CIMITERO DI LATINA: IL COMUNE RISPARMIA NELLA CAUSA CON IPOGEO CHE CHIEDEVA 14 MILIONI DI EURO

CIMITERO DI LATINA
Il Cimitero di Latina in Via della Rimembranza, una traversa di Viale Kennedy

Il giudice Roberto Galasso ha ridimensionato notevolmente la richiesta della concessionaria del cimitero, Ipogeo, nei confronti del Comune di Latina

Si chiude almeno per ora la vicenda del contenzioso tra la società Ipogeo srl, la società riconducibile al costruttore Damiani, e l’Ente di Piazza del Popolo. Sul piatto della bilancia ballavano oltre 13 milioni di euro che Ipogeo chiedeva all’amministrazione comunale per i crediti legati a presunte inadempienze contrattuali. Alla fine il Comune è stato condannato a pagare poco più di un milione di euro, per l’esattezza un milione e 134mila euro, non di certo spicci ma neanche la cifra monstre che Ipogeo pretendeva. Il giudice civile, tuttavia, si è dichiarato inadempiente su molti punti sollevati dalla società che, nel 2007, ottenne in project financing la concessione del cimitero dal Comune di Latina.

Secondo i privati, che fecero causa al Comune nel 2014, Ipogeo ha sostenuto spese e costi di cui, invece, avrebbe dovuto farsi carico il Comune, oltreché l’inadempimento di fatture scadute e non pagate e i canoni di mantenimento della struttura. Spiegavano all’epoca (2014) i consiglieri del PD, Nicoletta Zuliani e Marco Fioravante, che “il commissario prefettizio Guido Nardone aveva stabilito che il Comune dovesse anticipare alla società le somme del canone di mantenimento fino all’individuazione degli eredi delle salme che occupano i loculi della parte vecchia, per poter fatturare loro questo costo. Quindi la concessionaria avrebbe dovuto rimborsare il Comune le somme dell’anticipo. Sembra invece che la Ipogeo consideri queste somme, anziché un anticipo come dovrebbe, la copertura di un costo che non riesce a coprire secondo le modalità stabilite dalla convenzione (rintracciando gli eredi di chi occupa le sepolture). In merito alla sesta annualità del canone di mantenimento della parte vecchia, invece, la Ipogeo sostiene di essere stata impossibilitata dalla delibera commissariale a spedire i bollettini”.

Inoltre, Ipogeo chiedeva altre spese come il mancato rispetto delle disposizioni contrattuali, le attività di supporto al servizio obitoriale, non comprese nella convenzione tra Ente e privato ma sostenute dalla società medesima. Altro costo su cui Ipogeo insisteva era ascrivibile ai maggiori oneri sostenuti per diversi orari di apertura rispetto a quelli previsti in convenzione (600mila euro).
Il grosso delle richieste di Ipogeo, però, stava nel mancato introito a seguito dell’impossibilità dei rinnovi delle concessioni: oltre 8 milioni di euro.

Tante voci che sono arrivate a un totale di 13.665.771,16 euro di debito più gli interessi di una storia che nasce nel 2007 con la concessione in project financing a Ipogeo che prevedeva che questa si occupasse della gestione e dell’ampliamento del cimitero, e passa poi, nel 2010, con una convenzione ulteriore che cristallizzava altri impegni tra le due parti per cui il Comune riconosceva ad Ipogeo il pagamento del biennio 2009-2011 in ordine al mantenimento della struttura. A fronte di ciò, la società privata avrebbe dovuto monitorare e recuperare le spese. 

Ed è qui che si inserisce l’interpretazione del giudice civile che ha scritto in sentenza: “il Comune ha assunto “in ogni caso” l’obbligo al versamento in favore di Ipogeo, per ciascun anno della gestione, dell’importo corrispondente al mancato introito per contributo alle spese di mantenimento determinato in ragione dell’irrintracciabilità degli utenti onerati e sulla base del rendiconto annuale predisposto secondo quanto stabilito dal capitolato integrativo“. Ecco perché è vero che il Comune deve pagare, ma solo per il biennio 2012-13 per una cifra di un milione e 134mila e 862 euro. Sono esclusi, infatti, gli anni a seguire poiché “in riferimento alla fatture emesse in epoca successiva al 31 dicembre (ndr: 2013) – scrive il giudice Galasso – non può ritenersi sussistente l’impegno di spesa e quindi non viene riconosciuta l’esigibilità del contributo per la quinta annualità“.

Un buon colpo per l’avvocatura comunale (avv. Di Leginio e Cavalcanti) che fa risparmiare all’Ente una cifra importante la quale, proprio nel 2014, fece gridare ai summenzionati consiglieri Dem l’allarmistico “default del Comune” distribuendo responsabilità a Sindaco Di Giorgi e assessori al seguito. Per ora quel crollo non ci sarà, anche se la vicenda potrebbe non essere conclusa qui, con lo spettro di altre cause di natura amministrativa.