CORSI INESISTENTI IN REGIONE LAZIO: CONDANNATA SOCIETÀ DI LATINA

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Corsi di aggiornamento inesistenti pagati con i soldi pubblici che avrebbero dovuto accrescere la competenza delle imprese: la Corte dei Conti condanna anche un consorzio di Latina

I fatti risalgono al biennio 2011-2012 quando, tramite un esposto, la Guardia di Finanza di Roma indagò dirigenti e funzionario della Regione Lazio accusati di truffa insieme a Maria Favilli e Renato Cicala, amministratori dell’istituto Iswel, e Stefano Pistoia della società consortile Mediroyal di Latina con sede in Via San Carlo di Sezze. Pistoia, ex presidente della società di pallanuoto Rari Nantes Latina, è stato coinvolto anche nell’inchiesta Olimpia ed è attualmente a processo presso il Tribunale di Latina.

Quell’indagine partita nel 2012, e condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma, portò a gennaio 2017 al sequestro di immobili e disponibilità finanziarie per circa un milione di euro. L’ipotesi era quella del raggiro ai danni della Regione Lazio messo in piedi dalla latinense Mediroyal (che si occupa di pulizie) e dall’istituto Iswel, unite in associazione d’imprese, che avrebbero ottenuto soldi pubblici per organizzare corsi alla Regione Lazio che, in realtà, non si sarebbero mai tenuti.

Sotto la lente degli investigatori e al contempo della magistratura contabile della Corte dei Conti del Lazio, il bando “Spinter” (sportello per la ricollocazione e l’inserimento nel tessuto economico regionale) e tre progetti di informatica. La Mediroyal di cui era amministratore Pistoia e Iswel, in cui risultavano Cicala amministratore e Favilli amministratrice di fatto, avrebbero dovuto organizzare quei tre corsi per i quali sono stati erogati soldi pubblici per oltre 220mila euro.

Peraltro, nei medesimi accertamenti contabili di Finanza e Corte dei Conti, Favilli avrebbe ottenuto ulteriori soldi in qualità di amministratrice: oltre 220mila euro di finanziamenti con la cooperativa Insieme per uno sviluppo sostenibile.

I finanzieri contestavano a Pistoia, Cicala e Favilli di avere raggiunto “un profitto di rilevante entità derivando un danno di particolare gravità nei confronti della Regione Lazio e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, oltreché di aver prodotto una fidejussione a garanzia “irricevibile perché non emessa da una banca o da una società assicurativa come da bando pubblico e comunque non escutibile”.

Al di là dell’indagine penale, arriva ora il pronunciamento della Corte dei Conti che vede condannati in solido Mediroyl, Cicala e Favilli a restituire alla Regione Lazio la somma di 221.472. Per Favilli, in riferimento all’altro episodio contestato, anche la somma di 221.760 euro.

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