ELEZIONI SABAUDIA, RAMBALDI (AZIONE): “TURISMO E DESTAGIONALIZZAZIONE, APPROCCIO SCIENTIFICO”

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ll candidato di Azione Stefano Rambaldi, laureato in scienze politiche con master universitari in Tourist Management, da anni impegnato professionalmente presso grandi operatori turistici e di ritorno da esperienze estere, si esprime sul delicato tema relativo al turismo di Sabaudia

“Si afferma da sempre che una delle principali risorse, per il territorio di Sabaudia, sia il turismo, ma su tale argomento non si è mai ragionato secondo un approccio sistemico e strategico che basi la sua progettualità sui dati a disposizione. Non si è mai basato il lavoro su una vera e propria ‘vision’. Inoltre, oggi non è possibile parlare di turismo senza approcciare il problema in modo integrato e tenendo conto delle politiche ambientali, sociali e del lavoro”.

Rambaldi prosegue: “Sabaudia non sembra avere un ‘Piano strategico di marketing turistico’ con il quale rispondere a due interrogativi fondamentali: su quale tipologia di turismo investire e verso quale target rivolgersi? Per rispondere, occorre porsi a monte una domanda ancora più importante: Sabaudia è una città turistica? Secondo la Treccani, come turismo si intende ‘L’insieme di attività e di servizi a carattere polivalente che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalla località di abituale residenza ad altra località per fini di svago, riposo, cultura, curiosità, cura, sport ecc.’. Da questa definizione si possono intravedere diverse letture in riferimento al periodo di soggiorno e alle motivazioni del soggiorno. Il turista non può essere inteso con una visione monolitica, ma è fondamentale comprendere quali siano le caratteristiche specifiche dei vari segmenti del mercato. Certamente Sabaudia è un luogo turistico in quanto, specie nei mesi estivi, molte persone vi soggiornano per un certo periodo. Ma volendo differenziare il turista che visita un luogo per ammirarne determinate bellezze o opere – restandoci solo pochi giorni e, a volte, anche solo poche ore – da quello che invece risiede in una determinata località per un periodo più lungo, dedicato al riposo e allo svago, di certo Sabaudia al momento attira turisti quasi esclusivamente del secondo tipo. Non esistono infatti al momento degli ‘attrattori’, chiamati in termini termini tecnici “fattori-pull” (pensiamo ad esempio alla Torre di Pisa) che possano spingere un Tour Operator a indirizzare verso Sabaudia specifici flussi di turisti internazionali o anche nazionali”.

Il candidato indica quindi quale sia al momento la reale vocazione turistica di Sabaudia: “Sebbene il territorio del Comune di Sabaudia possieda innegabili bellezze, soprattutto in ambito naturalistico, nessuno di questi elementi è di unicità tale da poter portare, in questa terra, turisti ‘mordi e fuggi’.  Per questo motivo, Sabaudia ha bisogno di una chiara strategia che possa rendere possibile la fruibilità integrata delle varie sue bellezze. Purtroppo, da anni la città viene presa letteralmente d’assalto quasi esclusivamente nei mesi estivi da persone, soprattutto nuclei familiari, che intendono soggiornarvi per minimo una settimana al fine di godere delle ben note attrazioni naturali. Quindi, il flusso principale di turisti è caratterizzato principalmente da villeggianti e proprietari di seconde case”.

Accennando invece al turismo sportivo, il candidato prosegue: “Al turismo di villeggiatura si va ad aggiungere un turismo di tipo sportivo, che riguarda soprattutto atleti del nord, che praticano gli sport del remo e che nei mesi invernali vengono ad allenarsi sul lago di Paola. Ma tale turismo incide ben poco sulla economia locale tanto che, in questi periodi, gli esercizi commerciali a più forte valenza turistica (es. pub, ristoranti, hotel, B&B, gelaterie, ecc.) non risentono di un significativo beneficio”.

 E continua: “Se non si mette un freno al fenomeno di una Sabaudia esclusivamente estiva presto ci si ritroverà in un contesto urbano del tutto spopolato durante i mesi non estivi, con una economia legata al commercio praticamente asfittica e con una progressiva perdita di posti di lavoro (e conseguente fuga dei giovani verso altre mete). L’eccesso di una domanda concentrata nei soli mesi estivi pone inoltre il problema della sostenibilità, poiché specialmente i luoghi naturali hanno un limite di capienza giornaliera oltre il quale si va incontro a un danneggiamento ambientale”.

Il candidato prosegue, proponendo la strada da seguire: “Per prima cosa ci si deve concentrare sulla raccolta e analisi dei dati, con l’obiettivo di comprendere i trend di mercato specifici, in modo da ottimizzare le azioni con cui realizzare opere e servizi che possano soddisfare le esigenze dei turisti. Tutti gli elementi cardine di una politica turistica devono essere progettati e realizzati per rendere il passaggio a Sabaudia piacevole, oltre che identificabile nell’immaginario delle persone. Passeggiate, luoghi di aggregazione per giovani e anziani, spazi pubblici per la pratica di alcune discipline sportive, percorsi attrezzati, luoghi di interesse culturale, centri sociali, devono essere ben tenuti, funzionali, puliti, con accesso libero e aperti nelle varie ore del giorno, andando ben oltre la fruizione dei soli stabilimenti balneari (che tra le altre cose chiudono spesso dopo il tramonto). Sabaudia oggi non ha un cinema, un teatro, una piscina, degli spazi per anziani, una villa comunale che possa dirsi tale, ecc. E occorre progettare tali servizi pensando a tutte le fasce di età. L’obiettivo deve essere quello di “fidelizzare” coloro che per la prima volta vengono a soggiornare in questa città, facendo sì che essi vi tornino negli anni successivi. Sembra invece che molti dei turisti venuti a Sabaudia nell’estate del 2020, a seguito della pandemia e del conseguente effetto denominato ‘turismo di prossimità’, non siano tornati nell’anno successivo, a dimostrazione che Sabaudia a volte non riesce a fidelizzare coloro che la frequentano per un certo periodo”.

Il candidato si esprime poi sul tema della destagionalizzazione: “Il tema della destagionalizzazione è spesso abusato nelle campagne elettorali. La destagionalizzazione è il punto di arrivo,che può essere raggiunto solo attraverso un’attenta analisi e implementazione di diversi progetti. Destagionalizzazione vuol dire molte cose: vuol dire allungare la stagione principale, vuol dire diminuire l’afflusso nella stagione principale e spostare parte dei flussi su altri periodi, vuole dire individuare un periodo che per storicità dei dati ha una bassa occupazione e concentrare una serie di eventi. Quello che voglio dire è che le possibilità sono diverse e con esse gli strumenti.”

E prosegue : “Non è opportuno parlare di Destagionalizzazione come se questa possa essere realizzata senza ripensare l’intero approccio al turismo. Le bellezze del territorio sono tante, ed è sbagliato proporre ai turisti solo ed esclusivamente il mare. Attualmente le altre risorse -il lago, la foresta, il monte circeo- non offrono alcun servizio a vocazione turistica. E la loro influenza sul turismo, in termini economici e occupazionali, è nulla. Lo stesso dicasi per il settore agro-alimentare, che sembra essere del tutto scollegato dai temi dello sviluppo turistico del territorio, e questo è certamente un peccato considerando gli ottimi prodotti agro-alimentari che si producono nell’agro pontino. Se si riuscisse a definire un sistema integrato di eventi e di attrazioni che leghino fra loro tutte le incredibili risorse naturalistiche, agricole e gastronomiche, definendo una rete fra i vari comuni, si potrebbe iniziare a rendere più ampio il periodo di fruizione turistica, almeno da maggio a ottobre, come avviene in altre regioni d’Italia”.

Conclude Rambaldi: “Se dovessi essere eletto mi impegnerò per promuovere un approccio basato sull’analisi dei dati e sul corretto utilizzo delle tecniche di Destination Management -che altre destinazioni hanno iniziato a seguire con importanti risultati- coordinandomi con i referenti di altri ambiti disciplinari (es. ambiente, cultura, commercio, ecc.) per definire e sviluppare un piano strategico triennale di marketing turistico, perché il turismo deve diventare un prodotto del nostro territorio”.

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