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DECADUTI 5 CONSIGLIERI DELL’ORDINE AVVOCATI DI LATINA. TROPPI MANDATI CONSECUTIVI

in Cronaca

Dovrebbero essere considerati decaduti i 5 consiglieri dell’Ordine degli avvocati di Latina che hanno inanellato il doppio mandato consecutivo, se non si fossero dimessi prima della pronuncia del Consiglio Nazionale Forense del 15 gennaio scorso. Infatti, in seguito a insanabili contrasti con la presidente del Tribunale di Latina Caterina Chiaravalloti, i consiglieri dell’Ordine degli avvocati di Latina in carica rassegnarono le proprie dimissioni il 30 ottobre 2019 a causa di vedute diverse sugli incarichi a professionisti esterni, ed è questo il motivo per cui l’Ordine di Latina è ad oggi commissariato.

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A dire che il divieto di terzo mandato consecutivo per i componenti dei consigli forensi fosse legittimo era stata il 18 giugno la Corte Costituzionale, riunitasi in camera di consiglio a seguito della questione di legittimità del terzo mandato sollevata dal CNF.

Il 15 gennaio è stata la volta del CNF stesso, il quale si è pronunciato accogliendo il ricorso presentato dai candidati della lista avversa a quella vincente durante la competizione elettorale interna all’Ordine del 2017. Gli avvocati Denise Degni, Maria Clementina Luccone, Federica Pecorilli, Maria Luisa Tomassini, Alessia Verdesca Zain, Mariacristina Vernillo, Aurelio Cannatelli, Umberto Giffeni, Marco Scarchilli e Pierluigi Torelli sono coloro che hanno presentato la contestazione formale al CNF insieme all’avvocato allora capolista Dino Lucchetti, ritenendo che i 5 consiglieri Giovanni Lauretti, Antonella Ciccarese, Pietro De Angelis, Angelo Farau e Aldo Panico si trovassero in una circostanza di incompatibilità causata dal doppio mandato e che per questo motivo la loro elezione andava considerata nulla.

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Secondo il CNF entrambi i due mandati svolti dai consiglieri sarebbero durati più di due anni e pertanto non sarebbero stati immediatamente rieleggibili. L’Ufficio stampa della Corte Costituzionale, nel giugno scorso, con una nota informava che “La Corte ha escluso che il divieto in questione – che comunque consente la ricandidabilità dopo un quadriennio di sosta – violi il diritto di elettorato passivo degli iscritti e ha considerato che la norma censurata realizza un ragionevole bilanciamento con le esigenze di rinnovamento e di parità nell’accesso alle cariche forensi“, dacché il Consiglio Nazionale Forense ha potuto ribadire la costituzionalità della norma che prevede la non eleggibilità al terzo mandato.

Se non fossero state rassegnate le dimissioni da parte dei 5 eletti ma si fosse verificata in anticipo l’avvenuta decadenza degli stessi, ora nel consiglio dell’Ordine sarebbero potuti entrare i primi 5 non eletti e non si sarebbe verificato l’attuale commissariamento.

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