CARNEVALE: DIMISSIONI DI LEGGIO E D’ACHILLE, OPPORTUNITÀ MORALE. MA NON SI DIMISE QUANDO FU RINVIATO A GIUDIZIO CON TUMA E CHA CHA

La conferenza stampa della Lega al Circolo Cittadino
La conferenza stampa della Lega al Circolo Cittadino: da sinistra Vincenzo Valletta, Armando Valiani e Massimiliano Carnevale
Lega a Latina
Carnevale al momento della presentazione nelle fila della Lega, insieme al sottosegretario del Lavoro Durigon, il consigliere comunale di Latina Adinolfi e al consigliere regionale del Lazio Tripodi

La Lega raddoppia. Dopo aver chiesto ieri le dimissioni del consigliere comunale di Latina e Presidente della Commissione Cultura, Fabio D’Achille (LBC), il partito di Salvini rilancia e fa lo stesso con l’Assessore della Giunta Coletta alla “Città internazionale, Politiche giovanili, Partecipazione e Smart City”, Cristina Leggio (LBC), ventilando la possibilità di disporre una mirata mozione di sfiducia nei suoi confronti, e disertare tutte le commissioni cultura presiedute da D’Achille.
Una presa di posizione durissima, come lo è stato altrettanto il post scritto da D’Achille in mattinata tramite la sua pagina Facebook: “Mi “consiglia” le dimissioni il colLega Carnevale che è persino andato in Tribunale insieme ai membri del clan Di Silvio mentre era consigliere comunale (UDC al tempo)… e vi ho detto tutto!“. Ma andiamo con ordine.

Da oggi, il “repulisti” in salsa Lega si abbatte anche sull’Assessore Leggio poiché lei stessa, sempre nel vivace question time di ieri, credendo di essere il bersaglio dell’interrogazione dei consiglieri salviniani, ha spiegato che l’associazione di cui lei è componente del consiglio di amministrazione, la Tecla, ha sì supportato il progetto Upper ma non gestirà i fondi. Un’ammissione di colpevolezza per i consiglieri leghisti Valletta e Carnevale, supportati dal partito intero, tanto più che, nella conferenza stampa tenuta al Circolo Cittadino di Latina questa mattina, alla presenza del segretario comunale leghista Armando Valiani, i due hanno aggiunto che: “Contrariamente a quanto affermato ieri in aula consiliare dall’assessore Leggio non è vero che la società Tecla, per la quale l’assessore Leggio siede al tavolo del consiglio di amministrazione, non ha budget a carico del progetto Upper. Il piano presentato dalla Tecla è stato valutato intorno ai 130mila euro, di cui 26.100 a carico della stessa e 108mila euro in quota al finanziamento europeo nella misura dell’80%”.

Cristina Leggio
Cristina Leggio

Il fatto curioso è che quando Leggio, il 10 novembre 2017, fu eletta nel cda di Tecla, lo stesso Comune rilasciò una nota pubblica, ancora ben visibile sul sito: “L’Assessora alla Città internazionale e Politiche giovanili Cristina Leggio, nel corso della XXXIII assemblea dei soci della Tecla tenutasi ieri a Roma, è stata eletta membro del Consiglio d’Amministrazione. L’associazione per la Cooperazione Transregionale Locale ed Europea (in sigla Tecla) ha lo scopo di diffondere tra i suoi associati, tutti enti locali o loro forme associative, la cultura e i valori dell’Europa unita, fornire assistenza e accompagnamento in materia di pianificazione e accesso alle opportunità di finanziamento europee, promuovere processi di internazionalizzazione dei territori“. Dunque, un’associazione, la Tecla, che già all’epoca presentava tra i soci il Comune di Latina, con possibili conflitti d’interesse considerato il campo in cui opera e i membri che la compongono. Non si registrarono richieste di dimissioni da parte di nessuna forza politica all’interno del Consiglio Comunale.

Invece, ieri, il consigliere comunale della Lega Massimiliano Carnevale non pensava affatto al ruolo della Leggio in Tecla e ai suoi rapporti di supporto al progetto Upper “Azioni urbane innovative”, bensì al medesimo progetto e ad altri legami, quelli con la cooperativa nella quale è “socio” il consigliere comunale di Latina Bene Comune Fabio D’Achille, la Innovation Europe social.

 

Pur con il dubbio che abbiamo, ovvero quello di capire se sia giuridicamente rilevante l’aver selezionato come partner la cooperativa di un consigliere comunale, in questo caso di maggioranza e presidente della commissione cultura, ben consapevoli della separazione di funzioni sancito per legge tra indirizzo politico amministrativo da una parte e gestionale dall’altro – ha spiegato Carnevale – riteniamo che sia quanto meno inopportuno se non moralmente e politicamente inaccettabile che un’amministrazione che non perde occasione di vantarsi del comune come una casa di vetro caratterizzata dalla trasparenza e legalità, faccia insorgere il minimo sospetto su quegli stessi principi”.

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Il logo di “Urban innovative action”, Azioni urbane innovative

Upper – “Urban innovative action”  Azioni urbane innovative – è il progetto della Commissione europea per cui il capoluogo beneficerà di una parte degli 82 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fers). 3.947.760 euro da investire nella nuova vita di tre aree, trasformandole in Parchi produttivi urbani: “vivai per produrre piante da utilizzare come polmoni verdi per altri quadranti urbani, sviluppando ricerca, tecnologie e servizi connessi alla natura, occupazione e sviluppo”.
Il progetto che vede tra i partner scelti la cooperativa di cui fa parte il consigliere comunale Fabio D’Achille costituirebbe, a detta di Massimiliano Carnevale, il grimaldello decisivo per sconfessare l’ostentata trasparenza di Latina Bene Comune. Ecco perché, Carnevale, si domandava in question time se fosse “opportuno attribuire il partenariato di un progetto destinatario di fondi europei ad una cooperativa all’interno della quale figura come socio un consigliere comunale di maggioranza” 

Di Francia e D'Achille
L’Assessore Silvio Di Francia e il Presidente della Commissione Cultura D’Achille

Di rimando, D’Achille rispondeva di aver appreso solo ieri mattina, ossia dopo l’interrogazione leghista, che “la mia Coop aveva partecipato ad Upper. Ci tengo a sottolineare che sono un socio lavoratore della Innovation Europe social, faccio parte di questa cooperativa da diversi anni, da prima di diventare consigliere, faccio corsi di formazione relativi alla comunicazione in questa società, ma non ho ruoli collegati al progetto Upper in nessun modo, non sapevo nemmeno che la cooperativa avesse partecipato al bando e nessuno di loro mi ha comunicato che avrebbero partecipato” – aggiungendo – “Quando sono stato eletto consigliere avevo consigliato loro di tenermi fuori da tutto perché questa coop lavora con il territorio e ha fatto bandi con altri Comuni. Io l’ho scoperto stamattina che avevano partecipato, mi aspettavo quantomeno che mi informassero. Ora sono disposto a dimettermi dalla cooperativa, non certo da consigliere comunale perché non ne ravvedo i motivi, non c’è alcun conflitto di interesse o incompatibilità“.

Ma, accusato e incalzato sulla questione di opportunità morale e politica, D’Achille ha ricordato, come accennato su, di una vicenda che vide coinvolto Massimiliano Carnevale (più volte raccontata da Latina Tu con conseguenti strascichi di polemica col consigliere ex PD) senza che per questo vi fosse alcuno – si era nel 2007 – che chiedesse all’allora consigliere comunale dell’UDC, Carnevale medesimo, di dimettersi per questioni di opportunità morale e politica.

Antonio Costanzo
Antonio Costanzo

E sì che questa mattina, in conferenza stampa, è stato proprio Carnevale a parlare di “mancata rottura del passato”, citata come una delle cause per cui l’ex Assessore e uomo forte di LBC, Antonio Costanzo, addusse per spiegare le sue dimissioni dalla Giunta Coletta nel luglio 2017. Un paradosso, in effetti, che a dirlo sia proprio Carnevale, essendo lui stesso parte di quel passato, avendo appoggiato la Giunta Zaccheo nella prima e nella seconda consiliatura (dal 2002 al 2010) sedendo tra i membri della maggioranza a Piazza del Popolo.

Ma a cosa si riferiva esattamente D’Achille rispetto a Carnevale e “al clan Di Silvio”?

Nel 2005, i capannoni della Latina Multiservizi e della Iride multiservizi, due società di pulizia dell’ex assessore provinciale agli affari generali Giuseppe Pastore (in quota UDC), andarono a fuoco.

Gli inquirenti della Procura pensarono immediatamente a un atto intimidatorio e aprirono un’indagine che coinvolse alcuni volti noti della città, sodali o appartenenti al microcosmo criminale, e un politico.

Tribunale di Latina
Tribunale di Latina

Il giudice dell’udienza preliminare Campoli rinviò a giudizio il consigliere comunale dell’Udc Massimiliano Carnevale, Costantino “Cha-Cha” Di Silvio, Davide Di Guglielmo, Giampiero Di Pofi e Gianluca Tuma che, secondo gli inquirenti, aveva materialmente appiccato il fuoco.

L’impianto accusatorio dei magistrati poneva il suo perno su una turbativa d’asta, causa della tentata estorsione e conseguenza dell’atto di intimidazione mafiosa: l’incendio doloso. La combustione che carbonizzò i capannoni delle ditte di pulizia si consumò in via Trebbia. L’allora assessore provinciale Pastore (UDC) non cedette alle pressioni fatte dal presunto piromane Tuma che insieme a Carnevale, Di Pofi, Di Silvio e Di Guglielmo lo avrebbero minacciato, qualche settimana prima, in modo che rinunciasse a un’asta per aggiudicarsi un immobile a Borgo San Michele, oggetto d’interesse di uno degli imputati, il medesimo Gianluca Tuma. Carnevale si trovò coimputato con esponenti della criminalità locale a titolo di concorso in tentata estorsione e turbativa d’asta.

Iuliano Sperduti e Cha Cha
Ai tempi di Maiettopoli e il Latina Calcio: nella foto l’allenatore Mark Iuliano, il team manager Pierluigi Sperduti e Costantino Cha Cha Di Silvio

Quello che importa ancor di più, ad oggi, in riferimento alla richiesta di “dimissioni” rivolte a D’Achille e all’opportunità politico-morale dello stesso, sono le date di questa storia. L’incendio e la relativa indagine sono dell’ottobre 2005, il rinvio a giudizio di Carnevale, insieme agli altri cinque, è del febbraio 2010. Per la cronaca, a maggio 2015, dopo che il pm Monsurrò della Procura di Latina aveva chiesto per Carnevale un anno e otto mesi, il Tribunale di Latina lo assolse perché il fatto non sussisteva.

Al di là degli esiti del 2015 che nessuno poteva conoscere, né nel 2005 quando bruciarono i capannoni e il fatto divenne pubblico, né nel febbraio del 2010 quando effettivamente Carnevale fu rinviato a giudizio, per entrambi i periodi, al contrario, è certo che Massimiliano Carnevale era consigliere comunale nella maggioranza che appoggiava la Giunta Zaccheo prima che il 15 aprile 2010 l’allora sindaco fosse sfiduciato dal consiglio comunale di Latina a seguito del servizio andato in onda su Striscia la notizia, o per meglio dire per l’esplosione delle “competizioni” interne nell’allora centrodestra pontino.

Gianluca Tuma
Gianluca Tuma

Nessuno chiese le dimissioni di Carnevale per fatti che quantomeno si presentavano molto gravi, essendo imputato non con due di passaggio ma con almeno due soggetti tra i più noti e famigerati delle ultime tre decadi della storia del crimine latinense, finiti poi entrambi condannati nel processo Don’t Touch: rimediando, Cha Cha Di Silvio, il carcere; una parallela confisca dei beni da oltre tre milioni di euro, Gianluca Tuma.

Per D’Achille e Leggio – premesso che entrambi non hanno nascosto i loro ruoli – la questione di inopportunità resta nonostante la richiesta di dimissioni appaia un’enormità sopratutto se a farla è un personaggio politico che non ha applicato a sé lo stesso metro.
Valessero le dimissioni per loro due, cosa avrebbe dovuto fare l’ex PD, ora Lega, Massimiliano Carnevale, se si fosse applicata l’opportunità morale e politica che egli stesso richiama per i due rappresentanti di Latina Bene Comune?

Un bel tacer non fu mai detto. 

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