ESTORTO IN CARCERE PER UN DEBITO DI DROGA: ARRIVANO TRE ASSOLUZIONI

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Marco Ranieri
Marco Ranieri

Accusati di aver estorto in carcere un detenuto: alla sbarra anche il pregiudicato di Latina, Marco Ranieri

Sono stati assolti tutti e tre gli imputati dal terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ciccone. In carcere per l’omicidio di Paolo Celani, il noto pregiudicato romano e latinense d’adozione, Marco Ranieri (60 anni), difeso dagli avvocati Alessia Righi e Giancarlo Vitelli, si trovava alla sbarra nel processo odierno dove gli veniva contestata un’estorsione ai danni di un detenuto nella casa circondariale di Cassino. Ranieri era imputato insieme al 46enne Daniele Scibé, difeso dagli avvocati Stefano Iucci e Luca Giudetti e al 30enne Alex Ciccolini.

Il pubblico ministero Marina Marra, al termine della sua requisitoria, ha chiesto condanne a 5 anni ciascuno per tutti e tre gli imputati. Le difese, invece, hanno invocato l’assoluzione, vedendosi dare ragione dal Tribunale.

Insieme, quando erano tutti carcerati e nella stessa cella, i tre imputati avrebbero preteso da un altro detenuto la somma d 750 euro. Il detenuto sarebbe stato minacciato di morte in quanto aveva contratto con loro alcuni debiti di droga. Fatto sta che, secondo l’accusa, in una inchiesta firmata dal pubblico ministero Giuseppe Miliano, il detenuto, tramite la sua compagna, avrebbe consegnato la somma di 750 euro a Giorgia Ranieri, figlia di Marco e condannata col rito abbreviato per questi fatti, accaduti tra Latina e Aprilia nel fine estate 2019.

Inoltre, secondo gli inquirenti, Giorgia Ranieri, insieme a tre uomini rimasti sconosciuti, si sarebbe fatta consegnare dalla compagna del detenuto anche un’autovettura. La vittima sarebbe stata minacciata di morte, sebbene in una udienza del processo, la donna avrebbe negato la circostanza.

Il processo, lo scorso dicembre, ha visto l’escussione della vittima, tuttora carcerata, e del comandante del nucleo di polizia penitenziaria che aveva svolto accertamenti sulle telefonate che la fidanzata della vittima avrebbe ricevuto da una cella agganciata dentro il carcere, presumibilmente da parte dell’allora compagno.

La vittima (ascoltata in video-collegamento con il carcere in cui è ristretto), però, escussa dal pubblico ministero Giuseppe Miliano, aveva negato tutte le circostanze, persino di aver mai conosciuto Marco Ranieri e gli altri co-imputati, con i quali si trovava nella stessa cella. L’uomo, come gli ha ricordato il pubblico ministero, aveva chiesto il trasferimento ad altra cella, oltreché a riempire pagine di verbale in cui accusava gli imputati.

Negata anche la circostanza di aver comprato pasticche prelevate dal Sert da Marco Ranieri. Una testimonianza che aveva assunto toni surreali, tanto che il pubblico ministero aveva chiesto l’acquisizione degli atti per valutare una possibile falsa testimonianza. Non era stato sufficiente al testimone sostenere di avere problemi di natura psichiatrica e di tossicodipendenza. Alla fine il Tribunale aveva acquisito gli atti solo ai fini della contestazione, accogliendo l’eccezione dell’avvocato Iucci. La possibile falsa testimonianza, quindi, non sarebbe stata compiuta sotto minaccia.

A luglio scorso, il pubblico ministero Francesco Caporotundo aveva reiterato la richiesta di acquisire agli atti la possibile falsa testimonianza della vittima. Una richiesta a cui si è opposta la difesa. Il Tribunale non ha proceduto all’acquisizione degli atti che, infatti, non hanno costituito un fattore ai fini del giudizio.

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