CONCESSIONI BALNEARI A TERRACINA, LEGAMBIENTE E MARE LIBERO BOCCIANO IL BANDO DEL COMUNE

Concessioni balneari: Legambiente e Mare Libero bocciano senza appello il bando del Comune di Terracina per 86 concessioni balneari senza che il Piano di Utilizzazione degli Arenili sia ancora approvato in via definitiva anzi esso risulta, dopo gli incontri dei mesi scorsi in Commissione Consiliare Demanio, ancora impantanato presso gli Uffici dopo più di un anno dall’invio delle 
prescrizioni della Regione Lazio, e presentano contestuale segnalazione all’Antitrust per gravi profili anticoncorrenziali

Dopo anni di proroghe, diritto di insistenza e conflitti con l’Europa, ci saremmo aspettati gare davvero aperte, semplici da leggere, fondate su criteri chiari e accessibili a tutti, non l’ennesimo labirinto procedurale, utile per aumentare le parcelle degli avvocati, che rischia di premiare chi c’era già e scoraggiare chi vorrebbe portare sul litorale un’idea diversa di mare, più pubblica, più sostenibile, più libera. La vera applicazione della direttiva Bolkestein non è un mero adempimento burocratico, ma la capacità di restituire le spiagge alla collettività con regole trasparenti, con Piani di Utilizzazione degli Arenili (PUA) condivisi e approvati prima dei bandi di gara, indennizzi chiari e proporzionati e criteri di valutazione davvero oggettivi e non suscettibili di interpretazione.

Dal punto di vista ambientale poi il bando di gara del Comune di Terracina appare ampiamente deludente: a fronte di una gestione decennale delle aree, viene destinato alla tutela ecologica e al minor impatto visivo un punteggio davvero marginale, rendendo la sostenibilità un elemento meramente accessorio, quasi estetico, rispetto al vero obiettivo che è quello di aumentare i profitti privati, mantenendo i canoni concessori e gli eventuali incrementi ancora troppo bassi. Questa visione è aggravata dall’incertezza sulla pianificazione del litorale, poiché assegnare concessioni fino a 10 anni mentre il Piano di Utilizzazione degli Arenili è ancora in fase di revisione, e davvero non comprendiamo come sia stato possibile che il Comune di Terracina dopo più di un anno sia ancora impantanato nella revisione del PUA a fronte della Determina regionale n. G04747 del 15 aprile del 2025 contenente le prescrizioni della Regione Lazio!, rischia di paralizzare qualsiasi reale progetto di riqualificazione ecologica per il prossimo decennio.

Il bando poi lo afferma apertamente: i concessionari dovranno adeguarsi comunque al nuovo PUA, anche se questo limiterà o impedirà lo svolgimento dell’attività e l’unica via di fuga per i concorrenti sarà la rinuncia, senza alcuna responsabilità da parte dell’Amministrazione. In pratica si chiede agli operatori nuovi entranti di scommettere al buio, mentre chi conosce bene il territorio partirebbe con un evidente vantaggio. Legambiente è da anni molto attiva, anche in collaborazione con Mare Libero, per la definizione di un nuovo Piano Utilizzazione Arenili adeguato (l’ultimo approvato risaliva al 2003), arrivando a chiedere addirittura nel 2022 un commissariamento ad acta della Regione Lazio e bocciando ripetutamente tutti i tentativi di formulare un PUA senza rispetto per le condizioni ambientali e della costa.   .

La struttura del bando di gara poi solleva poi criticità fondamentali sul piano concorrenziale. I criteri di valutazione premiano in modo sproporzionato l’esperienza pregressa legata alla continuità di gestione: fino a 16 punti su 90 dell’offerta tecnica vengono attribuiti a chi ha utilizzato la concessione come unica fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare negli ultimi cinque anni, e 8 punti a chi l’ha avuta come fonte prevalente. Attribuire un peso così determinante (pari a circa il 18% dell’intero punteggio tecnico) a un parametro che, per sua natura, è soddisfatto esclusivamente dall’attuale gestore, significa escludere di fatto ogni nuovo entrante in partenza, trasformando la gara in un rinnovo automatico camuffato che contraddice lo spirito della direttiva Bolkestein e i richiami costanti dell’AGCM (Autorità Garante Concorrenza e Mercato) alla parità di condizioni tra concorrenti.

Sul fronte degli indennizzi il quadro non è meno opaco. L’avviso recepisce la previsione nazionale sugli investimenti non ammortizzati, ma ammette che i criteri statali non sono ancora stati definiti; nel frattempo il Comune va avanti con una procedura propria, con perizie asseverate e un tetto di 100.000 euro “provvisorio” per ciascuna concessione. Riteniamo inaccettabile che le spese per la redazione di tali perizie siano poste a carico del concessionario uscente, il quale potrebbe avere un palese interesse a sovrastimare il valore degli investimenti per ottenere una “buona uscita” massimizzata. Tale configurazione, priva di un forte controllo neutrale, esporrebbe i nuovi partecipanti a rischi economici non controllabili.

L’importo effettivo da riconoscere ai concessionari uscenti sarà infatti deciso dopo, in un procedimento parallelo, mentre il suo pagamento è condizione essenziale per la firma della concessione e il mancato versamento comporta decadenza e perdita della garanzia.

Questo non è un dettaglio tecnico: è una barriera all’ingresso giuridicamente dubbia e politicamente inaccettabile. Chi vuole partecipare non conosce l’onere reale che dovrà sopportare; chi è già dentro, invece, sa bene quali investimenti rivendicare, quanto far pesare il proprio passato, in una dinamica che tutela la rendita più che la concorrenza e che l’Antitrust ha già più volte criticato come distorsiva.

Infine, la “gara” si gioca su un terreno dove conta quasi solo la discrezionalità della commissione: 90 punti su 100 sono legati a valutazioni qualitative su progetto gestionale, architettonico, “minor impatto ambientale e visivo”, esperienza pregressa e perfino sul fatto che la vecchia concessione sia stata l’unica fonte di reddito negli ultimi cinque anni. Sono categorie ampie, vaghe, difficili da contestare: tra “buono” e “ottimo” decide la sensibilità della commissione, non un dato oggettivo, e il punteggio dedicato alla sostenibilità ambientale e al minor impatto visivo resta marginale rispetto a parametri che finirebbero per blindare lo status quo.

Legambiente è sempre stata attiva nella vigilanza sul demanio marittimo con numerose denunce, è parte civile in processi penali per abusivismo costiero ed è stata impegnata sulla vertenza in Regione Lazio per ottenere il rispetto delle percentuali di spiagge libere ai sensi dell’art.7 della legge regionale 8 del 2015  e ha recentemente depositato e presentato recentemente Osservazioni in merito alla Trasparenza e all’Anticorruzione al Comune di Terracina sottolineando in particolar modo la necessità di rigidi controlli da parte dell’Ufficio RCPT Anticorruzione del Comune sulla composizione bilanciata della Commissione aggiudicatrice, considerato sia l’operazione “Free Beach” del 2022 che ha coinvolto politici, amministratori e imprenditori balneari che la recente operazione “Porta Napoletana” del 2025 che ha portato agli arresti domiciliari l’ex-Presidente della Commissione Consiliare Demanio, con gravi ipotesi di reato, operazioni che, per quanto non ancora a processo, evidenziano quanto meno criticità dal punto di vista del rispetto della legalità. 

Alla luce di queste considerazioni, l’associazione Mare Libero ha formalmente presentato d’accordo con Legambiente una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), per chiedere all’Autorità di avviare un’istruttoria al fine di accertare la violazione delle norme a tutela della libera concorrenza e di intervenire affinché il Comune di Terracina modifichi o revochi in autotutela un bando che oggi appare discriminatorio e potenzialmente lesivo dell’interesse pubblico.

“Non è questa la gara pubblica che il litorale di Terracina merita,” dichiarano Legambiente e Mare Libero “Chiediamo trasparenza, accesso paritario per tutti i cittadini e, soprattutto, una gestione del mare che metta al centro la tutela ambientale e la fruizione pubblica, non la rendita di posizione di pochi. Rileviamo poi che, ad oggi, non sono state poste in essere soluzioni per l’accessibilità dei disabili al litorale pubblico, anzi gli accessi pubblici sono in gran parte chiusi e da manutenere e non si è avviato nessun servizio di salvamento sulle spiagge libere, così come non abbiamo contezza di quante convenzioni manchino ancora all’appello sui tratti di arenile libero da concessioni per fornire adeguati servizi alla cittadinanza e ai turisti. Solo gli stabilimenti sono aperti e funzionanti, utilizzando la determina dirigenziale N. 771 del 16/04/2026 e poi la determina  N. 925 del 05/05/2026 (che allunga surrettiziamente il termine della stagione balneare fino al 31 dicembre 2026, andando addirittura in contrasto con la delibera di Giunta n. 47 del 10 aprile!) e anche la scelta di motivare le “gestioni temporanee” con la continuità del servizio, la sicurezza della balneazione o la tutela dell’ordine pubblico non appare solida perché la stagione balneare, infatti, è un evento prevedibile e ciclico e richiede quindi una programmazione anticipata, in assenza della quale è prevedibile intravedere inerzia amministrativa.

Nel pieno spirito delle Linee Guida Nazionali del Coordinamento Nazionale Mare Libero vogliamo inoltre ribadire anche a Terracina la necessità di un opportuno  processo partecipativo attraverso specifiche consultazioni sia per il Piano Arenili (PUA) che per i bandi, con tutti i portatori di interesse e non solo con le categorie imprenditoriali (balneari o ristoratori) visto che il demanio ha una valenza pubblica e ambientale, insiste in aree soggette a vincolo paesaggistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali, come specificato anche nel Regolamento con il rimando normativo al PTPR e quindi soggetto alla direttiva europea 2003/35 che disciplina proprio le modalità di partecipazione del pubblico ai piani e programmi a rilevanza ambientale”.

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