EREDI CAMBELLOTTI, RANALDI: “SIA INIZIO DI UNA POLITICA CULTURALE SERIA”

Museo Cambellotti, Nazzareno Ranaldi, “Sia inizio di una politica culturale seria, un’occasione per il Centenario”

Il consigliere comunale di PerLatina2032 interviene a proposito della richiesta degli eredi di Duilio Cambellotti, che chiedono la restituzione delle opere donate o concesse al Comune di Latina, per il mancato rispetto degli impegni: “Patrimonio della città da valorizzare, rappresenta storia del territorio, deve diventare centro di studio, non semplice deposito. Chiediamo resoconto delle attività e piano per un nuovo accordo, che coinvolga il Consiglio comunale: Latina non può permettersi di perdere il Museo”

“La notizia del ricorso notificato dagli eredi di Duilio Cambellotti al Comune di Latina non riguarda soltanto la proprietà di alcune opere. Riguarda il significato stesso del Museo civico, nato nel 2005 nell’ex Opera Balilla grazie alla generosità della famiglia dell’artista e a un patto con la città, che conserva la storia del territorio”, dichiara Nazzareno Ranaldi, consigliere comunale in quota PerLatina2032, a proposito della richiesta della famiglia dell’artista di restituite le opere concesse al Comune per il mancato rispetto degli impegni alla base delle cessioni. “Il Museo Cambellotti non deve diventare terreno di scontro, ma il primo banco di prova di una politica culturale seria per Latina 2032”.

Secondo gli eredi, il museo avrebbe progressivamente perso la funzione originaria: non solo luogo in cui custodire ed esporre le opere, ma centro di studi, iniziative e pubblicazioni capace di tenere viva la conoscenza di Cambellotti e del suo rapporto con l’Agro Pontino. “Il nodo è giuridico – spiega Ranaldi – Accanto alle opere acquistate dal Comune, il patrimonio comprende lavori entrati attraverso donazioni e comodati, alcuni dei quali legati a precisi impegni: sviluppare il museo, valorizzare l’opera dell’artista, promuovere studi, convegni e pubblicazioni. Impegni che, a quanto riferiscono gli eredi, sarebbero stati recepiti in atti ufficiali di consiglio e giunta”.

Continua il consigliere: “Prendiamo atto con favore della disponibilità di una seduta ad hoc annunciata dal presidente della Commissione Cultura. Perché sia un confronto utile, chiediamo che sia supportato da documenti. In particolare, chiediamo: la trasmissione degli atti di donazione e comodato e delle relative delibere; una relazione sullo stato di conservazione delle opere, compreso il restauro delle due versioni della Pace; il cronoprogramma e le risorse per sicurezza, vigilanza e attività scientifica; il coinvolgimento del Consiglio comunale nella definizione del nuovo accordo”.

Sarà ora compito del Comune dimostrare, atti alla mano, quanto realizzato in questi anni. “Ma un dato è già evidente: un museo che dispone di circa 3mila euro l’anno di risorse ordinarie, come ha riferito la stessa direttrice in Commissione Cultura, non può garantire vigilanza, conservazione e programmazione scientifica. E un luogo di questa natura non può essere trattato come una sala disponibile per qualunque iniziativa: lo scorso marzo vi si è svolta una selezione regionale di un concorso di bellezza per adolescenti, scelta non coerente con la vocazione del museo e che ha già sollevato legittime perplessità”, ricorda Ranaldi. “Non è il primo contenzioso: nel 2023 i proprietari di undici opere ne chiesero la restituzione, e la vicenda si chiuse con una conciliazione. Un secondo episodio in tre anni dice che il problema non è episodico, ma di indirizzo”.

Il consigliere comunale riannoda i fili storici che legano l’artista al territorio: “Cambellotti, del resto, non appartiene soltanto alle sale di piazza San Marco. Le sue opere sono presenti nella sala della Provincia, presso il Tribunale, nei monumenti ai Caduti di Priverno e di Terracina e in diverse città e borghi della provincia di Latina. Un patrimonio diffuso che, messo in rete, costituirebbe un vero itinerario alla scoperta del territorio in cui l’artista ha lavorato per gran parte della sua vita: un tour culturale di cui il museo dovrebbe essere la porta d’ingresso e il centro di documentazione”.

Un nome importante nella cultura italiana: “C’è poi una dimensione che il museo dovrebbe raccontare con più forza: l’impegno civile ed educativo. Insieme a Sibilla Aleramo, Giovanni Cena, Alessandro Marcucci e Angelo Celli, Cambellotti fu attivo nella promozione delle scuole per i figli dei contadini dell’Agro romano, le cosiddette scuole della domenica, alle quali prestò la propria opera di decoratore perché i bambini fossero accolti in ambienti belli, pratici e salubri. È una storia che parla di Latina e delle origini del suo territorio, e che merita studi, mostre e pubblicazioni”, sottolinea Ranaldi. “Il rapporto fra la famiglia Cambellotti e la città viene da lontano. A partire dal 1996 e fino al 2002 sono giunte a Latina opere e un cospicuo nucleo documentario sull’Agro Pontino, con l’intento di costituire un fondo che raccontasse il legame fra l’artista e il territorio: dall’esecuzione della Fonte della Palude ai fregi della Prefettura e del Tribunale di Littoria, dai monumenti ai Caduti di Priverno e Terracina ai progetti scenografici per il cinema. È su questa fiducia che nasce, e viene intitolato all’artista, il museo. Nel frattempo, gli eredi hanno affidato il fondo principale all’importante istituzione del Mart di Trento e Rovereto, a conferma del valore scientifico di questo patrimonio. Latina custodisce il nucleo più legato al territorio: ha il dovere di farlo vivere come centro di studio e non come semplice deposito”.

Un’occasione per posizionare Latina in un percorso nazionale, per il consigliere: “Vi è poi un paradosso che merita attenzione. Nella nostra città operano studiosi ed esperti di Cambellotti che vengono chiamati periodicamente dal Mart di Rovereto per consulenze sull’artista, mentre nessuna analoga forma di coinvolgimento sembra riguardare il museo cittadino. Una competenza riconosciuta fuori Latina e non valorizzata a Latina: ne va fatta una risorsa, istituendo un comitato scientifico stabile che affianchi la direzione del museo”.

“Tutto questo accade mentre Latina si prepara al percorso verso il Centenario, con una legge ad hoc e una fondazione dedicata. – conclude Ranaldi – Lo fa però con una delega alla Cultura trattenuta dalla sindaca e non accompagnata da una programmazione riconoscibile per la seconda città del Lazio: troppo spesso si rincorrono gli eventi senza una cornice. Perdere o ridimensionare la collezione Cambellotti significherebbe affrontare il Centenario privi del nostro presidio culturale più rappresentativo, con il rischio concreto di compromettere la permanenza nel sistema museale regionale”.

“Per questo dobbiamo scongiurare il rischio che l’intero patrimonio, opere e documentazione, prenda altre direzioni, come l’ipotesi di un trasferimento a un altro museo riportata dalla stampa. Altrove, infatti, istituzioni che custodiscono le opere svolgono attività di studio e approfondimento e mettono a disposizione risorse che producono un ritorno stabile per il territorio che le ospita, attraverso le visite e il turismo culturale. Se Latina perdesse la collezione, rinuncerebbe non solo a un patrimonio identitario, ma anche a quella ricaduta che oggi, per mancanza di investimento, non riesce ancora a cogliere”.

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