CORDEN PHARMA: L’ACCORDO RAGGIUNTO FA CONTENTI I VERTICI

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Accordo azienda e sindacari corden pharma

Forse nella giornata dove tutte le vacche del sindacato sono state nerissime, non poteva andare diversamente. Il management di Corden Pharma se non vince per knock out mettendo al tappeto i sindacati, lo fa quantomeno per KO tecnico.

Arriva alla conclusione l’estenuante trattativa tra azienda e lavoratori Corden Pharma con l’intermediazione della Regione Lazio.

cordenpharma-latinaDal 9 novembre ’18 in cui fu avviata la procedura di licenziamento collettivo che voleva tagliare 192 teste poi ridotte a 188 nel corso della storia, la trattativa era arrivata a un muro contro muro con le organizzazioni sindacali e i rappresentanti fermi nel voler evitare l’abolizione della quattordicesima e nel richiedere la Cassa Integrazione Guadagni per non incorrere in bagni di sangue sociale troppo densi.

Dal muro contro muro, però, alla fine, si è passati a un unico muro, quello dell’azienda Corden che, di fatto, la spunta su gran parte della contesa e strappa un accordo che, in fondo, inseguiva sin dall’inizio.

A poco è valso l’arbitrato di un esperto sindacalista come l’attuale Assessore al Lavoro e Nuovi Diritti, Claudio Di Berardino, che nella giornata nera per il lavoro pontino, con lo scandalo del caporalato a invadere le cronache locali e nazionali, non conduce i lavoratori lì dove, neanche troppo a bassa voce, volevano arrivare.

Da una parte i rappresentanti che agognavano insistentemente per un miraggio chiamato piano industriale, dall’altra l’azienda che è stata sempre irremovibile nel respingere richieste di Cassa Integrazione Straordinaria che non fosse stata intesa come riduzione del costo del lavoro, ridimensionamento della forza lavoro, conseguente adeguamento del fatturato.

Agli squilibri finanziari, gestionali, produttivi, l’azienda Corden non poteva far più fronte, tenuto conto che 390 lavoratori sono inquadrati in livelli superiori rispetto a ciò che è previsto dal Contratto Collettivo Nazionale.

corden pharma giovani protestanoL’azienda metteva sul piatto un piano industriale abbozzato e subordinato all’omologa del concordato e al sostegno economico e finanziario dei Clienti, del Socio Unico e delle Istituzioni Regionali e Nazionali. Stabilita la “conditio sine qua non”, l’azienda giurava sul rilancio dell’azienda con un piano di investimenti da 35 milioni euro nell’arco di 4 anni (2020 – 2023) con focus sulla produzione di prodotti oncologici e antibiotici.
Nello specifico: nuove linee produttive; nuovi laboratori di Ricerca e Sviluppo; automazione di impianti esistenti nell’area chimico-farmaceutica; trasformazione del processo produttivo esistente attraverso l’introduzione di un nuovo processo produttivo. Nell’area del recupero solventi e della piattaforma ecologica, si lasciava uno spiraglio aperto per ulteriori 4-5 milioni di euro al fine di utilizzare meglio gli impianti, anche attraverso accordi con altri soggetti leader del settore.

Dal canto suo, come da prassi istituzionale, la Regione Lazio si rendeva disponibile per attivare, con il Mise e il Ministero del Lavoro, alcuni incontri mirati e una possibilità di intervento a supporto del progetto di investimenti dichiarato da Corden, dopo che sarà concessa l’omologa del concordato dal Tribunale. Parafrasando: “Qualche soldino possiamo anche darlo” – dice la Regione – “ma non chiedeteci troppo e al massimo battete cassa eventualmente con i Ministeri a guida Di Maio“.

L’ACCORDO SI FA. VEDIAMO COME

Ci sarà ricorso alla Cigs per la crisi aziendale, così come volevano sindacati e lavoratori. Ma attenzione.
La Cassa integrazione straordinaria sarà richiesta per un numero massimo di 400 lavoratori dello stabilimento di Sermoneta e decorrerà dal 4 febbraio prossimo. Niente trattamento anticipato vista la crisi profonda della Corden Pharma, a meno che il medesimo trattamento non venga anticipato da una banca o più banche. Difficile, per non dire improbabile.

Nel periodo Cigs, la Corden attuerà il seguente piano: riduzione del costo del lavoro; riduzione di personale su base non oppositiva; adozione di un nuovo modello organizzativo; miglioramento dei servizi della produzione con l’impiego di tecnologia al passo coi tempi nell’ambito degli investimenti previsti dal piano concordatario; esternalizzazione di magazzini, manutenzioni, pulizie ecc. con la ricollocazione di 35 lavoratori scaricati sulle società cui questi servizi verranno affidati; cessione dei contratti di lavoro, previo consenso dell’interessato, a società del Gruppo industriale che fa capo all’azienda; esodo e incentivazione all’esodo dei lavoratori con i requisiti per la previdenza.

Corden Pharma lavoratoriLa procedura di riduzione del personale, risalente a quel 9 novembre del 2018, rimarrà aperta quale strumento di gestione degli esuberi durante il periodo di Cigs anche per favorire la ricollocazione dei lavoratori espunti presso terzi. Significa che Corden potrà procedere a ciò che si voleva evitare con tutto il cuore: il licenziamento dei 188 rimane in piedi e sarà utilizzato dall’azienda come una spada di Damocle, rischiando di colpire quei lavoratori che nella lettera del 9 novembre venivano catalogati nell’allegato A. La scelta dei lavoratori, si precisa nell’accordo, avverrà solo ed esclusivamente in base al criterio della non opposizione al licenziamento loro intimato. E quest’ultima postilla salva i lavoratori e sindacati dal ruolo dello sparring partner steso da un gancio in pieno volto.

Per il risanamento aziendale, si registrano altre due vittorie per l’azienda: si arriva all’abolizione definitiva del Premio di Produzione e alla sospensione temporanea per 5 anni, da gennaio 2019 a dicembre 2023, dell’erogazione della quattordicesima.
Il risanamento sarà oggetto di verifiche tra i firmatari dell’accordo e l’azienda si è impegnata a fornire informazioni, durante gli incontri in cui si farà il punto della situazione, riguardo al piano concordatario e all’andamento del Concordato.

Nel giorno più nero del sindacalismo pontino tra caporalato, ribalte nazionali in negativo e brutte figure del sindacato cattolico per antonomasia, siamo certi che i lavoratori hanno capito che più di un ko tecnico, considerate le deludenti passerelle sindacal-politiche che hanno dovuto sorbirsi, non potevano ottenere.

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