APRILIA, PD: “BILANCIO SULLE SPALLE DEI CITTADINI: ARRIVA LA NUOVA STANGATA”

Federico Ogbonna, PD Aprilia
Federico Ogbonna, PD Aprilia

“Fare bilancio sulle spalle di cittadini e imprese: la nuova stangata che colpisce periferie e attività produttive”, l’intervento di Federico Ogbonna del Partito Democratico di Aprilia

“L’aggiornamento dei diritti di istruttoria SUAP e Ambiente (avvenuto con delibera commissariale 54 del 18/06/2026) non può essere considerato un semplice adeguamento tecnico. Quando aumentano i costi per presentare una pratica, ottenere un’autorizzazione o regolarizzare una posizione, si compie una scelta che ha effetti concreti su cittadini e attività economiche.
Il problema non riguarda soltanto gli importi previsti dalle nuove tabelle. Riguarda il principio che viene affermato: accedere ai procedimenti amministrativi diventa più costoso. E questo avviene in una fase in cui sarebbe necessario favorire investimenti, iniziative e regolarizzazioni, non renderli più onerosi.

I numeri aiutano a capire la portata della decisione: nel 2021 un procedimento SUAP ordinario per autorizzazioni o concessioni costava 75 euro. Nel nuovo tariffario molte voci arrivano a 250 euro: è il caso, ad esempio, delle medie strutture di vendita, delle farmacie per nuove aperture o ampliamenti, degli asili nido e delle strutture socio-assistenziali. Per eventi e occupazioni di suolo pubblico si arriva a 100 euro, mentre l’intervento della Commissione Comunale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo può costare fino a 500 euro.
Non si tratta quindi di ritocchi marginali. Si tratta di aumenti che incidono direttamente sul costo di chi vuole aprire un’attività, organizzare un evento o svolgere un procedimento amministrativo nel rispetto delle regole.

C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione. I diritti di istruttoria vengono versati indipendentemente dall’esito finale della pratica. Questo principio esisteva già, ma con importi più elevati assume un peso diverso. Chi presenta una domanda sostiene comunque il costo del procedimento, anche quando sono richieste integrazioni, emergono criticità o l’esito non è favorevole.
Per questo il tema non è soltanto economico, ma anche amministrativo. Se aumentano le tariffe, è legittimo chiedersi se aumentino anche l’efficienza del servizio, la rapidità delle risposte e la certezza dei tempi. In assenza di miglioramenti misurabili, il rischio è che il cittadino percepisca soltanto un aggravio dei costi.

Ancora più rilevante è il cambiamento introdotto nel metodo di calcolo.
Fino ad oggi, quando una pratica comprendeva più procedimenti riconducibili allo stesso codice identificativo, si applicava generalmente l’importo più elevato. Con il nuovo sistema, invece, gli importi vengono sommati. È un passaggio tecnico ma molto significativo. Non aumentano soltanto le singole tariffe: aumenta anche il costo complessivo delle pratiche più articolate.
Di conseguenza, chi deve affrontare procedimenti complessi rischia di sostenere spese sensibilmente superiori rispetto al passato.

Particolarmente discutibili appaiono poi gli aumenti in materia ambientale, perché colpiscono proprio quei procedimenti che dovrebbero incentivare la regolarizzazione, la tutela del territorio e il rispetto delle norme. L’autorizzazione allo scarico delle acque reflue domestiche e assimilate passa da 50 a 200 euro, con un incremento del 300%; il rinnovo dell’autorizzazione viene fissato a 100 euro; la presa d’atto delle fosse a tenuta arriva addirittura a 300 euro. Ma non finisce qui. Le attività estrattive passano da 300 a 500 euro, così come le attività di gestione dei rifiuti. Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, che dovrebbero essere incentivati e accompagnati nella transizione energetica, vedono il costo della procedura abilitativa semplificata salire da 150 a 500 euro, oltre tre volte tanto. Le attività rumorose temporanee passano da 150 a 300 euro. A questi aumenti si aggiungono nuove voci tariffarie prima inesistenti, come i 60 euro richiesti per pareri in materia di comunicazioni, impatto acustico, industrie insalubri e utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, oltre ai 50 euro previsti per l’autorizzazione all’abbattimento di alberature su aree private. In pratica, non aumenta soltanto il costo delle autorizzazioni più complesse: aumenta il prezzo di quasi ogni rapporto tra cittadino e amministrazione in materia ambientale. È difficile non vedere in questo quadro una vera e propria impennata generalizzata dei costi, che rischia di trasformare la regolarizzazione ambientale da dovere civico a percorso sempre più oneroso e scoraggiante per famiglie, imprese e professionisti.

Più che un semplice adeguamento tecnico, questa ennesima delibera assunta dalla Commissione Straordinaria sembrerebbe trasformare i diritti di istruttoria in uno strumento di riequilibrio finanziario collegando di fatto l’aumento delle tariffe alla necessità di incrementare le entrate extratributarie e contribuire alla riduzione del disavanzo. È un passaggio che merita attenzione, perché sposta il significato stesso dei diritti di istruttoria: da corrispettivo per un servizio amministrativo a leva utilizzata per sostenere gli equilibri finanziari dell’Ente.

Una scelta politicamente molto pesante, perché rischia di trasformare cittadini, professionisti, tecnici e imprese nel bancomat delle difficoltà di bilancio dell’Ente. È proprio questo l’aspetto che genera maggiore sconcerto: chi presenta una pratica non lo fa per ottenere un vantaggio particolare, ma spesso per adempiere a un obbligo, regolarizzare una situazione, rispettare norme ambientali, avviare un’attività o svolgere correttamente un procedimento previsto dalla legge. Se il costo di questi adempimenti cresce in modo significativo e viene utilizzato anche come strumento per fare cassa, il rapporto tra amministrazione e cittadino rischia di alterarsi profondamente.

Una pubblica amministrazione moderna dovrebbe incentivare la regolarità, favorire l’emersione delle attività, semplificare il rapporto con cittadini e imprese e rafforzare la fiducia nelle istituzioni. Quando invece il messaggio che arriva è che ogni pratica costa di più perché serve anche a sostenere il bilancio comunale, il rischio è quello di alimentare sfiducia, disorientamento e distanza tra l’Ente e la comunità che ricordiamo dovrebbe servire. Ed è una prospettiva che Aprilia non può permettersi. Auspichiamo in un ripensamento della Commissione straordinaria e, più in generale, in un cambio di linea rispetto alle ultime scelte amministrative assunte. Il sit-in del 23 giugno, promosso dalla coalizione progressista, sarà l’occasione di affrontare anche questi aspetti” conclude Federico Ogbonna del PD di Aprilia.

Articolo precedente

CISTERNA, LE PROPOSTE DEL CODACONS: DAI PARCHEGGI AL GARANTE DELLA PERSONA

Articolo successivo

“NOSTALGIA90”, GRANDE PARTECIPAZIONE A BORGO HERMADA

Ultime da Politica