Oltre dieci ore di lavoro per riportare sulla vetta lo storico cippo n. 33, del peso di oltre quattro quintali
L’impresa dei Transumanti: torna sulla vetta di Monte delle Fate il cippo scomparso da oltre cinquant’anni
Sul campo anche il pianificatore territoriale Jessica Brighenti che ha documentato il recupero nell’ambito del progetto del “Cammino dei Cippi” per il Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi.
Tutto ha avuto inizio dalla segnalazione di Franco Bassanelli del CAI di Rieti, pervenuta al gruppo di escursionisti“I Transumanti”, che si è attivato tempestivamente per organizzare il riposizionamento del cippo n.33 di Monte delle Fate ritenuto disperso da oltre cinquant’anni. Un eccezionale lavoro di squadra, realizzato con l’umiltà e la dedizione che da sempre contraddistinguono il gruppo.
“Il cippo n. 33 di Monte delle Fate è ritornato nella sua posizione, grazie al CAI di Rieti che l’ha ritrovato e ai Transumanti che l’hanno riposizionato. – ha commentato Gaetano, anima storica dei Transumanti – Perché facciamo queste cose? Perché ci piace la montagna e la natura. Queste cose ci gratificano, ci fanno sentire più liberi, più uomini di pace.”
I cippi di confine costituiscono una testimonianza materiale della storia politica e territoriale dell’Italia preunitaria. Tra il 1846 e il 1847 il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie venne delimitato da una successione di cippi in pietra, numerati progressivamente dal Tirreno all’Adriatico: dal cippo n. 1, presso la foce del canale Canneto a Terracina, fino al n. 686 sulle rive del Tronto. Ogni cippo presenta due facce principali, rivolte rispettivamente verso gli antichi territori pontifici e borbonici. Nella provincia di Latina, parte di questo antico confine continua ancora oggi a coincidere con gli attuali limiti amministrativi comunali.
L’impegno dei Transumanti nel recupero e nella valorizzazione dei cippi di confine nei Monti Ausoni prosegue dal 2018: il cippo di Monte delle Fate è il dodicesimo riportato alla luce e ripristinato dal gruppo. Questo riposizionamento si è rivelato il più faticoso e impegnativo. L’operazione è durata oltre dieci ore: iniziata intorno alle 8 di sabato 3 ottobre, si è conclusa alle 18:30. A compiere materialmente l’impresa sono stati Luigi, Gaetano, Roberto, Davide e Franco dei Transumanti, supportati dagli amici Salvatore e Lorenzo, che hanno lavorato insieme per riportare il cippo nella sua posizione originaria.
Il manufatto giaceva tra gli arbusti alle pendici del Monte delle Fate, a circa 30 metri dalla vetta. Ancorato mediante cavi metallici e funi e movimentato attraverso attrezzature trasportate in spalla dalla zona del Querceto, è stato trainato verso la cima lungo un versante con una pendenza media di circa il 30%. Il suo peso è stimato in oltre quattro quintali.
A documentare l’intera operazione attraverso fotografie e riprese video era presente Jessica Brighenti, pianificatore territoriale e artista, incaricata dal Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi del racconto e progettazione del Cammino dei Cippi sui Monti Ausoni, nel tratto che compreso tra Quercia del Monaco (Lenola) e la Torre dell’Epitaffio (Terracina).
Il Cammino dei Cippi nell’area protetta nasce dalla volontà dell’Ente Parco di valorizzare il patrimonio culturale, naturalistico e paesaggistico rappresentato dai cippi di confine, e si inserisce nell’ambito di un’azione di conoscenza e valorizzazione avviata da tempo sul territorio. Alla progettazione e mappatura dell’itinerario si affianca la realizzazione di un “Taccuino di Cammino” illustrato, curato dalla progettista come un vero diario di viaggio: disegni, annotazioni e suggestioni raccolte sul campo accompagneranno il lettore alla scoperta dei Monti Ausoni e del loro paesaggio.
Il progetto è ormai nella sua fase conclusiva e il ritrovamento e il riposizionamento del cippo di Monte delle Fate entreranno a far parte sia dell’itinerario sia del racconto del Taccuino.
I Transumanti hanno fornito fin dall’inizio un prezioso contributo alla definizione sul campo del Cammino, accompagnando la progettista nei sopralluoghi di studio, ricognizione e annotazione. La presenza durante il recupero del cippo n. 33 ha permesso così di documentare in prima persona anche questa straordinaria pagina di custodia spontanea e partecipata del patrimonio storico dei Monti Ausoni.
