CONSORZIO DI BONIFICA FINISCE NEL MIRINO DEL COMITATO: “UN ESPOSTO PER VALUTARE IL CONFLITTO DI INTERESSI SISTEMICO”

Il Comitato Argine, coordinato da Francesca Alessandra Capponi, ha formalmente depositato un esposto circostanziato indirizzato alle massime autorità di controllo, anticorruzione e inquirenti nazionali ed europee — tra cui la Procura Europea (EPPO), l’ANAC, la Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio, AGEA, nonché gli organi di controllo istituzionali regionali e ministeriali — affinché procedano con ogni più opportuno accertamento per verificare la regolarità della composizione, della gestione e delle potenziali situazioni di incompatibilità, conflitto di interessi sistemico e cumulo di incarichi all’interno del Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Bonifica Lazio Sud Ovest.

“Nato dalla fusione dei precedenti consorzi Agro Pontino e Sud Pontino, il Consorzio opera nella gestione del territorio, nella difesa idraulica e nella gestione delle risorse irrigue e produttive, configurandosi quale ente di diritto pubblico economico a struttura imprenditoriale e gestionale — la cui natura è stata ribadita dalla giurisprudenza costante delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione — e risultando altresì assimilabile, per funzioni di sviluppo, presidio territoriale e gestione delle infrastrutture strategiche, ai consorzi industriali, pur a fronte di rilevanti competenze pubblicistiche e di gestione di imponenti flussi di denaro pubblico ed europeo.

​L’iniziativa intrapresa non ha in alcun modo carattere personale, ma si configura esclusivamente come una doverosa verifica istituzionale su una questione di estrema rilevanza pubblica e di trasparenza amministrativa che viene sollevata da numerosissimi soggetti e operatori economici ormai da diversi anni. Spetterà ora alle Autorità competenti in indirizzo verificare e accertare la piena legittimità di tale assetto, valutando nello specifico se sia normale e conforme ai principi dell’ordinamento ricoprire contemporaneamente più ruoli di vertice: all’interno del Consiglio di Amministrazione siedono infatti esponenti apicali, dirigenti e fiduciari delle principali organizzazioni professionali agricole — nello specifico Confagricoltura, la CIA – Confederazione Italiana Agricoltori e Coldiretti — affiancati da cariche politico-amministrative locali in enti territoriali ricadenti nel comprensorio consortile.

​Le autorità dovranno dunque accertare se tale contestuale presenza configuri una marcata anomalia e un potenziale conflitto d’interessi sistemico, dal momento che l’Ente consortile è chiamato ad adottare delibere fondamentali quali l’approvazione dei contributi consortili, dei piani di classifica e delle tabelle di contribuenza, i quali gravano direttamente sul patrimonio dei proprietari terrieri e delle aziende agricole che quelle stesse sigle sindacali rappresentano e tutelano istituzionalmente, sollevando forti dubbi di compatibilità con i principi costituzionali di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione di cui all’articolo 97 della Costituzione. Un ulteriore profilo che gli organi di controllo sono chiamati ad esaminare riguarda la gestione di ingenti risorse finanziarie nazionali e comunitarie, tra cui i fondi PAC, il PSR e i finanziamenti per le infrastrutture irrigue, di bonifica e industriali, affinché sia verificato che la forte compenetrazione delle associazioni di categoria nel vertice gestionale non generi asimmetrie, trattamenti di favore o conflitti funzionali nella percezione o ripartizione delle agevolazioni.

​In virtù di ciò, il Comitato Argine si rimette integralmente al giudizio delle autorità affinché valutino la correttezza di tale assetto e l’eventuale sussistenza di cause di incompatibilità, chiedendo in particolare alla Procura Europea (EPPO) di vagliare l’esercizio delle proprie attribuzioni a tutela degli interessi finanziari dell’Unione e l’eventuale trasmissione degli atti a un’autorità giudiziaria inquirente dotata della massima terzietà e obiettività, all’ANAC di esercitare le funzioni di monitoraggio sulla regolarità delle procedure, e richiamando espressamente l’applicazione delle tutele procedurali di cui agli articoli 408 e seguenti del Codice di Procedura Penale, affinché il Comitato stesso venga tempestivamente informato di qualsiasi determinazione di archiviazione o sviluppo del procedimento attivato”.

Così, in una nota, il Comitato Argine.

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