BENI CONFISCATI A ZANGRILLO, AZIONE INTERROGA I MINISTRI: “PERCHÈ I RITARDI DELLA CORTE D’APPELLO?”

I deputati di “Azione”, Federica Onori e Antonio D’Alessio, presentano un’interrogazione su Vincenzo Zangrillo

“Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri della Giustizia, dell’Interno e della Difesa per fare chiarezza sulla vicenda relativa al sequestro dei beni dell’imprenditore formiano Vincenzo Zangrillo, accusato di legami con il clan dei Casalesi, e sul ritardo della Corte di Appello di Roma nel pronunciarsi dopo l’annullamento della confisca da parte della Cassazione nel 2020”. Lo hanno scritto a chiare lettere in un’interrogazione inviata ai ministri Nordio, Piantedosi e Crosetto i deputati di Azione, Federica Onori e Antonio D’Alessio.

“È inaccettabile – proseguono – che, a distanza di quattro anni, non sia stato emesso alcun nuovo provvedimento, nonostante l’importanza della vicenda per la legalità e la sicurezza nel territorio pontino e del Golfo, da tempo esposto alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Abbiamo chiesto al ministro della Giustizia di disporre ispezioni per comprendere le ragioni di questo ritardo e al Governo di rafforzare i controlli e la presenza delle forze dell’ordine nella zona. Il contrasto alla criminalità organizzata deve essere una priorità assoluta: lo Stato deve dare risposte rapide ed efficaci per garantire sicurezza ai cittadini e tutelare il tessuto economico sano del territorio”, hanno concluso Onori e D’Alessio.

La vicenda. Nel 2015, con il provvedimento numero 22/15 del Tribunale di Latina, finalizzato alla confisca su richiesta della Direzione investigativa antimafa, fu posto sotto sequestro il patrimonio dell’imprenditore formiano Vincenzo Zangrillo che, ritenuto contiguo al clan dei casalesi, consiste in beni per 22 milioni di Euro. Il provvedimento venne poi confermato dalla Corte di Appello di Roma che dispose anche un provvedimento di Sorveglianza Speciale. Nel dicembre 2020, la Cassazione con proprio provvedimento annullava la questa confisca rimettendo gli atti alla Corte di Appello di Roma per una nuova pronuncia.

“Ad oggi, nessun altro provvedimento è stato emesso nonostante la delicatezza della vicenda postulerebbe tempi rapidi di decisione – hanno osservato i parlamentari di Azione – nel territorio pontino, è opportuno evidenziarlo, si registrano significative infiltrazioni criminali, anche legate al citato clan dei Casalesi”.

All’epoca dei fatti furono depositate altre interrogazioni parlamentari che avevano ad oggetto questa procedura giudiziaria e le criticità derivanti da infiltrazioni mafiose nel territorio pontino “senza mai ricevere riscontro”. “È invece, assolutamente necessario realizzare pienamente condizioni di piena legalità e controllo del territorio – hanno concluso Onori e D’Alessio – Abbiamo chiesto di conoscere quali azioni di competenza abbiano intrapreso con riferimento ai fatti esposti i ministri Nordio, Piantedosi e Crosetto, se il Ministro della Giustizia intenda disporre ispezioni in merito al fatto che la Corte di Appello di Roma non abbia ancora emesso alcun provvedimento in ordine alla delicata vicenda giudiziaria citata in premessa e se il Governo intenda intensificare i controlli e i presidi di sicurezza nella zona pontina e del Golfo”.

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