DELITTO IRRISOLTO DI FERDINANDO “IL BELLO”: ANTIMAFIA CHIEDE 2 ARRESTI

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La macchina carbonizzata a Capoportiere (da Il Messaggero)

Autobomba a Capo Portiere: a quasi 18 anni di distanza dall’omicidio di Ferdinando Di Silvio detto Il Bello l’Antimafia prova a inchiodare i respondabili

Sarebbero due le richieste di arresto per il più efferato delitto della storia criminale di Latina: l’autobomba che il 9 luglio 2003 fece saltare in aria Ferdinando Di Silvio detto Il Bello, figlio di uno dei due capostipiti della nota famiglia rom (leggi di seguito l’approfondimento della sua vicenda divisa in due parti).

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L’Antimafia, infatti, ha chiesto le misure di custodia cautelare in carcere per due noti pregiudicati di Latina: Fabrizio Marchetto, di recente arrestato e poi scarcerato per l’inchiesta “Tacita Muta”, e Carlo Maricca, pregiudicato e coinvolto in tanti episodi misteriosi della storia criminale pontina (anche la “saga” degli uomini d’oro) da cui è uscito indenne. Ad essere coinvolti ci sarebbero anche altri due uomini, più un terzo che però non ha nulla a che vedere con l’omicidio de Il Bello ma rientra in un’inchiesta – associazione per delinquere e omicidio (non quello de Il Bello) – più complessiva che riguarda tutti i predetti cinque. Sono, in sostanza, i quattro nomi succitati, le stesse persone che indagò il pm Raffaella Falcione 17 anni fa, la quale, prima di archiviare tutto, parlò in riferimento all’autobomba come di un episodio da “criminalità di spessore“. Gli indagati, quindi, sono, oltreché Maricca e Marchetto, destinatari della richiesta di custodia cautelare in carcere, Gianluca Giannangeli, Antonio Mazzucco detto Tulò e Marcello Caponi detto Michigan. “Appare evidente – scrive la DDA – come l’ideazione, preparazione e consumazione dell’omicidio di Ferdinando Il Bello mediante la realizzazione di un’autobomba (ndr: posta nelle stereo della Fiat Uno a Capo Portiere) costituisca espressione del chiaro intento del gruppo riconducibile a Carlo Maricca di affermarsi sul territorio come consorteria indiscussa, in grado di pianificare un delitto con modalità non comuni, accedendo a mezzi tecnici e conoscenze logistiche degne delle organizzazioni mafiose di tipo tradizionale”.

Il giudice delle indagini preliminari ha però negato gli arresti per i due latinensi e per questo gli inquirenti hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Roma che si dovrebbe discutere il prossimo 23 febbraio.

La storia dell’uccisione de Il Bello è molto controversa: meno di un mese prima che Ferdinando Di Silvio esplose in aria, Luca Troiani, suo cognato, il 21 giugno 2003, aveva subito una ritorsione. Otto anni di reclusione fu la condanna che il collegio dei giudici del Tribunale di Latina emise a carico di Fabrizio Marchetto, l’uomo che sparò tre colpi di pistola contro l’allora 32enne Troiani gambizzandolo. 18 giorni dopo, deflagrò l’auto e si portò via Il Bello che all’epoca, uscito dal carcere per altri reati, lavorava come parcheggiatore al Lido di Latina inserito nella cooperativa sociale “Il Gabbiano”.

Secondo la Dda, Troiani sarebbe stato ferito dopo aver frenato con l’auto di fronte a Marchetto facendogli temere un’aggressione. In seguito a Troiani, fu anche sottratta una pistola finita nelle mani del Marchetto. Insomma, non scorreva buon sangue tra i due tanto da arrivare alla gambizzazione.

Dopo l’agguato, “Il Bello” avrebbe cercato di vendicarsi, presentandosi da Maricca, a cui Marchetto era legato, e chiedendogli sia di consegnargli l’uomo che aveva sparato al cognato che un risarcimento di 300 milioni di lire. Successivamente, un altro episodio choc: Patatone, il figlio de Il Bello, avrebbe incontrato il figlio di Maricca in discoteca per poi picchiarlo

Ecco che, allora, Carlo Maricca sarebbe andato a casa de Il Bello per chiarire e lì avrebbe risposto a una provocazione di Di Silvio: “Poi fa na battuta, noi semo tanti, Ferdinà non fa ste battute. Noi semo cinque, famo la guerra per tutto il mondo”. Da questo momento, gli investigatori fanno risalire la decisione dell’attentato al Lido di Latina, confermato dalle ultime frasi de Il Bello sul punto di morte: “Appuntà, scrivi, sono quei due bastardi, te lo giuro credimi, Maricca Carlo e Marchetto Fabrizio“.

A quel punto i Di Silvio, secondo gli inquirenti, avrebbero cercato di inquinare le prove, “per realizzare un personale piano di vendetta” ai danni di Maricca e dei suoi uomini. In prima fila, il fratello de Il Bello: Giuseppe “Romolo” Di Silvio.

Ad ogni modo, nelle fasi successive della tragedia dinamitarda, Troiani e il fratello chiesero protezione a un pregiudicato di Aprilia, all’epoca con un peso criminale negli ambienti: si trattava di Luca De Luca, intercettato dai Troiani tramite Gualtiero Sandri.

Marchetto, sette anni dopo, nel 2010, durante la cosiddetta guerra criminale fu vittima di un agguato per mano dei Ciarelli/Di Silvio. Un episodio che però non ha mai trovato definitivo chiarimento.

La vicenda di Maricca è più controversa. Sin dalle intercettazioni inserite nell’inchiesta che portò al Processo Caronte, i Di Silvio parlavano di lui come un obiettivo ma dicevano che all’epoca sarebbe scappato in Romania per evitare conseguenze più gravi. Ora, secondo le nuove indagini basate su diverse intercettazioni, si sa che lo stesso Maricca parlava del suo gruppo come fosse un sodalizio agguerrito. Lo scopre la DDA riaprendo il caso nel 2018 su un una banda che sarebbe stata retta da Alessandro Zof e Valeriu Cornici (recentemente arrestati nell’Operazione Reset).

È anche Carlo Maricca a essere intercettato e lasciarsi andare a “a rilevantissime esternazioni autoaccusatorie”.

Quando se parla de me – dice Maricca a un interlocoture – ma io c’ho una storia veramente de crimini veri…mo non c’entravo…c’entravo…non c’entravo…ma era una criminalità quella vera…erano crimini fatti in una certa maniera…mai scoperti, mai risolti, omicidi, colpi grossi delle…un gruppo di persone pronte a sparare veramenteNon è mai uscito un pentito, mai chiacchiere, mai un infame in mezzo a noi”.

A distanza di anni, dopo il pentimento di Renato Pugliese, il figlio di Costantino “Cha Cha” Di Silvio, e Agostino Riccardo, il nome di Maricca, ad ora gestore di un maneggio a Latina, è più volte riaffiorato, anche durante le udienze del processo “Alba Pontina” in corso di svolgimento presso il Tribunale di Latina. E ogni volta che il suo nome veniva citato in Aula, i pm hanno bloccato i pentiti. La ragione è che c’è un’inchiesta per l’omicidio di Ferdinando Di Silvio che, nonostante siano passati quasi venti anni, non può andare in prescrizione. Per i Di Silvio il responsabile della morte de Il Bello sarebbe il gruppo riferibile a Maricca.

Doveva morire anche Carlo Maricca per quello che aveva fatto in precedenza…quando ha saputo che c’era questa guerra in atto lui, a quanto mi ha detto Armando Di Silvio, è scappato in Romania per tempo…è uno scaltro, è un viscido” – ha sostenuto Pugliese nel corso di un’udienza di Alba Pontina, riferendosi al 2010 quando era in corso la guerra criminale, aggiungendo che l’avrebbe voluto morto per “una truffa che facemmo al fratello di Giacomo Paniccia che stava con lui”.

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