MOSTRA COCAINA ALLA GIORNALISTA, “PESCE” DI SILVIO RICORRE CONTRO LA MISURA DEL TRIBUNALE

Aggravata la misura di sicurezza: uomo assegnato alla casa di lavoro dopo video televisivo sullo spaccio

È stato discusso oggi, 2 ottobre, il ricorso contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che, lo scorso dicembre, ha aggravato la misura di sicurezza nei confronto del pregiudicato Costantino Di Silvio detto “Pesce”, immortalato dalla trasmissione televisiva “Fuori dal Coro” l’anno scorso, mentre spiegava di spacciare droga. Il ricorso è stato presentato dagli avvocati difensori Maria Antonietta Cestra e Pietro Papa.

A dicemnbre 2025, infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Roma, a seguito di segnalazione pervenuta dalla Polizia di Stato di Latina, aveva disposto l’aggravamento della misura di sicurezza nei confronti di Costantino Di Silvio detto “Pesce”, già sottoposto alla libertà vigilata per il tentato omicidio della moglie, ordinandone l’assegnazione alla casa di lavoro per due anni. La decisione arrivava dopo l’emersione di nuovi e gravi elementi ritenuti incompatibili con la prosecuzione della misura non detentiva.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, “Pesce” — già condannato in passato per reati di particolare allarme sociale — era stato recentemente segnalato in seguito alla diffusione di un filmato mandato in onda dal noto programma televisivo di approfondimento. Nel video tratto dalla trasmissione televisiva “Fuori dal Coro” (in onda su Rete 4), acquisito agli atti del procedimento di sorveglianza, l’uomo appariva all’interno della propria abitazione mentre mostrava cocaina in una casa nel complesso popolare delle “Arlecchino” e si dichiarava disponibile alla cessione, nonostante fosse obbligato a rimanere nel domicilio proprio in virtù della misura a cui era sottoposto.

Per il Magistrato di Sorveglianza, la condotta documentata rappresentava una violazione “di oggettiva gravità” delle prescrizioni imposte, tale da evidenziare la persistenza di modelli comportamentali incompatibili con il percorso di controllo in libertà. Gli elementi raccolti erano stati ritenuti indicativi di una pericolosità sociale non contenibile attraverso strumenti non detentivi.

Da qui la decisione di sostituire la libertà vigilata con la misura detentiva della casa di lavoro, ritenuta l’unica idonea a prevenire il rischio di ulteriori condotte penalmente rilevanti.

Secondo la difesa l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza sarebbe caratterizzata da profili di manifesta illegittimità, poiché il filmato non sarebbe stato acquisito con le necessarie garanzie di legge, senza contraddittorio e proveniente da fonte giornalistica. La visione del filmato da parte del magistrato non garantisce autenticità e integrità della prova documentale. Il servizio presenta tagli e sarebbe decontestualizzato. Secondo la difesa, inoltre, le riprese video effettuate in casa di “Pesce” non avrebbero avuto il consenso dello stesso e quest’ultimo sarebbe stato indotto in inganno.

Nel merito, in difensori sostengono che non c’è prova dell’attività di spaccio di Costantino Di Silvio che, peraltro, si sarebbe dissociato dalle vicende giudiziarie del suo nucleo famigliare, ossia il noto clan Di Silvio.

I difensori chiedono l’annullamento della misura o comunque il ripristino della più mite libertà vigilata.

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