CORRUZIONE IN TRIBUNALE: CASTRIOTA E FERRARO RESTANO IN CARCERE. A LATINA SEQUESTRI ANNULLATI PER COSCIONE

Giorgia Castriota
Giorgia Castriota

Corruzione in Tribunale a Latina: il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia lascia in carcere Castriota e Ferraro

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, Natalia Giubilei, dopo aver concluso gli interrogatori di garanzia, ha confermato le misure cautelari in carcere per il giudice di Latina Giorgia Castriota e per il compagno Silvano Ferraro, commercialista romano nominato coadiutore giudiziario in alcune società sequestrate da provvedimenti dello stesso Gip di Latina.

Sia Castriota che Ferraro, quindi, rimaranno in carcere a Rebibbia, in attesa che sia il Tribunale del Riesame esamini di nuovo le loro posizioni che, insieme a quella dell’amica Stefania Vitto, rimangono critiche. Come noto, sono accusati, a vario titolo, di induzione indebita a dare e promettere utilità, corruzione e corruzione in atti giudiziari.

Nell’ultimo interrogatorio di garanzia che ha avuto luogo giovedì scorso, Vitto aveva confermato di essere amica di vecchia data del giudice Castriota e, tramite il suo avvocato, non aveva chiesto esplicitamente una misura meno afflittiva dei domiciliari, rimettendosi al parere del Gip Giubilei la quale doveva ancora pronunciarsi sulla richiesta di Castriota e Ferraro in merito alla sostituzione della misura cautelare in carcere con quella ai domiciliari. L’avvocato Liscio aveva tentato di fornire elementi che potessero far escludere per la Vitto – coinvolta nell’indagine perché nominata da Castriota come rappresentante legale delle società sequestrate all’imprenditore di Nettuno Fabrizio Coscione – la reiterazione del reato e l’inquinamento probatorio, ossia i motivi per cui anche per lei sono scattati gli arresti, seppur ai domiciliari, a differenza dei suoi due co-indagati. Ecco perché Vitto si è dimessa dagli incarichi che aveva nelle società sequestrate, facendo cadere – questo il ragionamento alla base della sua strategia difensiva – la possibilità di inquinare prove e reiterare il reato. Una scelta che non ha pagato dal momento che per lei, il Gip Giubilei ha confermato la misura degli arresti domiciliari. Anche Vitto, tramite il suo legale, presenterà ricorso al Tribunale del Riesame.

Lunedì 24 aprile, sia Castriota che Ferraro, dal carcere di Rebibbia, avevano risposto alle domande del Gip Giubilei, fornendo la loro versione e respingendo gli addebiti nei loro confronti. Un interrogatorio durato per circa due ore, i cui verbali delle risposte sono stati secretati.

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Intanto a Latina, oltreché alla nota del Procuratore Capo Giuseppe De Falco con cui ha spiegato che la posizione di alcuni magistrati che dialogavano con Castriota in merito ai sequestri delle società è al vaglio degli organi competenti, il Tribunale del Riesame presieduto dal giudice Gian Luca Soana si è trovato nella condizione di dover decidere su alcuni consorzi di Fabrizio Coscione, l’imprenditore di Nettuno che con le sue denunce ha fatto partire l’indagine perugina.

Sequestrati i consorzi proprio dal Gip Castriota, i legali Davide Sangiorgo e Luca Lattanzi chiedevano il dissequestro per i loro clienti, Fabrizio Coscione e Umberto Vivan. In questa indagine, Coscione (al momento agli arresti domiciliari) è accusato di evasione fiscale e appropriazione indebita per circostanze avvenute nel 2020 e nel 2021.

I consorzi sequestrati che, secondo la Procura di Latina, si ritenevano legati alla società ISP Servizi (ossia una delle società sequestrate in cui era amministratore giudiziaria Stefania Vitto, carica che la donna ha lasciato per tentare di evitare i domiciliari): si tratta dei consorzi Polysistem, Ambra, QSL, S.G.L. e Fag. Il Gip Castriota aveva disposto il sequestro, lo scorso 14 marzo, di 4 milioni tra beni e quote sociale a carico di Coscione e di altri 3 milioni e 500mila euro, sempre nella disponibilità di Coscione e del rappresentante legale Vivan.

I legali, davanti al Tribunale del Riesame, mercoledì mattina, in una udienza lampo, avevano contestato il collegamento stabilito dagli inquirenti tra consorzi e la ISP Servizi: quest’ultima non avrebbe alcuna quota nei consorzi e nel 2021 Coscione non era amministratore della ISP Servizi in quanto la società era gestita dall’amministratore giudiziario, Stefano Schifone, altro “protetto” dal Gip Castriota, poi fatto dimettere dopo la denuncia del medesimo Coscione e sostituito da Vitto.

Una inchiesta che è nata, peraltro, dalla denuncia di Stefano Evangelista, rappresentante legale di ISP Servizi e ISP Logistica, che risulta indagato nella inchiesta perugina che ha coinvolto Castriota. Come ultimo argomento della difesa, i legali hanno dimostrato che Coscione e Vivan hanno versato al Fisco l’Iva per cui è contestata l’evasione. Un importo che fatto finire il debito con l’erario sotto la soglia di punibilità.

Il Tribunale del Riesame di Latina, valutati gli elementi, ha disposto il dissequestro dei consorzi, senza contare che gli avvocati di Coscione hanno anche chiesto la sostituzione della misura cautelare ai domiciliari dell’imprenditore di Nettuno che, da ricordare, negli anni, è stato coinvolto in numerosi indagini per reati fiscali e tributari.

AGGIORNAMENTO – Dopo il dissequestro dei beni, Fabrizio Coscione è stato liberato avendo ottenuto la revoca della misura degli arresti domiciliari.

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