41 MILIONI DI LATINA AMBIENTE, M5S: “PRIMA DI DECIDERE, SI FACCIA CHIAREZZA SUI CONTI”

Ciolfi (M5S): «Dal tavolo tecnico chiuso con una posizione pubblica di 29 mila euro alla richiesta di 41 milioni della curatela: servono una verifica indipendente e atti trasparenti. Il ritorno in bonis non può prescindere dall’interesse pubblico: quale sarebbe l’utilità per la città nel rilevare una società fallita? Quale servizio dovrebbe svolgere, con quali risorse e con quali benefici per i cittadini?».

“Quarantuno milioni di euro: una richiesta che potrebbe avere conseguenze enormi sugli equilibri finanziari del Comune di Latina. Eppure, a distanza di giorni dalla diffida della curatela di Latina Ambiente, continuiamo a conoscere le ipotesi sul futuro di questa vicenda solo attraverso la stampa, mentre mancano ancora risposte ufficiali e una ricostruzione documentale completa accessibile al Consiglio comunale. Per capire come siamo arrivati fin qui bisogna ripartire dagli atti.

Il tavolo tecnico sulla TIA 2006-2009, riattivato con deliberazione di Giunta n. 57 del 4 marzo 2024, ha concluso i propri lavori il 4 febbraio 2025. Nel verbale conclusivo, la componente pubblica riteneva riconoscibile a favore di Latina Ambiente un importo netto di 29.391,64 euro. La curatela contestava questa ricostruzione, chiedendo il riconoscimento di circa 3 milioni di euro tra IVA sulla fatturazione TIA non incassata, oneri finanziari su investimenti e prestiti e IRES. Negli atti che mi sono stati trasmessi non compare la richiesta di 41 milioni di euro oggi avanzata dalla curatela, né la pretesa di circa 18 milioni di capitale, cui si aggiungerebbero interessi e ulteriori somme risarcitorie.

Sulla base della ricostruzione effettuata dagli uffici comunali, il 5 agosto 2026 il Comune ha diffidato la curatela a restituire 244.693,25 euro, quale saldo delle somme che sarebbero state riscosse da Latina Ambiente tramite l’Agente della Riscossione e non riversate all’ente. Come si è arrivati, dunque, dalle contestazioni formulate dalla curatela nel tavolo tecnico alla richiesta attuale? Quali documenti, conteggi e valutazioni ne costituiscono il fondamento? E perché questa pretesa non emerge nella documentazione del tavolo tecnico a mia disposizione?

Preciso che non ho ricevuto, nell’ambito dell’accesso agli atti, né la diffida e messa in mora del 16 gennaio 2026, richiamata nelle ricostruzioni apprese dalla stampa, né quella attuale del 29 settembre 2026. Ne ho chiesto l’acquisizione e non intendo formulare valutazioni su documenti che non ho potuto esaminare. È proprio questa distanza tra le posizioni a imporre una verifica completa, non a legittimare conclusioni preventive.

Secondo quanto riportato dalla stampa, una delegazione dell’Amministrazione comunale composta dal capo di gabinetto Agostino Marcheselli, dall’avvocata del Comune Cinzia Mentullo e dai dirigenti Quirino Volpe, per il servizio Tributi, e Diego Vicaro, per il settore Finanze e Partecipate,avrebbe incontrato informalmente a Roma Enrico Michetti, consulente giuridico di ANCI, per approfondire le possibili soluzioni della vicenda.

Tra le ipotesi riferite figurerebbero il ricorso agli strumenti giudiziari applicabili per contestare la richiesta della curatela e, in alternativa, una soluzione amministrativa che passerebbe dal possibile ritorno di Latina Ambiente in bonis, previo approfondimento della sua legittimità e sostenibilità economica.

Non ho nulla da obiettare sul ricorso a consulenze specialistiche. Ma una questione di questa rilevanza non può essere affrontata attraverso interlocuzioni informali che coinvolgono dirigenti e Avvocatura comunale senza che sia possibile conoscere il percorso seguito e le relative conclusioni.

Se l’Amministrazione ha richiesto un approfondimento, occorre chiarire con quali modalità, su quali documenti e sulla base di quali atti. Se sono stati acquisiti pareri, questi devono essere formalizzati e resi disponibili secondo le regole applicabili. Se l’incontro ha prodotto indicazioni utili a orientare le decisioni dell’ente, è necessario conoscere quali siano state le valutazioni effettivamente svolte e quale seguito si intenda darvi, acquisendo verbali, relazioni e pareri formali sottoscritti da chi li ha rilasciati.

I rappresentanti dei cittadini in Consiglio comunale non possono apprendere dalla stampa le ipotesi sulle quali potrebbero fondarsi scelte strategiche destinate a incidere sulla tenuta del bilancio dell’ente. Apprendiamo, inoltre, che per contestare la pretesa della curatela sarebbe necessario ricostruire i rapporti TIA e raccogliere gli elementi tecnici e giuridici a sostegno della posizione comunale. Ma non era esattamente questo il compito affidato al tavolo tecnico, che ha lavorato per mesi e ha prodotto una ricostruzione contabile conclusasi con il verbale del 4 febbraio 2025?

Se quella ricostruzione è ritenuta insufficiente dalla maggioranza che guida la città, occorre spiegare perché, individuare le lacune e stabilire come colmarle. Non si può semplicemente ignorare il lavoro svolto senza chiarirne le ragioni, né portare dirigenti e Avvocatura a Roma per discutere informalmente la questione con esperti scelti sempre informalmente dalla maggioranza. Anche la prospettiva, riferita dalla stampa, di ridurre la pretesa fino a un decimo dell’importo richiesto deve essere accompagnata da elementi verificabili: diversamente, si resta nel campo delle ipotesi.

In questi giorni abbiamo letto dichiarazioni sulla necessità di procedere rapidamente alla mediazione per scongiurare conseguenze sul bilancio comunale. La Sindaca ha indicato questa strada subito dopo la notizia della richiesta della curatela; anche esponenti di Noi Moderati hanno rilanciato questa prospettiva, prospettando il rischio di conseguenze gravissime per le finanze dell’ente. Ma proprio qui nasce il problema politico: prima di scegliere una strada, non sarebbe necessario verificare integralmente le ragioni di una pretesa di questa portata, confrontandole con il lavoro già svolto dagli uffici?

Il punto non è opporsi alla mediazione per principio, né sostenere a priori che la ricostruzione comunale sia necessariamente corretta. Il punto è capire su quali basi si dovrebbe mediare e con quali elementi l’ente intenda difendere il proprio interesse.

La stessa cautela deve valere per l’ipotesi del ritorno in bonis di Latina Ambiente. Non basta confrontare il costo potenziale di una controversia con quello di un’operazione alternativa perconcludere che quest’ultima sia conveniente. Occorre chiarire quale sarebbe la finalità dell’operazione, quale ruolo dovrebbe avere la società, quali obblighi e rischi ricadrebbero sul Comune e quali vantaggi concreti ne deriverebbero per la comunità in termini di pubblico interesse.

E se, come riportato dalla stampa, il fabbisogno per arrivare al soddisfacimento integrale dei creditori sarebbe di circa 1,6 milioni di euro, con un esborso netto per il Comune stimato in circa 290 mila euro per l’acquisizione della fallita Latina Ambiente, bisogna capire su quali presupposti si fondi questa prospettiva e come potrebbe conciliarsi con la richiesta di 41 milioni appena avanzata dalla curatela. Si tratta di ricostruzioni che devono essere verificate, non di conclusioni che possano essere date per acquisite.

Soprattutto, dobbiamo chiederci: quale sarebbe il concreto interesse pubblico nel rilevare una società fallita? Quale servizio dovrebbe svolgere, con quali risorse e con quali benefici per i cittadini? La sostenibilità economica è necessaria, ma non basta: ogni scelta deve essere giuridicamente legittima, finanziariamente sostenibile e motivata in funzione dell’interesse della comunità, non di interessi particolari.

La vicenda si inserisce, inoltre, nel contesto del procedimento penale relativo al fallimento di Latina Ambiente, nel quale sono state formulate contestazioni che riguardano anche la gestione e la rappresentazione contabile della società. Nel procedimento risultano rinviate a giudizio persone che hanno ricoperto ruoli nella gestione e negli organi di controllo della società, oltre a figure che hanno avuto incarichi o rapporti con l’attuale Amministrazione. Senza anticipare alcun giudizio sulle responsabilità, che spettano esclusivamente alle sedi competenti, questo contesto rende ancora più necessario che ogni eventuale ipotesi di ritorno in bonis sia valutata con particolare rigore, piena trasparenza e una motivazione puntuale dell’interesse pubblico perseguito.

Lo stesso presidente della curatela ha avuto rapporti con l’attuale Amministrazione in ragione del ruolo ricoperto come presidente del Consiglio di amministrazione di ABC, l’azienda speciale che gestisce i rifiuti nel Comune di Latina. Mentre alcuni membri dell’attuale tavolo tecnico TIA sono gli stessi che nel 2014 erano arrivati a risultanze diverse e che, nel loro ruolo di dirigenti, hanno continuato a essere responsabili della procedura di riversamento della TIA sino a oggi.

Non si tratta di attribuire responsabilità sulla base di rapporti politici, amministrativi o professionali, ma di garantire che una decisione di questa portata sia assunta sulla base di valutazioni indipendenti e verificabili, senza alcun condizionamento e a vantaggio sia dei cittadini sia dei soggetti sino a oggi interessati, a vario titolo, all’intera vicenda. Come Movimento 5 Stelle non intendiamo schierarci preventivamente né con la ricostruzione degli uffici comunali né con quella della curatela.

Siamo di fronte a una situazione eccezionalmente delicata: una richiesta di 41 milioni di euro si contrappone a una ricostruzione tecnica che, negli atti acquisiti, conduce a un risultato economico completamente diverso: un credito del Comune per oltre 200.000 euro. Questa divergenza non può essere risolta attraverso dichiarazioni politiche, valutazioni informali o decisioni affrettate.

Proponiamo che la verifica venga affidata a un collegio di professionisti di altissimo profilo, indipendenti ed estranei alla vicenda, con competenze contabili, finanziarie e giuridiche.Il collegio dovrebbe essere individuato attraverso un percorso condiviso tra maggioranza e opposizione, con componenti indicati da entrambe le parti e garanzie effettive di indipendenza e assenza di conflitti d’interesse.

Gli esperti dovrebbero poter esaminare tutta la documentazione originaria, ricostruire i rapporti economici tra il Comune e Latina Ambiente, verificare le poste contabili e confrontare analiticamente i conteggi delle parti, chiarendo l’origine delle somme richieste e distinguendo capitale, interessi e ulteriori pretese.

Non sarebbe una sfiducia nei confronti dei dirigenti comunali, né un giudizio preventivo sul lavoro della curatela. Sarebbe una garanzia per tutti: per l’ente, per chi ha elaborato le ricostruzioni, per il Consiglio comunale e soprattutto per i cittadini.

Il confronto con Michetti può rappresentare certamente un importante contributo specialistico. Ma una valutazione di questa portata merita un approfondimento collegiale, indipendente e condiviso, capace di mettere a confronto tutte le posizioni prima che vengano assunte decisioni potenzialmente irreversibili.

Nel frattempo, sono ancora in attesa della documentazione richiesta, comprese le diffide che finora ho potuto conoscere soltanto attraverso le notizie di stampa. Ricordo, inoltre, che ho già chiesto, una settimana fa, di portare la questione, con i relativi atti, all’esame della Commissione competente, senza aver ricevuto finora riscontro.

La priorità non è alimentare allarmismi, ma neppure sottovalutare il rischio. È accertare la reale consistenza dei rapporti economici tra il Comune e Latina Ambiente e individuare la soluzione giuridicamente corretta e più tutelante per l’interesse pubblico.

La nostra proposta è chiara: verificare i conti attraverso esperti indipendenti scelti insieme da maggioranza e opposizione, mettere a disposizione del Consiglio tutti gli atti e affrontare la questione nelle sedi istituzionali. Prima di decidere, bisogna sapere. Su 41 milioni di euro, nessuno può chiedere ai cittadini di fidarsi senza avere prima messo tutte le carte sul tavolo“.

Così, in una nota, Maria Grazia Ciolfi, Capogruppo consiliare M5S.

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