Fonte temponews.com

DOMANI PARTONO I TEST SIEROLOGICI NEL LAZIO: PERCHÈ SONO UTILI E PERCHÈ NON POSSONO SOSTITUIRE I TAMPONI

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L’11 maggio avranno inizio i test sierologici nella nostra Regione consistenti prevalentemente in un prelievo venoso del sangue (individuazione quantitativa e non solo qualitativa degli anticorpi) o, in taluni casi specifici come nei penitenziari, in un prelievo capillare (individuazione solo qualitativa degli anticorpi). Attraverso i test sierologici è possibile andare ad individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta al virus. I test vanno alla ricerca degli anticorpi (immunoglobuline) IgM e IgG. Le IgM vengono prodotte temporalmente per prime in caso di infezione e l’individuo nel quale vengono rilevate è presumibilmente positivo al Covid-19 o da poco negativizzato. Con il tempo il livello delle immunoglobuline “M” cala per lasciare spazio alle IgG. Quando nel sangue vengono rilevate queste ultime, le IgG, significa che l’infezione si è verificata già da diverso tempo e la persona è tendenzialmente, ma non necessariamente, immune al virus.

Immunoglobulina M (fonte Bios spa)

Rilevare la presenza di questi anticorpi è utile perché può consentire di sapere quante persone hanno realmente incontrato il virus e, tra queste, quante hanno avuto sintomi blandi o addirittura sono, o sono state, asintomatiche. Grazie a queste analisi è possibile conoscere quindi la reale letalità della malattia, la diffusione geografica e la diffusione nelle diverse fasce di età. Indicazioni che potrebbero permettere a politici ed amministratori di pianificare quando, come e quanto allentare le misure restrittive.

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All’interno della Regione Lazio i destinatari saranno due ordini di macro-categorie professionali e lavorative: più di 100mila operatori sanitari, compresi medici di medicina generale, pediatri, medici specialisti, farmacisti e operatori di strutture private accreditate e/o autorizzate e di servizi esternalizzati, operatori RSA; oltre 60mila rappresentanti delle Forze dell’Ordine tra Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Esercito “Strade Sicure”, Guardia Costiera e Polizia Penitenziaria. Alle due categorie di lavoratori si devono aggiungere pazienti e ospiti di Rsa e case di cura.

In caso il test sierologico dovesse dare esito positivo, la persona sarà sottoposta a tampone naso-faringeo (il c.d. test “molecolare”). Il cittadino deve contattare il proprio Medico di Medicina Generale, che informa a sua volta il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl competente, e ottenere dal medico stesso una prescrizione dematerializzata per il tampone. Entro 48 ore dall’esito positivo del test sierologico l’individuo dovrà recarsi presso una delle postazioni regionali addette all’esame del tampone.

A riguardo verranno attivate due postazioni “drive in” in provincia di Latina, vale a dire due luoghi in cui sarà possibile sottoporsi a tampone senza neppure scendere dall’automobile: il primo presso l’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina e il secondo a Piazza Di Liegro a Gaeta. Qualora l’individuo dovesse risultare positivo anche a questo secondo test, dovrà essere sottoposto a isolamento domiciliare e contemporaneamente segnalare l’accaduto al medico curante per eventuali successivi trattamenti terapeutici.

Foto: Mario Vacchiano

L’onere dell’indagine di sieroprevalenza sarà a carico del Servizio Sanitario Regionale. L’adesione sarà individuale e volontaria e richiederà un consenso informato. L’indagine sarà condotta da tutte le strutture del Servizio sanitario regionale sotto il coordinamento e il monitoraggio dell’Istituto Spallanzani/SERESMI (Servizio regionale sorveglianza malattie infettive). Verranno raccolti e archiviati tutti i dati per valutare la circolazione dell’epidemia sul territorio.

L’indagine non attribuisce in alcun modo una “patente di immunità” in caso di presenza di anticorpi IgG nel sangue della persona. Le persone che infatti risulteranno positive ai test sierologici rispetto alla presenza delle immunoglobuline G (IgG) verranno semplicemente a conoscenza di essere entrate in contatto con il coronavirus della Sars 2 almeno 14 giorni prima, ma questo non significa che il soggetto non sia più contagioso. Né tantomeno l’assenza nel siero di IgM può essere equiparata all’esito negativo di un tampone rino-faringeo. La prima settimana dal contagio o dall’esordio dei sintomi non ci sono ancora gli anticorpi. Quindi, un soggetto potrebbe essere contagiato, ma risultare negativo all’esame. Va, pertanto, prestata particolare attenzione nella comunicazione dei risultati ai lavoratori ribadendo l’assoluta necessità del costante e corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale nonché la stretta osservanza delle misure di prevenzione e controllo dell’infezione da SARS‐COV-2.

CORONAVIRUS

Le ASL, le Aziende Ospedaliere, i Policlinici Universitari, gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, ARES 118 e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Lazio e Toscana individuano le sedi per i prelievi.
Le ASL inoltre organizzano i prelievi nelle RSA, attraverso Distretti sanitari/Coordinamenti distrettuali Covid-19 di competenza.
La media programmata è di diecimila esami giornalieri, l’obiettivo è quello di esaminare 300mila residenti nella nostra Regione e i primi dati sono attesi per la fine di maggio.

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