TIR FERMI TRA IL GARIGLIANO E FORMIA, CGIL: “RAGIONI DIVERSE, STESSA RADICE”

“Autotrasportatori, lavoratori, studenti, pensionati: la stessa rabbia, la stessa radice“, l’intervento di Giuseppe Massafra, Segretario Generale Cgil Frosinone Latina

“Tir fermi sulla Variante Appia tra il Garigliano e Formia, code ai caselli di Frosinone e Ferentino, scaffali vuoti nei supermercati del Sud Pontino e del Cassinate. Queste sono solo le espressioni più dirompenti, esauste, della protesta degli autotrasportatori che ha attraversato in questi giorni anche le province di Frosinone e Latina. La punta di un iceberg che nasconde lo stato di salute del lavoro e dell’economia di questo paese già da tempo appesantita da logiche asfissianti.

Il costo del gasolio ha reso insostenibile, ora più che mai, per gli autotrasportatori fare il proprio mestiere. Ogni viaggio costa di più, i margini si assottigliano fino a scomparire, e il conto — come sempre — lo paga chi lavora e non chi specula. Per questo ridurre la protesta a una vertenza di categoria, a una richiesta corporativa da gestire e archiviare, sarebbe un errore politico oltre che un’ingiustizia. Ciò che sta accadendo sulle strade della Ciociaria e del Pontino, così come in tutto il Mezzogiorno, è la stessa cosa che accade ogni mese a milioni di lavoratori dipendenti con buste paga che non bastano più, ai pensionati che scelgono cosa possono permettersi di mangiare, ai giovani incastrati in contratti a termine che non consentono di progettare nulla. Perché se ad animare questa rabbia ci sono ragioni diverse, hanno tutte una radice comune: un sistema economico in cui i costi delle crisi vengono sistematicamente scaricati su chi lavora, mentre rendite, extraprofitti e speculazione prosperano indisturbati.

Di fronte a tutto questo, il Governo Meloni mostra una sordità che ha dell’incredibile e che non è più tollerabile. Nessuna misura strutturale sul costo dei carburanti, nessun intervento serio sui salari, nessuna risposta alla crescita della povertà che avanza. Mentre l’Italia protesta — dagli operai dell’ex Ilva agli studenti accampati davanti a Montecitorio, dagli agricoltori agli autotrasportatori — palazzo Chigi guarda altrove, come se le difficoltà di milioni di persone fossero un rumore di fondo da attendere che si spenga.

È importante tenere occhi e orecchie aperti, unire le voci. Questo senso di ingiustizia, che ora è esploso con una forza mirata al sovvertimento, già sobbolliva nelle file di un popolo esausto. La rabbia che sale dal territorio è legittima e va rispettata, ma la rabbia isolata rischia di esaurirsi o, peggio, di trasformarsi in conflitto tra categorie che subiscono le stesse scelte di chi sta in alto. Il nostro compito è tenerla insieme, darle obiettivi riconoscibili, trasformarla in forza collettiva capace di incidere per difendere salari e pensioni, contrastare le rendite e la speculazione, impedire che ogni nuovo rincaro si traduca in ulteriore sfruttamento del lavoro. Questo è esattamente il percorso che abbiamo tracciato con La Via Maestra — la manifestazione di sabato scorso a Roma, che ha dimostrato che quando si parla chiaro la gente risponde — e che proseguirà con lo sciopero generale del 20 novembre.

Chi ha bloccato le strade in questi giorni e chi sabato era in piazza San Giovanni stanno dicendo la stessa cosa. È tempo che qualcuno li ascolti”.

Così, in una nota, Giuseppe Massafra, Segretario Generale Cgil Frosinone Latina.

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