STALKING E MOLESTIE SESSUALI ALLA COLLEGA: ASSOLTO CARABINIERE

/

Stalking e violenza sessuale: si è concluso il processo al militare dell’Arma accusato di molestie nei confronti di una collega

Assolto dal reato di stalking e non doversi procedere per quello di molestie sessuali in quanto manca la querela della vittima. Si è concluso così, con la sentenza pronunciata dal terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone, il processo a carico del Carabiniere di 53 anni, accusato di stalking e violenza sessuale ai danni di una collega di 25 anni. Entrambi, all’epoca dei fatti, erano in servizio a Sezze.

L’accusa di violenza sessuale è stata derubricata in molestia e, mancando la querela della vittima, il Tribunale ha dichiarato il non doversi procedere. Il reato di moleste, infatti, è perseguibile solo a querela di parte e non lo è d’ufficio, diversamente dalla violenza sessuale.

“Siamo soddisfatti della sentenza pronunciata. Il Tribunale ha riconosciuto l’innocenza del nostro assistito, facendo cadere il castello accusatorio”, dichiarano gli avvocati difensori del Carabinieri, Italo Montini e Alessandro Mariani. La donna si era costituita parte civile, assistita dagli avvocati Federica Pecorilli e Francesco Pietricola.

Nel corso del processo erano stati escussi, tra gli altri, come testimoni l’allora Comandante della Stazione di Sezze, Ilaria Somma, autrice della relazione in cui faceva emergere i comportamenti contestati al militare e un Carabiniere in servizio nella città setina all’epoca dei fatti.

Leggi anche:
MILITARE MOLESTA E PERSEGUITA LA COLLEGA, LEI TESTIMONIA: “ME LO TROVAVO SEMPRE VICINO”

Secondo l’accusa, rappresentata oggi dal sostituto procuratore di Latina, Martina Taglione, l’uomo, per fatti contestati nel 2023, avrebbe palpeggiato la collega dell’Arma sul ginocchio e sulla coscia, per poi inviarle messaggi continui sul cellulare. Considerato che la collega aveva cambiato atteggiamento, fu la Comandante della Stazione dell’epoca a chiederle cosa non fosse andato. Da lì era scattata la segnalazione in Procura e successivamente l’indagine.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il Carabiniere, poi imputato, aveva negato ogni forma di atto persecutorio e tantomeno violenza sessuale. Il miliare, infatti, fu chiamato a rispondere per via della misura di divieto di avvicinamento alla vittima di cui è stato destinatario.

La testimonianza della militare, costituitasi parte civile e assistita dagli avvocati Federica Pecorilli e Francesco Pietricola, era stata molto sofferta nell’udienza di maggio 2025. La donna, oggi in servizio sempre nella provincia di Latina, aveva pianto in più di una circostanza nel ripercorrere la vicenda che l’aveva vista coinvolta, tanto che l’udienza era stata interrotta.

La giovane militare aveva spiegato che, in più di una occasione, il collega, di grado superiore rispetto a lei, durante il servizio di pattuglia che svolgevano insieme, le avrebbe toccato il ginocchio, tenendolo stretto e spingendosi appena sulla coscia, ma mai verso le parti intime. Palpeggiamenti che si sarebbero verificate diverse volte.

Quando lei faceva capire all’uomo la chiusura totale a quel tipo di approccio, si sarebbero verificati comportamenti astiosi come, ad esempio, il toglierle il saluto. In una occasione, durante un servizio di controllo, il collega le avrebbe fatto indossare il giubbotto antiproiettile per sbatterle con forza il mitra sul petto. Un gesto interpretato dalla donna come una reazione alla sua chiusura.

Nell’udienza del settembre 2025, l’allora Comandante della Stazione aveva confermato di aver redatto la relazione avendo ascoltato le doglianze della collega e, vieppiù, avendo notato un atteggiamento cambiato nei rapporti di lavoro. L’altro militare aveva raccontato di come la collega più giovane più volte non rispondeva alle domande di ogni giorno, anche a un semplice “Come stai?”. Il suo atteggiamento sarebbe parso mutato nel tempo, anche se nessuno dei testimoni aveva mai visto direttamente atti inopportuni da parte dell’imputato nei confronti della collega, né in caserma né in altre circostanze quali cerimonie e cene tra Carabinieri fuori servizio. Un aspetto, quest’ultimo, su cui aveva insistito con le sue domande l’avvocato difensore Italo Montini.

In una circostanza, la parte offesa avrebbe spiegato, sia alla Comandante che al collega, che l’imputato, durante un servizio notturno, le avrebbe detto testuali parole: “Appartiamoci e sco….o”. Ad ogni modo, il collega militare aveva detto che dall’imputato mai aveva sentito fare apprezzamenti verso l’imputata né verso ogni altra donna.

A giugno scorso, era stata ascoltata la vice-sindaca di Sezze, Michela Capuccilli, in quanto amica del Carabiniere imputato e per un certo periodo anche della donna vittima dei contestati comportamenti dell’uomo. La vice-sindaca aveva spiegato che in molte occasioni, quando i due militari erano in servizio a Sezze, si erano recati nell’abitazione dei genitori per giornate di conviviali. Frequentazioni amicali nel corso delle quali la vice-sindaca mai aveva sentito fare apprezzamenti sessuali dal Carabiniere nei confronti della collega.

Oggi, nel corso della sua requisitoria, il pubblico ministero Marina Marra ha ripercorso i fatti accusatori nei confronti del Carabiniere, chiedendo una condanna sia per stalking che violenza sessuale, con la concessione delle attenuanti generiche in virtù dell’incesuratezza. Quattro anni di reclusione la richiesta del pubblico ministero. Al termine della camera di consiglio, invece, l’esito favorevole per il Carabiniere.

Anche la parte civile, con l’avvocato Pecorilli, ha invocato la condanna di Petrillo, ripercorrendo i fatti e leggendo una frase detta dalla vittima: “Il 23 agosto 2023, intorno alle ore 23, mi disse che doveva andare in Via Ceriara, io non ho ubbidito e lui si è arrabbiato. Mi disse che aveva un sentimento per me e io gli dissi che non provavo niente, avevo paura”.

Articolo precedente

13 FURTI IN 5 MESI A LATINA: RIDOTTE LE CONDANNE IN APPELLO

Articolo successivo

ESTORTO IN CARCERE PER UN DEBITO DI DROGA: ARRIVANO TRE ASSOLUZIONI

Ultime da Giudiziaria