CISTERNA. LE LETTERE DI CAPASSO PRIMA DELLA STRAGE

Luigi Capasso con la moglie Antonietta Gargiulo e le figlie Martina e Alessia

Ieri fanpage.it nell’articolo Strage di Cisterna, il carabiniere voleva sterminare la famiglia a San Valentino: …  ha pubblicato le cinque lettere che testimoniano come il carabiniere Luigi Capasso pianificasse già da settimane lo sterminio della propria famiglia. Strage che trovò esecuzione la notte del 28 febbraio 2018 in cui furono uccise dal militare le due figlie dell’età rispettivamente di 9, Martina, e 13 anni, Alessia. A quel folle quanto terribile piano criminale sopravvisse miracolosamente la moglie Antonietta Gargiulo, accusata senza fondamento dal Capasso di tradirlo ripetutamente.

La mamma di Alessia e Martina in quel periodo si stava separando dal marito. Da qualche mese Capasso non viveva più con lei e le bambine, proprio a seguito dell’intensificarsi delle violenze domestiche. L’uomo aveva aggredito già fisicamente Antonietta più volte e le figlie erano terrorizzate dal padre e si rifiutavano di incontrarlo.

Antonietta Gargiulo con le due figlie Alessia e Martina

La donna aveva chiesto aiuto, invano, alle istituzioni, pur non avendo mai presentato contro il marito una denuncia formale perché non voleva che lui perdesse il lavoro. Tuttavia il Comando dei Carabinieri di Velletri, dove Capasso prestava servizio, era a conoscenza della situazione perché Antonietta più volte era andata a parlare in quegli uffici con un maresciallo che conosceva bene Luigi Capasso, il quale peraltro aveva poi aveva confermato al suo comandante di essere in crisi con la moglie e di stare male, tanto da essere seguito da uno psicologo. A quel punto, l’unica misura preventiva presa dai carabinieri era stata quella di sottoporre Capasso a un esame di idoneità per il porto d’armi, che però aveva dato esito positivo. Su eventuali omissioni da parte dell’Arma dei Carabinieri è stata aperta un’indagine dalla Procura militare.

Armato della pistola d’ordinanza, Capasso all’alba del 28 febbraio di due anni fa ha teso un agguato alla consorte davanti al garage condominiale. Quindi, dopo averle sparato, le ha rubato le chiavi di casa lasciandola a terra agonizzante. Si è così introdotto nell’appartamento dove c’erano le bambine. Queste ultime, ancora a letto a dormire, di lì a poco avrebbero dovuto essere accudite da una baby sitter.

Le immagini del funerale di Martina e Alessia

La prima testimonianza di una pianificazione della strage elaborata già nelle settimane precedenti è la lettera indirizzata dall’uomo in divisa a Teresa, la donna con cui intratteneva una relazione extra-coniugale. La lettera all’amante era dentro una busta insieme ad altre quattro lettere, tutte scritte a penna, che Capasso ha voluto lasciare ai familiari:

Carissima Teresa, io non sono stato forte da poter resistere. Ti giuro che ti ho amato e ti amerò sempre, sei una donna meravigliosa. Ti lascio un assegno di 6000 euro per la donna meravigliosa che sei. Stasera non so perché non ti sei fatta sentire, non capisco. Forse è meglio così se no mi facevi cambiare di nuovo idea. Infatti per due volte mi hai fatto cambiare idea. Il 9 e il 14 febbraio. Ho sempre detto la verità tranne stasera che per poter fare ciò che ho dovuto fare ti ho dovuto mentire ma meglio ora che più avanti. Ti amo, Luigi.

Tutte le missive furono ritrovate nella casa dove il 43enne appuntato è stato trovato morto sul letto, accanto al corpo della figlioletta più piccola uccisa per prima nel sonno. L’altra bambina si era appena svegliata per lo sparo quando il padre è entrato nella sua cameretta e le ha puntato la pistola al volto. L’assassino, prima di attuare la strage, si rivolge anche al fratello Gennaro:

Caro fratellone mio, lo so ho pensato l’ennesima cavolata. Ti lascio un assegno da 5000 per te. Sulla posta c’è la polizza vita di 10 mila euro, è un mio regalo. Poi l’assegno di 12.000 euro che ti prego di usarli per fare un bellissimo funerale e comprare una cappella. Se possibile devi fare l’impossibile per seppellirci tutti insieme e se qualcuno non è d’accordo sputalo in faccia. L’ultima cosa, c’è una busta per Teresa, è amica del carabiniere (n.d.r qui Capasso indica il numero di cellulare di un collega) Per favore fagliela recapitare. E se non dovessi ammazzarmi, per favore non dare nessuna busta e usa questi soldi per un avvocato. Bisogna chiudere il mio cellulare. La mia auto la regalo a Teresa (l’amante, n.d.r.). La casa va venduta e il ricavato lo dividi con Rosaria (la sorella di Capasso, n.d.r. ) al 50% . Stacca le utenze, vedi il condominio da pagare…

Nella lettera ai genitori e in quella alla sorella c’è invece il movente della carneficina. Movente che testimonia l’odio profondo che Capasso nutriva verso la moglie Antonietta. Capasso sottolinea che la moglie è meritevole della tremenda rappresaglia che sta per compiersi:

Cari mamma e papà, scusate se ho fatto quest’ennesima cavolata, ma come voi sapete lei mi ha fatto troppo del male e non riesco a perdonarla. Vi lascio un assegno. Fatevi un bel regalo da parte mia”.

Alla sorella l’uomo ripete lo stesso concetto:

“Cara sorellina, perdonami per quello che domani farò. Ma l’ho dovuto fare, mi ha fatto troppo del male. Ti lascio un assegno di 15.000 euro. Fatti un bel regalo da parte mia”.

Infine c’è una quinta lettera, al cognato. Capasso annuncia il solito assegno e poi addirittura scherza: “Caro cognato, non sei per me un cognato ma un fratello. Ti ho sempre amato. Forza Napoli”.

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