Spaccio a San Basilio: ci sarà un nuovo processo d’Appello per l’apriliano considerato vicino alle cosche di ‘ndrangheta
La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’Appello per il 47enne originario di Palmi, ma trapiantato ad Aprilia, Paolo Brando, condannato per spaccio di sostanze stupefacenti e recentemente arrestato nell’ambito dell’operazione che ha visto coinvolti lui, la moglie e un sodale nell’inchiesta che ha scoperchiato i suoi interessi nel mondo delle piste di go kart.
Leggi anche:
‘NDRANGHETA E GO KART: GLI INCONTRI CON L’ASSESSORE A FERRARA E LE PRESSIONI A BORGO CARSO
Con sentenza del 3 dicembre 2025, la Corte di Appello di Roma, in parziale riforma della pronuncia resa il 29 settembre 2023 dal Tribunale di Roma, ha riconosciuto a Paolo Brando le circostanze attenuanti generiche e ha rideterminato la pena in quattro anni e un mese di reclusione, più 19.000 euro di multa, confermando nel resto la decisione di primo grado per diverse condotte in materia di sostanze stupefacenti.
La sentenza ha attribuito al Brando un’attività non episodica e organizzata, collegata alla cosiddetta piazza di spaccio di San Basilio, a Roma. La difesa, rappresentata dagli avvocati Silvia Siciliano e Cesare Placanica, ha però sottolineato l’assenza di sequestri e di accertamenti sulla quantità, sulla qualità e sul principio attivo della droga, “censurando l’indebita equiparazione tra prezzo e dato ponderale e il carattere assertivo del richiamo a una piazza di spaccio”.
In ragione di omissioni di pagine in sentenza, la Cassazione stabilisce che “l’anomalia sintattica è riflesso di una più profonda lacuna strutturale e conferma che una parte rilevante dell’apparato motivazionale non è pervenuta nel documento che reca la decisione”. Secondo gli ermellini “la radicale cesura tra le pagine 6 e 7, letta congiuntamente alla discontinuità già ravvisabile tra le pagine 4 e 5, evidenzia non soltanto un’interruzione grafica, ma un vuoto espositivo che impedisce di ricostruire lo sviluppo logico del ragionamento”. Ecco perché “l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Roma, limitatamente alla omessa redazione materiale del testo della motivazione completo in tutte le sue pagine in modo da procedere a una completa motivazione, dando conto in modo continuo, intellegibile e verificabile delle ragioni poste a fondamento della decisione”.
Paolo Brando, lo scorso 22 ottobre, è stato arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia.
Leggi anche:
‘NDRANGHETA, LE MANI SULLE PISTE DI GO KART TRA LATINA, APRILIA E FERRARA: “SE NON VOGLIO, NON LAVORI PIÙ”
Come noto, l’indagine nasce dalla denuncia di un gestore di una pista di go Kart a Borgo Carso che, minacciato in particolare da Brando, il quale avrebbe fatto valere la sua contiguità alla ‘ndrangheta degli Alvaro e di Bruno Gallace, avrebbe cercato di indurre la vittima a spartirsi insieme gli affari della struttura.
Brando è una vecchia conoscenza degli investigatori. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina ricordano che il 47enne apriliano è emerso già nel procedimento penale “Rewind”. In quel caso, utilizzando come base logistica il kartodromo sulla Nettunense di sua proprietà, il Moto Club Christel Village, avrebbe partecipato al narcotraffico della nota famiglia Primavera di Roma, insieme ad un altro apriliano, Francesco Greco, organico alla locale di Roma “Carzo-Alvaro”. Quest’ultimo, insieme a Brando e Morsicani, è attualmente imputato in un vecchio processo per droga dinanzi al Tribunale di Latina.
Brando spinge i suoi affari nei kartodromi di Acerra e Ferrara, “mangiandosi” i precedenti gestori con intimidazioni e facendo valere la sua vicinanza alle famiglie ‘ndranghetiste. Reinveste denaro e lo ricicla, pulendo la sua origine proveniente dallo smercio di droga. È questo ciò che ipotizzano gli investigatori dell’Arma e che viene asseverato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Valerio Tomassini.
uno degli aspetti più inquientanti dell’intera vicenda, è che Paolo Brando, insieme alla moglie e altri indagati, avrebbe mosso i suoi interessi anche per il kartodromo di Ferrara. Brando e la moglie Di Giulio, insieme a Federica Marchetti, avrebbero riciclato soldi anche per il kart dell’Asd XBikes 2.0 Circuit a Ferrara: in tutto, a marzo 2024, circa 120mila euro.
Ad essere indagati in questo filone anche pezzi importanti della politica ferrarese. Si tratta dell’assessore allo Sport del Comune di Ferrara, Francesco Traspadano Carità, originario di Licata, oltreché Cinzia Graps e Fausto Molinari, rispettivamente dirigente responsabile e funzionario del servizio sport del Comune emiliano. I tre, insieme all’avvocato Gianluca Bonazza, a Brando e alla moglie, sono indagati per rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio e corruzione. Secondo gli inquirenti, si sarebbero verificati attività così da consentire alla Asd XBikes 2.0 Circuit di Brando l’aggiudicazione dell’appalto della pista kart di Ferrara. Il tutto attraverso riunioni, intese, collusioni, accordi fraudolenti e notizie coperte da segreto, come particolari contenuti nei bandi di gara e altre circostanze utili.
