BOMBE E GUERRA PER LO SPACCIO A LATINA: 4 ARRESTI

La bomba che, a settembre 2025, dilaniò l'androne di uno dei palazzi popolari presso le cosiddette mini vele in Viale Nervi
La bomba che, a settembre 2025, dilaniò l'androne di uno dei palazzi popolari presso le cosiddette mini vele in Viale Nervi

Operazione congiunta della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Eseguite quattro misure di custodia cautelare in carcere

In queste ore, la Polizia di Stato di Latina e il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina stanno eseguendo quattro provvedimenti che dispongono la misura cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti indiziati a vario titolo per gli attentati dinamitardi e incendiari che hanno colpito il capoluogo pontino negli ultimi mesi, provocando danni a edifici residenziali e veicoli e destando forte allarme sociale e grave pericolo per la pubblica incolumità.

Le attività investigative, condotte congiuntamente da Polizia e Carabinieri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Latina, hanno permesso di ricostruire i ruoli e le responsabilità degli indagati, collegando i diversi episodi a un contesto criminoso unitario.

I dettagli dell’operazione e delle indagini saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che sarà tenuta dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli presso la Procura della Repubblica di Latina alle ore 10.30.

Una scia di attentati che ha avuto probabilmente inizio a febbraio 2025 con la casa di due pregiudicati andata a fuoco in un complesso che si trova sul litorale di Latina. La stagione delle bombe, però, è iniziata il 5 maggio scorso: un ordigno militare fu trovato inesploso in Corso Matteotti davanti all’officina di un uomo legato agli ambienti dello spaccio (se fosse scoppiata, vista anche la posizione centralissima, avrebbe potuto provocare una strage); 11 giorni dopo, il 16 maggio, un conoscente del gestore dell’officina, subisce un attentato con una bomba carta all’ingresso della casa in Via Torre Vittoria, nella zona di Santa Fecitola.

La fine primavera e l’estate passano indenni, ma, a settembre, la città vive i vari botta e risposta della fazione delle case Arlecchino con i personaggi della vecchia mala: il 7 settembre l’ordigno che devasta l’ingresso al civico 10 di Via Guida Rossa (palazzi Arlecchino); 24 ore dopo, l’8 settembre, una bomba distrugge il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense. Il 13 settembre, di fronte ai palazzi Arlecchino, sempre in via Guido Rossa, un ordigno squarta la Smart Fort Two di una donna, di professione A.T.A. in una scuola, fuori dai contesti criminali. Dopodiché, il 18 settembre, un’altra bomba distrugge l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele.

Quest’ultimo attentato sembra porre un freno a tutto, tanto che non succede più niente di rilevante per due mesi, fino a che, a fine novembre, esattamente il 22 di quel mese, scoppia una bomba nel cortile del civico 203 in viale Kennedy. In quel condominio, dopo la deflagrazione, si presenta un personaggio piuttosto noto della malavita pontina, in quanto lì abita un parente stretto. Una settimana dopo, a pochi passi da quel condominio, in via Chiarello, va a fuoco l’auto di un gestore di locale della movida pontina, legato anche a personaggi criminali. Peraltro, in via Chiarello, ci vive la compagna di quel personaggio che si era precipitato dopo la deflagrazione in viale Kennedy.

Ad ogni modo, si arriva al 27 dicembre scorso e alla bomba che, in Via Corridoni, ha distrutto l’auto dell’operaio rumeno al Nicolosi e poco meno di 24 ore dopo l’ordigno che ha devastato il terrazzo del 47enne cuoco in Via Faggiana.

L’operazione odierna è quella che vedeva indagati i gemelli ventenni Yuri e Mattia Spinelli, considerati i “ras” della piazza di spaccio delle Arlecchino, e il 35enne Aurelio Silvestrini, tutti e tre recentemente arrestati nell’ambito di due indagini della Polizia di Stato. 

Alle case Gescal, le cosiddetto “Arlecchino”, gli Spinelli, insieme ai loro sodali, sono riusciti a impiantare una piazza di spaccio organizzatissima, con tanto di turni e vedette, immettendo nel mercato non solo cocaina e “fumo”, ma anche il crack in quantità rilevanti. Un tipo di droga molto pericolosa che ha abbassato tutti i prezzi e ha scatenato la rabbia dei vecchi spacciatori di Latina.

Gli Spinelli, che danno sfoggio anche di tracotanza e violenza (Mattia Spinelli ha un passato nella boxe), con l’alleanze di altri personaggi e gregari, hanno riempito un vuoto originatosi da arresti e inchieste derivanti anche dalla cosiddetta stagione antimafia pontina che ha fermato per anni i vecchi sodalizi. Ecco perché il sospetto che alcuni “signori” dello smercio della droga pontina abbiano visto di cattivo occhio il loro emergere, anche con comportamenti violenti. Peraltro, Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini sono finiti in carcere proprio perché accusati di aver vessato con violenze, minacce e piombo un mediatore delle auto a noleggio, il mezzo con cui i pusher si muovono per cercare di essere meno identificabili dagli investigatori.

Troppo rumore che gli Spinelli avrebbero pagato con il primo attentato del 7 settembre quando un ordigno costruito artigianalmente ha danneggiato l’androne del condominio al civico 10, in via Guido Rossa, ai cosiddetti palazzi “Arlecchino”, di fronte alla chiesa di Santa Rita e a pochi metri dal liceo scientifico G.B. Grassi. Passano 24 ore e un ordigno più potente distrugge la parte superiore del muretto di una casa. Dopo l’esplosione che fa sobbalzare i residenti, i quali pensano a una bombola del gas, va via a velocità sostenuta una scooter di grossa cilindrata e a fari spenti.

L’esplosione si verifica in una strada chiusa, stavolta in Via della Darsena, a Latina, traversa di Via Torre La Felce e parallela di Via Idrovora, vicino ai quartieri Gionchetto e del cimitero. L’ordigno è di portata rilevante tanto da sollevare una coltre di fumo bianco visibile in gran parte della città di Latina. La deflagrazione è sicuramente un atto intimidatorio, anche perché si tratta di una strada chiusa e chi ha colpito si è recato di proposito davanti alla casa dove abita Maurizio Santucci, classe 1965, personaggio legato alla malavita pontina e con precedenti nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’attentato è diretto contro di lui, parente di Candido Santucci e cognato di Mario Nardone (altri due personaggi della mala pontina): fu uno degli obiettivi dei clan rom nella guerra criminale del 2010. Santucci fu gambizzato nel 2010 nel quadro della cosiddetta strategia stragista messa in piedi dai clan Ciarelli e Di Silvio per eliminare la criminalità non rom a Latina.

Il 13 e il 18 settembre altri due attentati. Nel primo caso una bomba carta distrugge un’auto in Via Guido Rossa, appartenente a una collaboratrice scolastica che nulla a che vedere con lo spaccio; cinque giorni dopo, probabilmente la bomba più violenta che dilania l’androne di uno dei palazzi delle mini vele in Viale Nervi, dove peraltro vivono alcuni parenti legati a uno dei personaggi della vecchia mala e una delle vittime della tentata estorsione e delle violenze per cui sono finiti in carcere Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini.

Che a corollario di queste azioni sia stata la droga e il controllo del mercato, è dimostrato anche dal fatto che pochi giorni fa, a finire in carcere perché trovato con un chilo di cocaina, è stato Yuri Spinelli, il gemello scampato all’arresto del fratello arrivato qualche settimana prima.

Articolo precedente

SANITÀ NEL LAZIO, PALAZZO: “CAMBIO DI PASSO CON LA RIORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA DI PRENOTAZIONI VISITE ED ESAMI”

Articolo successivo

ABC, L’UGL PSA BOCCIA LA SINDACA CELENTANO: “BASTA PROMESSE E SLOGAN, L’AMMINISTRAZIONE RISPONDA AI LAVORATORI”

Ultime da Cronaca