BORGO MONTELLO, DISCARICA: SOSTANZE CANCEROGENE E METALLI NELL’ACQUA DI FALDA

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In foto, un pozzo di drenaggio del percolato all'interno di un invaso gestito da Ecoambiente
In foto, un pozzo di drenaggio del percolato all'interno di un invaso gestito da Ecoambiente

I risultati dei campionamenti dell’acqua di falda della discarica di Borgo Montello confermano che quella terra ha bisogno di continuare un processo di bonifica. La relazione firmata dai tecnici Domenico Longo e Mauro D’Angelantonio è stata inviata al Dirigente del Servizio Suolo e Bonifiche di Arpa Lazio Marco Le Foche: si tratta degli esiti analitici del campionamento in contraddittorio con i gestori degli invasi di Monte Inferno: Ecoambiente srl e Indeco srl

Le attività di campionamento hanno avuto inizio il 10 febbraio presso le aree gestite da Ecoambiente e si sono concluse il 17 febbraio presso il sito di di competenza della Indeco. Il 5 febbraio aveva avuto luogo la Conferenza dei servizi relativa alla modifica sostanziale per il recupero di volumetrie, richiesto da Ecoambiente, pari a circa 38.000 mc nel lotto B della discarica di Borgo Montello di Latina. Lì i convenuti, parte privata, politica e amministrativa, oltreché ai cittadini dei Comitati civici, si erano dati appuntamento dopo che fossero stati resi disponibili gli esiti delle suddette attività di campionamento e le loro conseguenti risultanze da parte dell’Agenzia regionale per l’Ambiente, per l’appunto Arpa Lazio.

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Risultanze che sono scritte, ad oggi, nella relazione di D’Angelantonio e Longo e che hanno interessato 16 piezometri, 8 di Ecoambiente (il 10 e l’11 febbraio) e 8 di Indeco (il 13 e il 17 dello stesso mese), più 5 dal monitoraggio effettuato nell’ambito dei controlli AIA , al netto di un problema individuato in uno dei piezometri che non avrebbe consentito un regolare prelievo e in un altro considerato ormai ostruito.

Esempio di un Piezometro all'interno della area incendiata di Bussi (Abruzzo)
Esempio di un Piezometro all’interno della area incendiata di Bussi (Abruzzo)

Praticamente ogni campione di acqua di falda prelevato dai piezometri di Ecoambiente ha certificato la non conformità del cosiddetto parametro rispetto alle concentrazioni soglia di contaminazione in riferimento a metalli e metalloidi come Arsenico, Ferro (in uno dei piezometri la concentrazione rilevata è stata di 10400 microgrammi al litro a fronte di una soglia pari a 200), Manganese, più sostanze tendenzialmente o evidentemente cancerogene come Triclorometano (cloroformio: un composto nocivo alla salute umana e all’ambiente), Cromo, Dicloropropano e Tricloropropano (sostanza probabilmente cancerogena).

Anche per i piezometri della Indeco le cose non sono andate diversamente. Il campione di acqua di falda prelevato dai piezometri ha evidenziato la non conformità dei parametri analizzati rispetto alle concentrazioni soglia di contaminazione, se si eccettua uno di essi dove è certificata la conformità.

Sono risultati conformi sia per i piezometri Ecoambiente che Indeco alcuni parametri afferenti ad esempio, tra gli altri, al cloruro di vinile e al mercurio.

È opportuno specificare che le Concentrazioni Soglia di Contaminazione sono valori di riferimento per la concentrazione di sostanze inquinanti nelle matrici ambientali per le specifiche destinazioni d’uso, superati i quali il sito è definito “potenzialmente contaminato” ed è necessaria la caratterizzazione. Tuttavia sono le CSR, le Concentrazioni Soglia di Rischio, a far accendere la luce rossa in maniera definitiva.

Eppure, è la stessa relazione dell’Arpa Lazio a porre in evidenza che la sostanza cancerogena del Triclorometano (Cloroformio) è stata rivenuta “oltre le CSC in 15 piezometri su 21 monitorati, ed anche se lo stesso è risultato conforme alle CSR (ndr: soglie di rischio) la sua dispersione in falda è risultata abbastanza diffusa, anche in considerazione che lo stesso rientra tra le sostanze clorurate cancerogene“. Tenuto conto di tutte le eccedenze rilevate rispetto alle soglie di contaminazione, comprese anche le altre sostanze quali Cromo, Tricloropropano ecc., Arpa ritiene “necessario procedere alla rimodulazione dell’Analisi di Rischio”.

Per quanto riguarda le eccedenze di metalli e metalloidi che potrebbero essere ascrivibili a fenomeni naturali e “non indotte dallo svolgimento delle attività industriali condotte nell’area di discarica” all’Agenzia “non risulta un valore numerico di concentrazione da attribuire ai singoli metalli eccedenti i limiti di legge, né livelli di guardia tali da poter determinare delle soglie di concentrazione al di sotto delle quali non si dovrà procedere con la bonifica“.