COVID-19. TEST DEL SANGUE RIVELA SE UN SOGGETTO HA GIÀ COMBATTUTO IL VIRUS, MA NON È ATTENDIBILE AL 100%

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test del sangue

Nel dibattito tra tamponi e test del sangue per rilevare il Coronavirus-Covid-19, interviene il Dottor Adriano Mari, amministratore del gruppo Caam di Latina

Ormai test e soggetti asintomatici sono un rebus, considerati i ritardi sui tamponi di chi crede di avere sintomi (e spesso li ha per davvero); le polemiche di coloro che denunciano il fatto che alcune vite avrebbero potuto salvarsi se la peste del 2020 fosse stata presa in tempo in determinati individui febbricitanti e non avesse intaccato i polmoni; tra quelli che vorrebbero tamponi a tappeto modello Vo’ Euganeo/Corea del Sud e le Autorità sanitarie le quali, dall’inizio della pandemia, hanno scelto di effetturare tamponi solo a chi presentava sintomi rilevanti (con le eccezioni inspiegabili, o forse no: vedi il caso di tanti uomini politici e dell’establishment).

Ma c’è una nuova via, anzi, in realtà, per chi è del mestiere, è una possibilità che si sapeva sin dall’inizio: quella del test sul sangue che permette di verificare quanti anticorpi di tipo IgM e IgG sono stati prodotti dall’organismo in relazione a un attacco del Covid-19.

Proprio ieri, tutti i sindaci del sud pontino (tranne Sperlonga) hanno inviato ai vertici della Asl e al Prefetto di Latina una richiesta riguardante la suddetta modalità di individuazione del virus, ossia la ricerca di anticorpi IgM-IgC da applicarsi all’ospedale Dono Svizzero di Formia tramite i fondi straordinari del Distretto Socio Sanitario e quelli degli stessi Comuni. Nel documento i sindaci di Formia, Gaeta, Minturno, Itri, Santi Cosma e Damiano, Castelforte, Spigno Saturnia, Ponza e Ventotene, hanno invitato il direttore della Asl Giorgio Casati, il direttore sanitario Giuseppe Visconti e il Prefetto di Latina Maria Rosa Trio a prendere in considerazione il test sul sangue dei pazienti possibilmente positivi a Covid-19: “Tale metodica – scrivono – consentirebbe di ottenere risposte veloci per lo screening dei positivi asintomatici e, anche con l’impiego della radiologia, una migliore assistenza clinica dei pazienti contagiati o convalescenti ancora ricoverati“.

A dar manforte a questa nuova via, è stato, seppur parzialmente, il Dottor Adriano Mari, amministratore del gruppo Caam, Centri Associati di Allergologia Molecolare, uno studio di Medici associati che opera a Roma e nel Lazio con la sede legale a Latina, in Via Nino Bixio.

Fatte premesse le criticità del test sul sangue per gli anticorpi di tipo IgM e IgG – la permanenza di alcuni margini di incertezza che lo rende non del tutto attendibile – il dottor Mari, dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che: “Il test del sangue dovrebbe essere usato soprattutto per eseguire studi epidemiologici ed è uno strumento troppo delicato per lasciarlo ai laboratori o addirittura al dettaglio“. Questo per dire che non è possibile liberalizzare completamente il test tanto è che Federfarma ha invitato le farmacie ad “astenersi dall’acquisto” perché per il Comitato tecnico-scientifico del ministero della Salute, “a oggi, i test basati sull’identificazione di anticorpi (sia di tipo IgM che di tipo IgG) diretti verso il virus Sars-CoV-2 non sono in grado di fornire risultati sufficientemente attendibili“. A Genova, ad esempio, come riporta il giornale diretto da Marco Travaglio, il laboratorio Albaro offre l’analisi del sangue con modalità più complesse dei kit a 100 euro. Il prelievo è a domicilio e il risultato arriva via web in poche ore.

Il dottor Mari, che ha già testato un kit supportato da documentazione scientifica, ha spiegato nel dettaglio il test sul sangue mettendo sul piatto della bilancia i pro e i contro: “Il risultato del test non è espresso in valori numerici e dipende troppo dall’esperienza dell’esecutore e del valutatore. Permette però di acquisire informazioni importati sulla risposta immunitaria della popolazione. I risultati del test possono essere 4. Se il test risulta negativo per IgM e IgG, il soggetto asintomatico non ha ancora incontrato il virus e non ha maturato alcuna risposta di difesa; con IgM positive e IgG negative potrebbe avere l’infezione in corso da pochi giorni e qui si può fare il tampone per essere certi e procedere all’isolamento; con IgM positive e IgG positive: il soggetto è ancora in una fase iniziale di infezione, ma sta maturando una risposta di difesa protettiva; con IgM negative e IgG positive: il soggetto ha raggiunto uno stato di protezione e ha superato l’infezione indenne. Questa condizione potrebbe liberare molte persone dall’incubo del contagio. È però necessaria una validazione clinica ed epidemiologica di questo test e i suoi risultati dovrebbero sottostare, come i tamponi, alla centralizzazione, dopo opportuna trasformazione in valori semi-quantitativi. Noi abbiamo sviluppato un software per questo. Il basso costo e la più ampia diffusione permetterebbero la mappatura dell’epidemia in breve tempo“.

Fatto sta che alcune Regioni sono andate avanti. La Campania del vulcanico De Luca ha acquistato un milione di kit per il test sul sangue al fine di utilizzarli nel pre-triage sui pazienti sintomatici in attesa che facciano i tamponi, privilegiando i soggetti più a rischio contagio come operatori sanitari, farmacisti, lavoratori dei supermarket e pazienti immunodepressi o anziani. La Toscana ha già ottenuto 25 mila kit all’ospedale di Careggi e i test sono iniziati anche lì sui sanitari. In Liguria l’Alisa, agenzia sanitaria regionale, ha fatto una gara per raccogliere le offerte dei laboratori per i test sierologici, affidando l’attendibilità degli stessi all’equipe del professore Giancarlo Icardi del Policlinico San Martino di Genova.

È troppo presto per dire se chi ha sviluppato le determinate caratteristiche positivo-negativo degli anticorpi sia immune dal virus. Ma, come anche il lettore più distratto si sarà accorto, anche gli esperti in questa tragedia globale si muovono a vista e ogni giorno è una nuova scoperta o delusione. È la scienza, d’altra parte, non un atto di fede.

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