CARCERE DURO PER MASSIMILIANO DEL VECCHIO: ARRIVA IL DECRETO DEL MINISTERO

Johnny Lauretti e Massimiliano Del Vecchio
Johnny Lauretti (con il cappello) e Massimiliano Del Vecchio

Il Ministero della Giustizia, Carlo Nordio, ha firmato il decreto di carcere duro per il narcos di Fondi, Massimiliano Del Vecchio

È la prima volta per un detenuto pontino. Il 41 bis, infatti, che prevede rilevanti limitazioni alla vita carceraria di un detenuto, è stato applicato a Massimiliano Del Vecchio, 43 anni, latitante fino allo scorso agosto e arrestato in Spagna dai Carabinieri di Latina e dalla Guardia Civil iberica.

Sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo e la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma a chiedere che a Del Vecchio fosse applicato il 41 bis. Così, è arrivato il decreto di applicazione del carcere duro da parte del Ministero della Giustizia, retto da Carlo Nordio.

Su Del Vecchio pende il futuro processo derivante dall’inchiesta “Risiko” che, in abbreviato, ha già portato a pene pesanti, anche da 18 anni, per suo fratello Gianluca Del Vecchio e altri sodali della rete che si era ramificata fino a Latina e oltre, con agganci importanti come Luigi Buonocore, narcos e cinta di collegamento con la camorra romana di Senese e la ‘ndrangheta.

I fatti di cui deve rispondere sono contenuti nella maxi operazione che ha portato a 16 arresti tra Fondi e Latina nel novembre 2024, tra cui il suo ex amico Johnny Lauretti, diventato collaboratore di giustizia. Un gruppo, quello di Del Vecchio, che aveva dettato legge nella piana, attraverso la violenza e gli attentati dinamitardi contro il sodalizio Ferri-Pannone, attualmente a processo a Latina in seguito all’operazione “Jars”. Del Vecchio, però, era riuscito a imporre la sua leadership anche a Latina con personaggi come Roberto Ciarelli, figlio del boss rom Ferdinando Ciarelli detto “Furt”, e a Formia, guadagnando il rispetto di Gustavo Bardellino, nipote del fondatore del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino.

Insomma, al momento, il 43enne rischia una condanna esemplare, forse venti anni di carcere e il provvedimento del 41 bis arriva come uno spartiacque per la sua vita futura. Potrà avere colloqui con i famigliari solo una volta al mese e avrà severe limitazioni, proprio come un boss di “alto rango” della camorra, di Cosa Nostra o della ‘ndrangheta.

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Tanto per capire il peso criminale, nel 2022, Massimiliano Del Vecchio, insieme al gemello Gianluca, furono arrestati in una operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla DDA di Napoli, che aveva messo in luce le rotte della droga che dal Sud America andavano in Olanda e in Spagna per arrivare allo stoccaggio della droga tra Sezze e Latina. Anche in quel caso il legame di Del Vecchio con la terra iberica era evidentemente consolidato, con cocaina venduta a trentamila e cinquecento euro al chilo.

Nell’operazione “Risiko”, le investigazioni hanno consentito di ricostruire l’esistenza di un’associazione armata dedita al traffico di sostanze stupefacenti e operante in provincia di Latina. E gli indagati utilizzavano anche la il sistema criptato “Encrochat”, che è stato possibile decriptare grazie all’individuazione, in territorio francese, del server sul quale confluivano tutte le chat. Un sistema da criminalità di Seria A.

L’antipasto dell’indagine era stata la cosiddetta operazione “Jars”. In quell’operazione, eseguita dai Carabinieri ad aprile 2024, emergeva la guerra per lo spaccio, condita da minacce, armi e attentati incendiari tra il gruppo guidato dalla coppia Alessio Ferri (legato ad Aldo Trani, cognato dei fratelli Tripodo) e Andrea Pannone (un tempo collocato nel clan Zizzo) e il sodalizio capeggiato da Massimiliano Del Vecchio. Nella guerra dello spaccio fondano, il gruppo Del Vecchio è uscito vittorioso su quello Ferri-Pannone, a suon di attentati incendiari e armi da guerra. Ora, è probabile che con il gruppo Del Vecchio smembrato, il sodalizio soccombente abbia rialzato la testa.

Del Vecchio sarà giudicato separatamente dai suoi sodali fondani. Rischia diversi anni di carcere, dal momento che è considerato capo e promotore dell’associazione per delinquere che è diventata molto temuta anche nel capoluogo di provincia dove aveva assoldato personaggi quali Alessandro Artusa e Roberto Ciarelli.

Lungo il curriculum criminale di Del Vecchio, personaggio che da Fondi è riuscito a farsi temere della mala pontina e oltre. Tra le altre, due le inchieste piuttosto esemplificative del suo raggio d’azione: i pranzi di lusso dentro il carcere di Latina per cui è stato condannato a oltre tre anni nel processo Astice e la seconda condanna ricevuta per i certificati falsi prodotti in suo favore dal medico del Csm di Fondi.

Ad agosto, la cattura a Barcellona mentre stava andando da un dentista. È stato trovato con soldi e orologi di pregio. Ora, il carcere duro.

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