DROGA, SCOMMESSE E SPEDIZIONI PUNITIVE: 27 ARRESTI TRA POMEZIA E NETTUNO, COINVOLTO EX STELLA DEL RUGBY

Il locale sequestrato

Operazione antidroga sul litorale romano: la Squadra Mobile e la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma eseguono 27 arresti

Ipoliziotti della Squadra mobile di Roma, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito 30 ordinanze di custodia cautelare ai danni dei componenti di due gruppi criminali in concorrenza tra loro per il predominio dello spaccio nel basso litorale romano.

I reati contestati sono associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, detenzione illegale di arma da fuoco, trasferimento fraudolento di valori ed auto riciclaggio.

La droga e il fucile sequestrato

Sono 30 gli indagati accusati e gravemente indiziati, a vario titolo, del delitto di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, detenzione illegale di arma da fuoco, trasferimento fraudolento di valori ed auto riciclaggio. 27 le persone destinatarie di custodia cautelare in carcere, 1 agli arresti domiciliari, mentre per 2 tra le persone coinvolte è stato disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, e infine un’altra destinataria della misura “interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale”.

Gli investigatori durante le indagini sono riusciti a scoprire, anche grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, come nel territorio compreso tra Pomezia e Nettuno, due fazioni criminali si contendessero il monopolio del mercato della droga. Tra gli arrestati non sono mancati episodi violenti come una spedizione punitiva ed un tentato omicidio. La pax dello spaccio sarebbe finita quando uno spacciatore sarebbe passato da un gruppo all’altro: un cambio di casacca che ha costretto lo stesso a diventare collaboratore di giustizia così da evitare guai.

Le indagini hanno anche permesso di documentare numerose operazioni di autoriciclaggio durante le quali i proventi delle attività di spaccio sono stati investiti per l’acquisto di società, immobili, auto e orologi di lusso, beni poi sequestrati dai poliziotti insieme a 10 chili di cocaina, 75 di marijuana, una piantagione di marijuana, 4 pistole ed un fucile.

Durante le perquisizioni è stato arrestato anche un altro uomo perché trovato in possesso di un chilo e mezzo di hashish e 30 grammi tra cocaina e chetamina.

All’operazione hanno collaborato anche gli agenti del Reparto prevenzione crimine, del Reparto mobile e del Reparto volo di Roma, oltre a quelli delle Squadra mobili di Latina, Benevento e Ravenna, per un totale di circa 300 operatori.

La perquisizione durante il blitz

I boss, secondo gli inquirenti, avevano allestito un giro di spaccio da centinaia di migliaia di euro fra il 2019 e il 2020 riciclando poi i proventi della droga in attività legali come tre società dedite a scommesse sportive e al gioco d’azzardo, che sono state sequestrate insieme con ville e beni di lusso, compresi orologi e auto di valore.  

L’operazione, che si è sviluppata anche a Ravenna e Benevento, ha consentito di ricostruire un giro di punizioni nei confronti di spacciatori ritenuti infedeli. Da qui anche l’accusa nei confronti di uno dei boss di tentato omicidio perché ha organizzato una spedizione nei confronti di un uomo ritenuto responsabile di uno sgarro alla banda.

Le indagini, avviate dalla Squadra Mobile tra il 2019 ed il 2020 e coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia capitolina, sono state anche corroborate dalle propalazioni del collaboratore di giustizia, documentando l’esistenza di due distinti sodalizi criminali, operanti nella zona sud della Capitale con ramificazioni sul basso litorale romano ricompreso tra i comuni di Pomezia e Nettuno ed in concorrenza fra loro per il predominio del monopolio del mercato della droga in quei territori, in particolare, cocaina e marijuana.

È stato accertato, in termini di gravità indiziaria, l’esistenza di un primo sodalizio, diretto da Francesco Marinacci, coadiuvato da “luogotenenti” impegnati nell’immissione dello stupefacente nei Comuni di Pomezia-Torvajanica, Ardea, Anzio, Nettuno e anche ad Aprilia che si è anche reso responsabile della spedizione punitiva nei confronti di uno spacciatore della consorteria concorrente, anch’essa con uno schema organizzativo analogo e capeggiata da Sami Panico, ex giocatore della serie A di rugby con le Zebre di Parma e con diverse presenze in Nazionale. A Panico, già a ottobre 2018, nella sua villa di Torvajanica, i carabinieri avevano trovato quasi due chili di droga, tra hashish e marijuana. L’ex rugbista fu arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Anche Marinacci era stato citato nei verbali del collaboratore di giustizia Sante Fragalà, ex affiliato all’omonimo clan coinvolto in arresti, sequestri e processo con l’operazione “Equilibri” del 2019. “Francesco Marinacci anche lui ci pagava 1.500 euro a settimana”.

Tra gli arresti figura anche il nome di Luca Giampà. L’uomo, arrestato questa mattina, accusato di tentato omicidio e detenzione di arma da fuoco, è il marito di Mafalda Casamonica, appartenente all’omonimo clan balzato agli onori delle cronache nella vicenda giudiziaria della “talpa” della procura di Roma, dove venne arrestata la praticante avvocatessa Camilla Marianera e il suo fidanzato Jacopo De Vivo. Entrambi, tra le varie accuse sono a processo proprio perché accusati di aver “venduto” informazioni riservate su indagini in corso su Luca Giampà. Secondo gli inquirenti Giampà sparò al cognato, Antonio Casamonica, in via Caduti della Resistenza a Spinaceto: l’uomo fu ricoverato in terapia intensiva al Sant’Eugenio di Roma. Ad aiutare Giampà, sarebbe stato uno dei leader dei due sodalisi, Francesco Marinacci.

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