Accusato di aver picchiato le due figlie minorenni che oggi hanno testimoniato in aula assistite dalla psicologa
I fatti sono accaduti tra Cisterna di Latina e Aprilia. Lo scenario degradante è quello di una famgilia originaria del Camerun, trasferitasi in Italia, in cui sarebbero avvenute violenze di un padre ai danni due figlie, rispettivamentre classe 2008 e classe 2011. Entrambi minorenni.
Oggi, 1 ottobre, dinanzi al terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone, hanno testimoniato, con l’ausilio della psicologa, le due sorelle che hanno riferito dell’ambiente in cui hanno vissuto una volta fatte trasferire dal Camerun. È stato proprio il padre, classe 1984, che ha deciso di far venire in Italia le due figlie, le quali, dopo il provvedimento del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico a carico del genitore, si trovano in una località protetta in Ciociaria e sono sotto la guida di una tutrice giudiziaria. Quest’ultima è costituita parte civile nel processo assistita dall’avvocato Maddalena Di Girolamo.
Le due giovani hanno spiegato di come il padre, che vendeva telefoni e che ha un precedente per ricettazione, le punisse, arrivando a picchiarle, anzi frustrarle con i cavi del computer. Percosse che arrivavano su tutto il corpo: “Ci diceva che eravamo stupide”. Eppure, in un passaggio dell’escussione, la figlia più grande, di appena 15 anni, lo dice: “Mio padre ci voleva bene perché ci ha portato in Italia, il suo era un momento di depressione. Ora vorrei poterlo rivedere, ma so che non di può fare”.
Secondo l’accusa, rappresentata in aula dal pubblico ministero Simona Gentile, l’uomo avrebbe picchiato in più occasioni le figlie sia con i cavi del computer che con ripetuti schiaffi, oltreché a profferire minacce nei loro confronti: “Ammazzo te e tua sorella”. La loro colpa? Non lavoravano e non erano buone a nulla.
L’uomo, che ha anche altri tre figli avuti da un’altra donna, aveva fatto trasferire in Italia le due sorelle e tutti vivevano in una casa condividendola con altre persone le quali, in alcune circostanze, sono intervenute per placare l’ira dell’uomo nei confronti delle figlie: “Gli schiaffi ce li dava tante volte e una volta mi è uscito sangue dall’occhio”, ha detto la 15enne.
Tr agli episodio descritti, anche quello particolarmente violento di un telefono lanciato addosso ad una delle figlie: “Ci frustrava in tutto il corpo”, ha detto una delle due sorelle. Inoltre, l’uomo costringeva le due figlie ad alzarsi alle 5 del mattino per pulire tutta casa. Anche quando andavano a scuola, l’incubo continuava: “Ogni volta che uscivamo da scuola, facevamo l’elemosina”. I soldi erano raccolti per darli al padre: “Lo facevamo perché così non si arrabbiava”.
La denuncia ai Carabinieri è partita dalla scuola frequentata da una delle sorelle. In un tema, infatti, è stata la giovane a far capire la situazione di disagio e violenza che si viveva a casa. Da qui è partita l’indagine e gli accertamenti che hanno rilevato di come le due giovani avessero sul corpo i lividi. Il processo riprendere con l’esame dell’imputato e altri due testimoni il prossimo 10 dicembre.
