CONFINDUSTRIA ANNUNCIA UN’APP CONTRO IL CAPORALATO…MA GIÀ ESISTE A LATINA CON SCARSI RISULTATI

Foto da ilfattoalimentare
Foto da ilfattoalimentare

Anicav Confindustria, che raggruppa 120 aziende trasformatrici di pomodoro, annuncia una app per combattere il caporalato, utilizzando gli stessi mezzi dei caporali. A dichiararlo al Corsera è il direttore generale di Anicav, Giovanni De Angelis: “Dalla prossima campagna, su iniziativa dei ministeri dell’Agricoltura, del Lavoro e dell’Interno,partiremo in via sperimentale a Foggia, quella a più alta produzione di pomodoro, con una app. I caporali, ormai, reclutano i braccianti con gruppi Whatsapp. Perché non farlo, allora, con una app istituzionale?“.

Chissà se, a Foggia e in Confidustria, oltreché ai ministeri summenzionati, sanno che il metodo è già in vigore nel territorio pontino dove, da luglio scorso, è attiva l’app “Fair Labour”, l’applicazione in 5 lingue (italiano, inglese, francese, rumeno e punjabi) che permette al singolo lavoratore di iscriversi automaticamente alle liste di prenotazione dei Centri per l’impiego, in modo tale – spiegava in un comunicato ufficiale Regione Lazio – che “se un datore sceglie la sua figura professionale, avverrà uno scambio di dati per permettere all’impresa di contattare il bracciante. Il contratto di lavoro e l’iscrizione alle liste di prenotazione, permettono al lavoratore di accedere a un importante servizio: quello del trasporto pubblico verso e da i campi.

Un’app, però, come spiegavamo il 30 ottobre scorso, che non ha sortito gli effetti sperati da Regione Lazio, LazioCrea e i sindacati: in 4 mesi, infatti, sono solo 3 le aziende pontine ad aver effettuato l’iscrizione e ad utilizzare questa tecnologia, molto utile sulla carta, ma poco, almeno per ora, nella realtà.

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