piccola associazione deve prima chiedersi quanto costeranno SCIA, assicurazione, impianti, pulizia e sicurezza. Se queste risposte non sono chiare, il bando non allarga la partecipazione: la scoraggia. Molti Comuni, anche più piccoli, finanziano direttamente spettacoli, rassegne e iniziative; Latina chiede invece alle associazioni di arrangiarsi, come se il loro lavoro non avesse costi”.
“Se poi il vero obiettivo dell’avviso è favorire eventi già strutturati o già individuati, lo si dica chiaramente. Ma si smetta con la retorica sulla cultura e sulla partecipazione: una cosa è costruire una politica culturale, un’altra è usare le associazioni come riempitivo di calendario lasciandole sole davanti a ogni ostacolo”.
Campagna e Majocchi annunciano infine un’interrogazione. “Chiederemo perché, rispetto al 2025, siano spariti i riferimenti al contributo economico e all’eventuale gratuità del suolo pubblico, quali risorse siano destinate alle attività culturali, perché il bando sia arrivato così tardi e quale sia la strategia culturale dell’amministrazione. In assenza di interlocutori e risposte chiare, porteremo la discussione in ogni sede possibile”.
