BOMBE E ATTENTATI A LATINA: ARRESTATA LA GANG DELLE “ARLECCHINO”, TRE GLI EPISODI CONTESTATI

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Latina, operazione congiunta dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato. Eseguite quattro misure di custodia cautelare in carcere.

Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina e la Polizia di Stato di Latina, questa mattina, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro soggetti, indagati a vario titolo per una serie di gravi reati legati a fatti incendiari e all’uso di ordigni esplosivi verificatisi negli ultimi mesi nel capoluogo pontino. Si tratta dei due gemelli ventenni Yuri e Mattia Spinelli, del 25enne Nico Mauriello detto Spadino e del coetaneo Davide Greco, quest’ultimo l’unico ancora a piede a libero prima della mattinata di oggi.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina, diretta dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli, hanno permesso di ricostruire un contesto criminale strutturato, caratterizzato da azioni violente finalizzate al controllo di specifiche aree cittadine e all’intimidazione della collettività. A indagare il pool di magistrati composti dai pm Martina Taglione, Giuseppe Bontempo, Valerio De Luca, Giuseppe Aiello e Valentina Giammaria. È la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli a parlare chiaramente di una sete criminale del gruppo emergente degli Spinelli, desiderosi di affermarsi in città, anche rispetto alla vecchia guardia della malavita latinense.

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Gli episodi oggetto di indagine si inseriscono nel contesto della difesa e del controllo di una nota area della città, quella dei Palazzi Arlecchino, utilizzata come piazza di spaccio oggetto di contesa da parte della criminalità del territorio. Le indagini hanno documentato come uno dei gruppi emergenti, quello capeggiato dagli Spinelli e composto da giovani soggetti legati tra loro, abbia attuato attentati esplosivi e incendiari per consolidare la propria influenza prevalendo su gruppi contrapposti.

Tra gli episodi contestati figurano le esplosioni di ordigni artigianali avvenute nei mesi scorsi in piena notte e che avevano provocato danni a muri, portoni, vani scale e vetrate, nonché incendi dolosi a veicoli parcheggiati nei pressi dei condomini. 

Episodi questi che erano stati ampiamente riportati dalle cronache locali per la loro modalità intimidatoria e per il particolare allarme sociale delle condotte poste in essere.

Le attività investigative svolte senza soluzione di continuità dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno inoltre consentito di accertare la detenzione e il porto illegale di armi e munizioni, comprese pistole con matricola abrasa, nonché la disponibilità di materiali esplosivi, attraverso le attività tecniche, servizi di pedinamento e controllo del territorio, che hanno permesso di individuare ruoli e responsabilità precise dei soggetti coinvolti e di collegare i diversi episodi a un disegno criminoso unitario.

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Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che i reati contestati non erano isolati, ma facevano parte di una strategia mirata a esercitare intimidazioni sulla comunità e a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine, consolidando il controllo di alcune aree urbane.

L’indagine, condotta sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Latina, ha visto una stretta collaborazione tra il Comando Provinciale dei Carabinieri e la Polizia di Stato e, con attività investigative mirate che hanno consentito di ricostruire i fatti e di individuare le responsabilità degli odierni indagati; gli interventi congiunti di Carabinieri e Polizia hanno inoltre portato al sequestro di ordigni artigianali, armi e munizioni, così consentendo la prevenzione di ulteriori azioni pericolose,  garantendo la sicurezza delle aree colpite.

Tre dei soggetti colpiti dalle misure cautelari – i due Spinelli e Mauriello, peraltro coinvolti nell’indagine sul carcere di Latina messo a ferro e fuoco – si trovavano già in carcere al momento dell’esecuzione dell’ordinanza, mentre un quarto è stato rintracciato questa mattina a Latina nel corso delle attività congiunte dei Carabinieri e della Polizia di Stato.

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L’ordinanza di custodia cautelare – spiega una nota di Carabinieri e Polizia – rappresenta un passo importante nella lotta contro una criminalità che a Latina si sta esprimendo in una forma sempre più violenta ed aggressiva, ed è un segnale importante sulla presenza dello Stato a tutela della sicurezza pubblica e della legalità. 

Tre gli attentati che gli inquirenti ritengono di aver delineato nell’indagine odierna. Si tratta di quello avvenuto dell’8 settembre quando una bomba distrusse il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense: Maurizio Santucci. A seguire, l’attentato dinamitardo avvenuto il 18 settembre quando un’altra bomba distrusse l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele, oltreché all’incendio di un’auto e un furgoncino. Un complesso dove peraltro vive una delle vittime di Mattia Spinelli, arrestato per tentata estorsione.

Infine, le molotov lanciate all’interno dell’androne ricadente al civico 6 di Via Guido Rossa, tanto da provocare un incendio che danneggiò il quadro elettrico dei contatori. Un’azione criminale direttamente connessa allo sgombero dell’appartamento dei fratelli Ernesto e Fausto Bevilacqua (condannati a dicembre con gli Spinelli per spaccio di droga), legati al sodalizio di pusher delle “Arlecchino”

Una scia di attentati, non tutti risolti, che ha avuto probabilmente inizio a febbraio 2025 con la casa di due pregiudicati andata a fuoco in un complesso che si trova sul litorale di Latina. A farlo presente è stata la Procuratrice Aggiunta Luigia Spinelli che ha parlato esplicitamente di “prima parte dell’indagine”.

La stagione delle bombe, infatti, è iniziata il 5 maggio scorso: un ordigno militare fu trovato inesploso in Corso Matteotti davanti all’officina di un uomo legato agli ambienti dello spaccio (se fosse scoppiata, vista anche la posizione centralissima, avrebbe potuto provocare una strage); 11 giorni dopo, il 16 maggio, un conoscente del gestore dell’officina, subisce un attentato con una bomba carta all’ingresso della casa in Via Torre Vittoria, nella zona di Santa Fecitola.

La fine primavera e l’estate passano indenni, ma, a settembre, la città vive i vari botta e risposta della fazione delle case Arlecchino con i personaggi della vecchia mala: il 7 settembre l’ordigno che devasta l’ingresso al civico 10 di Via Guida Rossa (palazzi Arlecchino). In quel civico abita Davide Greco, arrestato oggi, e in quella data di settembre furono trovate tre pistole di provenienza illecita, munizioni e cocaina, tanto che lo stesso Greco fu denunciato per una non ingente quantità di droga.

Nico “Spadino” Mauriello

24 ore dopo, l’8 settembre, una bomba distrugge il muretto di una casa privata in via Darsena, dove abita un vecchio personaggio della mala latinense. Il 13 settembre, di fronte ai palazzi Arlecchino, sempre in via Guido Rossa, un ordigno squarta la Smart Fort Two di una donna, di professione A.T.A. in una scuola, fuori dai contesti criminali. Dopodiché, il 18 settembre, un’altra bomba distrugge l’androne di uno dei civici, il 298, che si trovano in Viale Nervi, presso le cosiddette mini vele.

Quest’ultimo attentato sembra porre un freno a tutto, tanto che non succede più niente di rilevante per due mesi, fino a che, a fine novembre, esattamente il 22 di quel mese, scoppia una bomba nel cortile del civico 203 in viale Kennedy. In quel condominio, dopo la deflagrazione, si presenta un personaggio piuttosto noto della malavita pontina, in quanto lì abita un parente stretto. Una settimana dopo, a pochi passi da quel condominio, in via Chiarello, va a fuoco l’auto di un gestore di locale della movida pontina, legato anche a personaggi criminali. Peraltro, in via Chiarello, ci vive la compagna di quel personaggio che si era precipitato dopo la deflagrazione in viale Kennedy.

Ad ogni modo, si arriva al 27 dicembre scorso e alla bomba che, in Via Corridoni, ha distrutto l’auto dell’operaio rumeno al Nicolosi e poco meno di 24 ore dopo l’ordigno che ha devastato il terrazzo del 47enne cuoco in Via Faggiana.

L’operazione odierna è quella che vedeva indagati i gemelli ventenni Yuri e Mattia Spinelli, considerati i “ras” della piazza di spaccio delle Arlecchino, e il 35enne Aurelio Silvestrini (non arrestato oggi, 8 gennaio), tutti e tre recentemente arrestati nell’ambito di due indagini della Polizia di Stato. 

Alle case Gescal, le cosiddetto “Arlecchino”, gli Spinelli, insieme ai loro sodali, sono riusciti a impiantare una piazza di spaccio organizzatissima, con tanto di turni e vedette, immettendo nel mercato non solo cocaina e “fumo”, ma anche il crack in quantità rilevanti. Un tipo di droga molto pericolosa che ha abbassato tutti i prezzi e ha scatenato la rabbia dei vecchi spacciatori di Latina.

Gli Spinelli, che danno sfoggio anche di tracotanza e violenza (Mattia Spinelli ha un passato nella boxe), con l’alleanze di altri personaggi e gregari, hanno riempito un vuoto originatosi da arresti e inchieste derivanti anche dalla cosiddetta stagione antimafia pontina che ha fermato per anni i vecchi sodalizi. Ecco perché il sospetto che alcuni “signori” dello smercio della droga pontina abbiano visto di cattivo occhio il loro emergere, anche con comportamenti violenti. Peraltro, Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini sono finiti in carcere proprio perché accusati di aver vessato con violenze, minacce e piombo un mediatore delle auto a noleggio, il mezzo con cui i pusher si muovono per cercare di essere meno identificabili dagli investigatori.

Troppo rumore che gli Spinelli avrebbero pagato con il primo attentato del 7 settembre quando un ordigno costruito artigianalmente ha danneggiato l’androne del condominio al civico 10, in via Guido Rossa, ai cosiddetti palazzi “Arlecchino”, di fronte alla chiesa di Santa Rita e a pochi metri dal liceo scientifico G.B. Grassi. Passano 24 ore e un ordigno più potente distrugge la parte superiore del muretto di una casa. Dopo l’esplosione che fa sobbalzare i residenti, i quali pensano a una bombola del gas, va via a velocità sostenuta una scooter di grossa cilindrata e a fari spenti.

L’esplosione si verifica in una strada chiusa, stavolta in Via della Darsena, a Latina, traversa di Via Torre La Felce e parallela di Via Idrovora, vicino ai quartieri Gionchetto e del cimitero. L’ordigno è di portata rilevante tanto da sollevare una coltre di fumo bianco visibile in gran parte della città di Latina. La deflagrazione è sicuramente un atto intimidatorio, anche perché si tratta di una strada chiusa e chi ha colpito si è recato di proposito davanti alla casa dove abita Maurizio Santucci, classe 1965, personaggio legato alla malavita pontina e con precedenti nell’ambito dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’attentato è diretto contro di lui, parente di Candido Santucci e cognato di Mario Nardone (altri due personaggi della mala pontina): fu uno degli obiettivi dei clan rom nella guerra criminale del 2010. Santucci fu gambizzato nel 2010 nel quadro della cosiddetta strategia stragista messa in piedi dai clan Ciarelli e Di Silvio per eliminare la criminalità non rom a Latina.

Il 13 e il 18 settembre altri due attentati. Nel primo caso una bomba carta distrugge un’auto in Via Guido Rossa, appartenente a una collaboratrice scolastica che nulla a che vedere con lo spaccio; cinque giorni dopo, probabilmente la bomba più violenta che dilania l’androne di uno dei palazzi delle mini vele in Viale Nervi, dove peraltro vivono alcuni parenti legati a uno dei personaggi della vecchia mala e una delle vittime della tentata estorsione e delle violenze per cui sono finiti in carcere Mattia Spinelli e Aurelio Silvestrini.

Che a corollario di queste azioni sia stata la droga e il controllo del mercato, è dimostrato anche dal fatto che, a finire in carcere perché trovato con un chilo di cocaina, è stato Yuri Spinelli, il gemello scampato all’arresto del fratello arrivato qualche settimana prima e oggi destinatario insieme al medesimo fratello dell’ordinanza di carcerazione odierna.

“A nome dell’intera città di Latina desidero ringraziare la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la magistratura e tutti coloro che sono stati impegnati nelle indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina, che hanno portato all’esecuzione di quattro misure di custodia cautelare in carcere per i gravissimi episodi di criminalità che hanno colpito il nostro territorio.

Latina dimostra di non piegarsi alla violenza: la legalità ha vinto e continuerà a essere il nostro unico orizzonte.

Grazie al costante coordinamento tra la Prefettura, la Questura, l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine, sotto la guida del Procuratore aggiunto Luigia Spinelli, è stato possibile affrontare con determinazione la sequenza di bombe incendiarie che aveva generato un fortissimo allarme sociale e un diffuso clima di paura, arrivando oggi a un esito che restituisce fiducia e serenità ai cittadini.

Quanto emerso dalle indagini conferma la gravità di un disegno criminale che mirava a intimidire i cittadini, a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine e a minare la sicurezza della nostra comunità, con il solo obiettivo di consolidare la propria influenza criminale. Si tratta di azioni inaccettabili, che nulla hanno a che vedere con il vivere civile e che trovano una risposta ferma e determinata nelle istituzioni. 

In quei giorni ho incontrato personalmente i residenti dei quartieri colpiti, profondamente preoccupati e scossi dagli eventi, raccogliendo le loro paure e assicurando la presenza e l’impegno costante delle istituzioni. A loro va oggi un messaggio chiaro: lo Stato c’è ed è più forte di ogni forma di violenza.

Ringrazio infine tutti coloro che hanno teso la mano a Latina sin dall’indomani del primo ordigno esploso, nella notte tra il 6 e il 7 settembre dello scorso anno nelle case Arlecchino: il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Ora è il tempo della responsabilità condivisa: le istituzioni continueranno a lavorare unite per garantire sicurezza, legalità e tranquillità ai cittadini, affinché simili episodi non si ripetano e Latina possa guardare al futuro con maggiore fiducia e coesione”. Così in una nota il sindaco di Latina, Matilde Celentano.

“L’operazione condotta oggi da Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Latina, rappresenta una risposta ferma e credibile dello Stato a fatti di una gravità estrema che hanno messo a rischio la sicurezza e la serenità dei cittadini”.

Così il Gruppo consiliare di Noi Moderati Latina commenta gli arresti eseguiti nell’ambito dell’inchiesta sugli attentati dinamitardi e incendiari che negli ultimi mesi hanno colpito il capoluogo pontino.

“Da un punto di vista istituzionale e giuridico – prosegue la nota – non possiamo che sottolineare il valore di un’azione investigativa rigorosa, costruita nel rispetto delle garanzie ma con la necessaria determinazione. La ricostruzione di un contesto criminoso unitario dimostra quanto sia fondamentale il lavoro di squadra tra forze dell’ordine e magistratura”.

Secondo Noi Moderati, quanto emerso oggi conferma che il tema della sicurezza urbana non può essere affrontato con superficialità o slogan.

“La sicurezza non è una bandiera ideologica, ma un diritto dei cittadini e un dovere delle istituzioni. Prevenzione, controllo del territorio e tempestività delle risposte sono elementi centrali di una politica responsabile. Chi amministra e chi fa politica ha il dovere di stare dalla parte dello Stato, senza ambiguità, e di sostenere ogni azione che rafforzi legalità e fiducia nelle istituzioni. Noi Moderati continuerà a lavorare perché la sicurezza resti una priorità concreta nell’agenda politica locale e provinciale. A nome del partito esprimiamo il nostro plauso e il nostro ringraziamento alla dottoressa Luigia Spinelli e a tutte le donne e gli uomini della magistratura e delle forze dell’ordine che ogni giorno pongono al centro del proprio impegno professionale il bene dei cittadini e la sicurezza delle nostre città, garantendo legalità e tutela della convivenza civile”.

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