Alessandro Lazzarini
Alessandro Lazzarini

COSTRETTO DAI DI SILVIO PER UN DEBITO DI DROGA A RAPINARE: ARRESTATO LAZZARINI

in Cronaca/Giudiziaria

Oggi il personale della III Sezione della Squadra Mobile ha tratto in arresto il 21enne Alessandro Elias Lazzarini, nato a Latina, e residente nella zona cimitero, in Viale J.F. Kennedy, poiché destinatario di ordine di esecuzione per la carcerazione emessa il 12 aprile dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Latina (Ufficio Esecuzioni), dovendo espiare la pena di reclusione di 2 anni in quanto responsabile di una rapina commessa il 22 agosto ai danni di una sala slot di Latina in Via Bruxelles.

Questura di Latina
Questura di Latina

La Questura di Latina ricorda che Lazzarini, malgrado la giovane età, ha già in faretra tutta una serie di attività in ambito criminale. Insomma, un curriculum al contrario che lo eleva a piccolo delinquente comune.

Numerosi sono a suo carico i precedenti di cui, come scrivono nel comunicato ufficiale, un danneggiamento, all’età di soli 12 anni, di una palazzina, dove nella parte condominiale infrangeva vetri e deturpava i marmi dell’ingresso al palazzo.
Quattro anni più tardi, a 16 anni, e quindi
ancora minorenne, si rendeva responsabile del reato di minacce di morte indirizzate a una persona, oltre alla detenzione di oggetti pericolosi e atti a ferire. Poi, a diciotto anni, veniva deferito in stato di libertà in ordine ai reati di cui detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, persino, un sequestro di un ragazzo minorenne.
Lazzarini è stato più volte segnalato alla autorità amministrativa per consumo di sostanze stupefacenti.

Epperò è nelle rapine che gli vengono contestate nel 2017 che il quadro diventa ancora più fosco: un colpo al distributore di carburanti e alla sala slot di via Bruxelles risalente al 22 agosto 2017 e quella di cinque giorni dopo che portò a termine al centro scommesse di viale Le Corbusier. Proprio la rapina in una sala slot lo condanna al carcere con l’operazione odierna della Squadra Mobile.

In realtà, la storia di questo giovane è la storia di molti giovani di Latina cresciuti in zone difficili della città. E viale Kennedy, notoriamente, è un quartiere complesso, anche sopratutto per la presenza di pregiudicati, e degli immancabili Di Silvio e De Rosa.

Scorcio di Viale J.F. Kennedy
Uno scorcio di Viale J.F. Kennedy

Non è un caso che per le rapine commesse nell’agosto del 2017, per cui Lazzarini oggi è condannato alla carcerazione, c’entri eccome un appartenente al clan Di Silvio, Costantino suo coetaneo (solo omonimo dei Costantino più noti: Cha Cha e Patatone da tempo ristretti in carcere rispettivamente per i processi Don’t touch e Omicidio di “Bistecca” Buonamano).
In quelle occasioni agostane, a causa di un debito di droga di 100 euro, i Di Silvio erano arrivati a pretenderne 400. Fu per questo che Lazzarini è stato costretto ad armarsi di una pistola e commettere una serie di rapine per restituire i soldi. Così emerse sin da subito grazie alle indagini della Squadra Mobile di Latina rispetto ai colpi messi a segno in quell’estate del 2017 nella zona di Via Bruxelles. Alessandro Lazzarini e Costantino Di Silvio furono arrestati: entrambi 19enni, con il primo destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, mentre il secondo in carcere.
Secondo la Polizia, Lazzarini rapinava, ben munito dell’occorrente fornitogli da Costantino Di Silvio che, pertanto, fu accusato di essere il mandante oltre che l’autore dell’estorsione ai danni del coetaneo.
Lazzarini sia vittima che carnefice, nella tradizione del clan Di Silvio che, da sempre, sfrutta la credibilità criminale per incutere timore e imporre una tale sudditanza (frammista, purtroppo, a fascinazione nei più giovani) al punto da obbligare un ragazzino di 19 anni a delinquere per loro. E probabilmente a farlo senza rendersi conto di essere solo sfruttato.
Quando fu arrestato nel 2017, nella casa di Costantino Di Silvio furono trovati la pistola utilizzata per le rapine di Lazzarini, una scacciacani per sparare colpi a salve e gli indumenti utilizzati da Lazzarini per mettere a segno i colpi.

Una storia che, alle latitudini pontine, non ha più dell’incredibile – basti vedere come venivano utilizzati dai Di Silvio i loro affiliati in tante vicende di reati predatori e, persino, attentati alle persone – e di cui Lazzarini, sia carnefice che vittima, è solo l’ultimo di una lunga catena.

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